venerdì, 9 dicembre 2016
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Opinioni e commenti
 

‘Crazy for football’.
Quando a curare è lo sport
Pubblicato il 08-06-2016


calcioSi terranno in Italia, nel 2018, i prossimi Campionati del mondo di calcio per persone affette da disturbi mentali. Patrocinata dal Coni, Federcalcio e Ministero della Salute, l’iniziativa sportiva è stata ufficializzata ieri durante un convegno medico in cui attori, sportivi e rappresentanti delle Istituzioni e della società civile hanno presentato e sostenuto il progetto della Nazionale di calcio. La prima edizione dei Campionati mondiali per disabili psichici si è svolta a Osaka, in Giappone, lo scorso febbraio e l’avventura degli azzurri è stata raccontata nel documentario “Crazy for football” del regista e sceneggiatore cinematografico, Volfango De Biasi.

IL CALCIO COME SPORT DI INCLUSIONE – Il calcio come sport d’inclusione che porta con sé non solo un bagaglio di regole, obiettivi comuni e ruoli da rispettare, ma anche responsabilità e condivisione che abbassano le resistenze dei soggetti che soffrono di disagi psichici, liberando un’emotività nuova e imprevedibile che li rende più felici. «I ragazzi coinvolti nel progetto della Nazionale – e tutti i pazienti a cui è stato proposto di praticare questo sport – hanno riportato una significativa riduzione dei ricoveri e dell’uso di farmaci» spiega il Professor Luigi Janiri, direttore della Scuola di Specializzazione in Psichiatria dell’Università Cattolica del Sacro Cuore di Roma.

GLI ATTORI A SOSTEGNO DEL PROGETTO – Il progetto di una Nazionale di calcio della salute mentale – e l’obiettivo di portare i prossimi mondiali a Roma – hanno avuto un padrino d’eccezione, Carlo Verdone e le attrici Ambra Angiolini e Danila Stalteri. In particolare il regista romano ha raccontato di avere «sempre grande entusiasmo nell’aderire a queste iniziative perché la disabilità e il disagio psichico sono temi che sento profondamente e che ho trattato anche nei miei film. La notorietà implica il dovere di metterci la faccia e l’impegno a sensibilizzare l’opinione pubblica» ha concluso Verdone. Durante il convegno è intervenuta l’attrice teatrale Danila Stalteri, rendendo noto di voler devolvere – alla prosecuzione delle attività della Nazionale – l’intero incasso del suo prossimo spettacolo che andrà in scena al ‘Globe Theatre’ di Roma ai primi di luglio. «Il mio spettacolo rispetta il cliché del teatro come strumento terapeutico – spiega Danila Stalteri – È stato terapeutico per me scrivere e poi mettere in scena le mille criticità della vita d’attore: le insicurezze, le manie, le insicurezze, la tristezza, l’instabilità». Dopo aver conosciuto la realtà di Strade Onlus, Stalteri ha deciso di lavorare assieme ai pazienti «riservando loro lo stesso trattamento che avrei riservato a qualsiasi altro collega. La vera sfida è dimostrare che il disagio mentale è parte integrante del nostro vissuto quotidiano, che non siamo due mondi a parte ma, semplicemente, due facce della stessa medaglia» conclude l’attrice romana.

Silvia Sequi 

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