domenica, 4 dicembre 2016
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Opinioni e commenti
 

D’Alema the voice
Pubblicato il 15-06-2016


Come Franck Sinatra nella canzone, anche D’Alema, in politica, trasforma in voce il sentimento di tanti. Lui dice chiaro e tondo quel che altri fanno e tacciono. Naturalmente smentisce perché il detto in questa circostanza si spinge oltre il lecito. E siccome il leader Maximo conosce le regole della vita di partito, è consapevole di averle largamente travalicate. Non si può militare in un partito che propone a Roma un suo candidato al ballottaggio e dichiararsi a favore del suo avversario. E così è molto complicato dimostrare senso di appartenenza a una forza politica che col suo segretario-premier mette in discussione la permanenza stessa del suo governo al referendum costituzionale e far parte del comitato che quella riforma intende bocciare.

Eppure quel che dice (e poi smentisce) D’Alema è esattamente quel che pensano e che faranno gli avversari interni del segretario-premier, la cui stessa esistenza è legata alla sconfitta prima elettorale e poi referendaria di Renzi. Se Renzi perdesse oltre a Roma anche Milano (se poi Fassino riuscisse nell’impresa di finire impiccato all’Appendino la sconfitta si trasformerebbe in catastrofe) la minoranza del Pd potrebbe avere un futuro, per prepararsi poi alla resa dei conti referendaria e al dopo Renzi. Il Pd non è un partito. E’ una sigla che mette insieme tradizioni, strategie, nomenclature incompatibili, incollate per interessi elettorali. E’ il premio di maggioranza che impedisce la scissione. I pochi che hanno sfidato il voto utile per ora non hanno conseguito successi. E si è solo votato alle comunali. Figurarsi alle politiche con l’Italicum…

Quel che incolla il Pd è solo una necessità. E’ un mastice che lo fa un partito diviso strutturalmente. E dunque anche le regole che lo tengono insieme sono anomale. O meglio vengono interpretate in modi originali. Prendiamo la non tax day per festeggiare la fine dell’Imu. Mettiamoci anche il fatto che la si tiene a pochi giorni dai ballotaggi e che la sua strumentalità è davvero un po’ troppo alta. Però che la minoranza del Pd non vi partecipi adducendo i motivi più strampalati, dall’appuntamento col dentista all’assemblea di sezione, desta sorpresa. Meglio D’Alema che dà voce alla opposizione e non al mal di denti… Resta un futuro piuttosto complicato. Perché la sconfitta di Renzi può anche trasformarsi in una vittoria interna dei suoi oppositori (il cambio di maglietta a favore Renzi è avvenuto nel Pd con una velocità impressionante e può ripetersi all’incontrario) ma è assai facile si trasformi in una vittoria politica dei Cinque stelle. E questo D’Alema lo sa, intelligente com’è. E forse lo preferisce anche. Dubito che sia un bene per l’Italia.

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Commenti all'articolo
  1. Da queste righe del Direttore possiamo ricavare due deduzioni, o letture degli eventi, la prima delle quali ci spiega il perché da parte del Segretario del PD non si voglia cambiare la legge elettorale.

    La seconda ci dà per così dire la spiegazione opposta, o comunque speculare, ossia che per chi non condivide l’Italicum, dentro e fuori il suo partito, l’unico modo per far cambiare idea al Segretario PD è forse quella di indebolirlo, o renderlo comunque meno forte, attraverso l’esito dei prossimi appuntamenti elettorali, vale a dire i ballottaggi di domenica e il referendum di ottobre (posto che ormai pare esser diventato tutto una “prova di forza”).

    Paolo B. 17.06.2016

  2. Caro direttore in tempi non sospetti, senza il seno del poi, ho sostenuto quello che dico nel commento al tuo Fondo.
    Renzi ha commesso un errore madornale nel Non candidare dopo le Elezioni Europee D’Alema al posto di Federica Mongherini a rappresentante dell’Unione per gli Affari Esteri e la Politica di Sicurezza.
    In questo modo ha umiliato l’orgoglio del leader “Massimo”sempre proteso a far conoscere al mondo le sue doti, la sua bravura di politico di razza con un passato di non poco conto.: Presidente del Consiglio, Ministro degli Esteri,e anche candidato alla presidenza della Repubblica del nostro Paese.
    Renzi ha la colpa di non avere capito, o aver fatto finta di non capire di che pasta è fatto il soggetto in questione e di non aver previsto e aver sottovalutato la sua certa reazione che prima o poi sarebbe arrivata.
    Non può ancora far finta di niente, la posizione assunta da D’Alema non è solitaria come dici tu direttore, ascolti i malumori che serpeggiano nella base del suo partito e ascolti i nostri Parlamentari quando chiedono di cambiare la Legge Elettorale.
    Ho avuto modo di partecipare a dibattiti sulla Riforma Costituzionale promossi dall’A.M.P.I. e in quell’ambito ho riscontrato che l’opinione dominante di chi sostiene il NO non è tanto contro la riforma ma contro l’Italicum.
    Il presidente dell’A.M.P.I. locale, un vecchio Partigiano,pubblicamente nel corso del dibattito si è dichiarato d’accordo con la nostra posizione.
    Se il Presidente Renzi non percepisce il clima che prevale in tutto il il Paese, al di fuori della minoranza Parlamentare, la quale fa il proprio gioco, vuol dire che vuole giocare d’azzardo con tutte le conseguenze che ne possono pervenire.
    La ragione, lo illumini !
    Un Caro Saluto.

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