giovedì, 8 dicembre 2016
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Opinioni e commenti
 

Femminicidio, 58 vittime da gennaio a oggi
Pubblicato il 09-06-2016


Femminicidio-violenza donneFemminicidio, siamo al ‘bollettino di guerra’, 1700 in dieci anni, 155 dal gennaio 2015, 58 da gennaio a oggi.
Un reato terribile e purtroppo tutt’altro che raro, ma in questi ultimi giorni si assiste a una recrudescenza che fa impressione. Il caso più eclatatante sicuramente quello di una settimana fa a Roma, con la Guardia giurata che dopo aver malmenato e ucciso – forse con la colpevole disattenzione di qualche testimone – la giovane ex fidanzata che lo aveva lasciato ha dato alle fiamme il corpo e si è recato tranquillamente a lavoro. Oggi un’altro femminicidio nel veronese, dove un 53enne ha ucciso l’ex convivente, una maestra di 46 anni, prima tramortendola con un vaso di fiori e poi accoltellandola nella sua casa di Pastrengo. La vittima precedente era stata fatta solo 24 ore prima, quando, a Spilinbergo, in provincia di Pordenone, un uomo ha ucciso la fidanzata che lo aveva lasciato e si è suicidato. Poche ore prima, a Taranto, un uomo, incapace di accettare la separazione, ha ucciso la moglie e il figlio di 4 anni, poi si è suicidato nella villetta di famiglia a Palagiano.  Altre povere vittime di una violenza agghiacciante che hanno suscitato una valanga di commenti, ma poche proposte concrete per comprendere a fondo il problema e arginarlo.


Una risposta su più livelli
di Pia Locatelli

Ancora un femminicidio a Verona. Ancora una donna uccisa dal compagno che si è giustificato dicendo che “ha perso la testa”. Non è così. Non è quasi mai così. Il femminicidio è l’ultimo atto di una serie di violenze verbali, fisiche e psicologiche. Alcune donne ne sono consapevoli e denunciano, spesso inascoltate o non sufficientemente protette. Altre tacciono sperando che si tratti di episodi isolati, convinte che “lui” cambierà. Altre ancora, perché molto giovani e innamorate, non riescono a riconoscere quei segnali, quei campanelli d’allarme che indicano un rapporto malato.
Gli interventi da portare avanti sono molteplici: da una maggiore attenzione da parte delle forze dell’ordine alle denunce o alle segnalazioni, a una piena attuazione del piano antiviolenza, a un’operazione culturale da portare avanti nelle scuole, alla sensibilizzazione e alla formazione di alcuni giudici che a volte concedono troppe attenuanti o lasciano in libertà stalker e violenti, fino ad arrivare a atti molto concreti come dotare le donne “a rischio” di dispositivi elettronici per allertare le forze dell’ordine in caso di pericolo.
Tutto questo però non basta perché aiuterebbe solo le donne che sono consapevoli delle violenze subite e di quelle che potrebbero subire. Per le altre è necessario intervenire con una massiccia campagna di informazione, una sorta di decalogo che indichi quali sono i segnali di pericolo e come comportarsi già dal primo campanello d’allarme.

Pia Locatelli

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