venerdì, 9 dicembre 2016
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Opinioni e commenti
 

È BREXIT
Pubblicato il 24-06-2016


BrexitÈ Brexit. Forse una follia, ma decisa democraticamente. Il ‘Leave’ ha ottenuto il 51,9% dei voti e il ‘Remain’ il 48,1%. Per la Brexit hanno votato 17.410.742 inglesi mentre per restare nell’Ue, 16.141.241. L’affluenza è stata del 72,2%. Capovolgendo ancora una volta i sondaggi, un milione e trecentomila voti circa hanno fatto la differenza, una differenza destinata a pesare, ancora non si sa quanto, certamente sul futuro della Gran Brfetagna, ma anche sul resto dell’Europa e non solo.

I primi effetti del voto, scontati, non si sono fatti attendere. Il premier David Cameron che aveva voluto il referendum per rafforzare la sua posizione nel partito conservatore e restare a capo del Governo, si è dimesso.
La sterlina è crollata subito come nella tempesta sono tutte le borse europee e asiatiche. Sotto pressione verso il rialzo anche lo spread dei paesi più fragili sul fronte del debito pubblico e delle banche, Italia in testa.

Metre sale la quotazione dei beni rifugio e dei derivati sui titoli di Stato Usa, il governatore della Bank of England, Mark Carney, ha annunciato possibili misure addizionali per sostenere la moneta nazionale con iniezioni di liquidità fino a 250 miliardi di sterline.

David CameronCameron, con le sue dimissioni ha anche annunciato che resterà a Dowing Street per i prossimi tre mesi e che verrà organizzata in ottobre l’elezione del nuovo leader del partito conservatore. “Io farò il possibile, come primo ministro – ha detto – per pilotare la nave nei prossimi settimane e mesi. Ma non penso che sia giusto per me cercare di essere il capitano che guida il nostro Paese verso la sua prossima destinazione. Non è una decisione che ho preso alla leggera. Ma credo che sia nell’interesse nazionale avere un periodo di stabilità e poi la nuova leadership richiesta”.

Anche nella Ue si valuta intanto come procedere suòl cammino della Brexit

Così le borse alle 11,30 dopo il voto per la Brexit

Così le borse alle 11,30 dopo il voto per la Brexit

che durerà due anni. Per domenica è prevista una riunione degli sherpa del Consiglio europeo per preparare il vertice di martedì e mercoledì per votare una risoluzione sull’uscita della Gran Bretagna dall’Unione e sulle iniziative da prendere per il futuro dell’Ue. Il presidente Donald Tusk sta mettendo a punto il programma della “shuttle diplomacy” per le necessarie consultazioni delle prossime giornate, mentre per lunedì è previsto un vertice a tre a Berlino con la Merkel di Hollande e Renzi.

Canta ovviamete vittoria il leader dell’Ukip, Nigel Farage, che guida il fronte euroscettico: “Questa è la vittoria – ha detto – che significa un nuovo giorno dell’indipendenza per il nostro Paese. È l’alba di un Regno Unito indipendente”. “E’ arrivato il momento di liberarci da Bruxelles”.

E il voto ha dato voce ai tanti partiti che in Europa puntano sulla rottura dell’Ue. Ci sono circa oltre una trentina di referendum già pronti in diversi Paesi. In testa l’Olanda e la Francia, dove più forti sono i partiti che chiedono rispettivamebnte una “Nexit” e una “Frexit” sull’esempio della Gran Bretagna.

In Italia c’è una generale preoccupazioni per gli effetti economici e politici del voto inglese. “O c’è un formidabile colpo di schiena – scrive in un tweet il segretario del Psi, Riccardo Nencini – o una lenta agonia. Il Pse si metta alla testa dell’Europa federale”.

“Non si può che esprimere delusione e preoccupazione per l’esito del voto britannico che rappresenta – ha commentato la parlamentare socialista Pia Locatelli, capogruppo del Misto in commissione Esteri della Camera – il momento più difficile per l’Europa del dopoguerra. Si tratta di una severa bocciatura dell’Unione europea e delle sue politiche, ma anche delle inadempienze degli Stati membri che non hanno consentito all’Europa di compiersi pienamente e di avere, quindi, gli strumenti per agire. I cittadini britannici hanno voluto esprimere un no, alla crisi, al forte abbassamento del livello di vita, alla crescita del divario economico, alla mancanza di risposte alle loro necessità, più che un no all’Europa. Vedo già gli esponenti di alcuni movimenti politici populisti e demagogici che si appropriano della vittoria: si tratta in realtà di una sconfitta che apre a un futuro di incognite e che avrà ripercussioni negative non solo per la Gran Bretagna, ma anche per gli altri Paesi. Ora è necessario un ripensamento complessivo del progetto e delle politiche europee per evitare un pericoloso effetto domino: non si tratta della fine dell’Europa, ma dell’inizio della ricostruzione di quell’idea pensata e voluta dai padri fondatori il cui spirito è stato tradito”.

Il rammarico del PES
In un comunicato emesso nella mattinata il “Partito dei Socialisti Europei deplora profondamente la decisione del popolo britannico a votare a lasciare l’Unione europea”. “Crediamo – si afferma nella nota – che questa sia una battuta d’arresto enorme sia per l’Unione europea e il Regno Unito”.
Stanishev-StrasburgoIl Presidente del PSE Sergei Stanishev ha dichiarato: “Sono veramente scioccato dal risultato del referendum. Noi, i progressisti europei, abbiamo sostenuto il Labour Party nella campagna per il ‘Remain’. Volevamo una Gran Bretagna forte in un’Europa forte e abbiamo lavorato insieme per una Gran Bretagna sociale in un’Europa sociale. Ora dobbiamo raddoppiare i nostri sforzi congiunti.
Crediamo ancora che il ‘Remain’ sarebbe stata la scelta migliore sia per la Gran Bretagna che per l’Unione europea, ma soprattutto, rispettiamo la scelta del popolo britannico”.
“Il referendum nel Regno Unito ha tolto molte energie ai partiti politici in tutta l’UE. Ma finalmente è alle nostre spalle. Ora i socialisti europei e democratici, i partiti del lavoro e tutti i progressisti devono concentrarsi su un unico obiettivo, assumere l’iniziativa per spostare l’Europa più vicina ai suoi cittadini”.
È arrivato il momento per il Pse di sfruttare tutta le sue potenzialità per avviare l’impostazione del programma politico dell’Unione. Abbiamo visto dove ci hanno portato i programmi di austerità imposti dai partiti di destra. Stiamo lavorando su una tabella di marcia per definire le priorità immediate dell’Unione europea”.
Stanishev ha annunciato anche che il prossimo Consiglio PSE alla fine di quest’anno sarà un punto di svolta per la Sinistra europea. “Continueremo l’ampia discussione tra i primi ministri, i Capi di Stato e di partito della famiglia socialista europea. Speriamo che ogni partito membro, ogni attivista in Europa prenda parte al processo. Noi crediamo che questa discussione si tradurrà in un cambiamento positivo in Europa, perché la famiglia del PES ha il potenziale per farlo. Questo è il nostro obiettivo principale e tutti nella nostra famiglia socialista – dai Primi ministri ai semplici attivisti – devono sentirsi coinvolti nel suo raggiungimento”.

Dowining Street 10, dopo la Brexit

Dowining Street 10, dopo la Brexit

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