domenica, 11 dicembre 2016
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Opinioni e commenti
 

Dalla Brexit alla Euxit
Pubblicato il 27-06-2016


Il Brexit è avvenuto e con esso bisogna confrontarsi. Prima di stracciarsi le vesti, i pretoriani della dittatura dell’euro (non dell’Europa dei popoli!) come Mario Monti, dovrebbero fare una severa autocritica su cosa sia l’Unione, che qualcuno definisce una sorta di IV Reich finanziario guidato da Frau Merkel, con tanti “governi Quisling” (dal nome dell’ufficiale norvegese filo-nazista e collaborazionista, che guidò il “paese dei fiordi” dal 1942 sino alla fine della II guerra mondiale) nei vari Stati dell’Ue, con l’impoverimento delle classi sociali più deboli e del ceto medio, disoccupazione di massa specie per le giovani generazioni e un’immigrazione senza controlli al tempo del terrorismo religioso.

Non servono, of course, le critiche al popolo inglese sul loro presunto nazionalismo permeato dai ricordi imperiali e, comunque, nostalgico quanto meno del bel tempo del Commonwealth, e le accuse a Buckingham Palace di avere sostenuto l’uscita dell’Ue, in cui riecheggiano gli epiteti di mussoliniana memoria, come la “perfida Albione” (che invero il duce del fascismo prese in prestito dal marchese Agostino di Ximenes, francese di origine spagnola, autore alla fine del Settecento di un verso che diceva Attacchiamo la perfida Albione nelle sue acque), ma una serena riflessione sulle prospettive europee.

Brexit uguale Euxit, dunque? La realtà dei fatti è questa: i cittadini inglesi, che hanno dato prova ulteriore, comunque, del funzionamento del “modello Westminster” con le integrazioni di istituti di democrazia diretta, che non può essere esaltata solo quando piace alle vestali del liberalismo “alle vongole” (parafrasando una caustica battuta dedicata all’Italia dello storico Vittorio De Caprariis), da tempo temevano che il progetto Europa possa alla fine deflagrare, schiacciato da veti incrociati, mancanza di politica e di un disegno comune. La vittoria del No all’Europa può produrre un “effetto-domino”, che porterebbe alla disgregazione dell’Unione, stimolando i processi di riappropriazione della sovranità nazionale da parte degli Stati membri, con un effetto emulativo soprattutto da parte di quei paesi nordici, Olanda, Finlandia in primo luogo, che ormai sostengono tesi euroscettiche, e che rappresentano gli alleati storici dell’austerity tedesca, in danno soprattutto dei Paesi mediterranei dell’Ue.

Il rischio connesso con il Brexit è, quindi, la fuga in massa dall’Unione, in cui già si avvertono chiari sintomi di nazionalismo ed egoismo, come testimoniano, d’altra parte, le barriere alle frontiere alzate, in forma diversa, da Austria, Ungheria, Svezia, Danimarca e quelle annunciate dalla Polonia e il protagonismo di movimenti politici di segno opposto, da Podemos in Spagna al Partito della Libertà in Austria, che contestano l’euro, la deflazione e lo schiacciamento dei diritti sociali.

E allora ci vuole subito una drastica correzione di rotta per l’Unione europea, ponendo fine all’austerity, stimolando gli investimenti con liquidità per le famiglie e per le imprese e non per le banche, assumendo misure contro la burocrazia imperante a Bruxelles, per costruire l’Europa dei diritti sociali e non quella dei banchieri, degli eurocrati e della moneta unica: quella sognata da Altiero Spinelli, Eugenio Colorni ed Ernesto Rossi, troppe volte citati impropriamente dagli europeisti della moneta unica.
Maurizio Ballistreri

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