sabato, 3 dicembre 2016
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Opinioni e commenti
 

L’Anomia tra femminicidio, crisi e mutamento sociale
Pubblicato il 15-06-2016


Femminicidio-Locatelli-PsiSecondo la teoria dell’Anomia di Emile Durkheim, i cambiamenti sociali portano, inevitabilmente, all’aumento del crimine. Il suo studio è iniziato quando notò che i suicidi aumentavano nei periodi di crisi economica. Durkheim attribuì la colpa di tale fenomeno al fatto che la società non poteva più rispondere alle esigenze dei cittadini ed all’assenza di regolamentazioni che potessero limitare in modo effettivo il comportamento atto unicamente ad ottenere i propri scopi. Inevitabilmente, però, un eccesso di regolamentazioni causa allo stesso modo un aumento dei suicidi (per esempio quelli militari). Questa teoria potrebbe essere applicata per spiegare anche in quei casi di omicidio-suicidio che avvengono durante l’attuale crisi economica e nei momenti in cui avvengono cambiamenti sociali in modo rapido (per esempio le guerre).

Uno studio successivo di Robert Merton considera il crimine in senso più ampio. L’Anomia, secondo Merton, si verifica quando la società non è allineata con le aspirazioni dei cittadini, in questo modo il crimine aumenta, poiché essi tendono a voler raggiungere i propri obiettivi a prescindere dalle regolamentazioni. Ed è così che aumentano anche i reati finanziari e quei crimini dettati da fattori pseudo “culturali”: un esempio ne può essere la trilogia de “Il Padrino”, nella quale vengono esaltati dei valori e degli obiettivi illegittimi, che però vengono considerati come “tradizione e cultura” dai protagonisti, poiché essi, chiudendosi tra di loro nel voler ottenere i propri scopi, vanno a costituire una sorta di sub-cultura esaltando gli obiettivi comuni, “la causa” per cui commettere i reati. In fine, può sussistere un atteggiamento di ribellione nei confronti dei cambiamenti sociali, che può portare allo sviluppo del comportamento criminale.

Come può influire tutto questo, però, sul femminicidio? Un collegamento tra aumento generale del crimine, crisi economica e cambiamento sociale è innegabile. Un vero e proprio “link” può essere trovato analizzando gli obiettivi degli individui che si macchiano di tale reato, che per la maggior parte dei casi intende mantenere il controllo su una donna, che spesso è la ex fidanzata. Il cambiamento sociale che può influire sulle menti di questi soggetti può essere l’emancipazione femminile, che negli ultimi decenni ha regalato sempre più indipendenza alle donne, nonostante ci sia ancora molto su cui lavorare per rendere ogni donna emancipata ed indipendente. Questo cambiamento, associato allo stress causato dall’incertezza economica, potrebbe andare a costituire una spiegazione all’aumento dei femminicidi, ma ancora più rilevante potrebbe essere il fatto che l’uomo, che tendenzialmente non è più in grado di provvedere alla propria donna e di costruire una famiglia per via della situazione economica instabile, cerchi delle alternative violente poiché viene a mancare il senso di “devozione totale” della donna nei suoi confronti.

Cercando di trarre una conclusione, gli uomini che vorrebbero poter ricreare il senso di “relazione” e “famiglia” che vi era fino a qualche decennio fa, potrebbero anche voler ricreare quel senso di controllo che la donna non vuole più -giustamente- conferirgli. Se questi uomini, però, sono soggetti tendenzialmente violenti, emotivamente frustrati e senza prospettive economiche sicure, potrebbero essere considerati come potenzialmente pericolosi qualora si trovino di fronte ad una donna indipendente che decide di porre fine ad una relazione. Studiando il femminicidio è quindi importante considerare la teoria dell’Anomia, che potrebbe spiegare -almeno sul piano teorico- il perchè dell’aumento degli omicidi ai danni delle donne.

Alessia Malachiti

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