sabato, 10 dicembre 2016
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Opinioni e commenti
 

Francia. No alla manifestazione, poi marcia indietro
Pubblicato il 22-06-2016


Francia scioperi contro il Jobs Act Loi TravailEra dai tempi della guerra di Algeria nel 1962 che in Francia non si vietava una manifestazione sindacale e difatti la decisione era così impopolare che alla fine è stato trovato un accordo di compromesso: i manifestanti contro il Jobs Act – che in Francia si chiama ‘Legge El Khomri’, dal nome della ministra del lavoro Myriam El Khomri o più semplicemente Loi travail – potranno scendere in piazza, ma con un mini corteo.

La decisione della Prefettura di Parigi aveva unito un fronte molto ampio. Anche la CFDT, il sindacato riformista che aveva accettato l’accordo con il governo sulla riforma, aveva condannato il divieto che peraltro era giunto con ben 24 ore di ritardo dalla richiesta. Un ritardo che è servito però a sbrogliare la matassa perché i sindacati hanno avuto buon gioco nel dire al ministro dell’interno Bernard Cazeneuve, che a questo punto era davvero difficile annullarlo, forse anche pericoloso.
Dunque la manifestzione si farà, ma praticamente non si muoverà dal luogo dove è prevista la concentrazione iniziale perché il ‘percorso’ di circa 1 km prevede partenza e arrivo in Place de la Bastille.

La decisione della Prefettura era stata motivata dai gravi incidenti che si sono verificati nel corso delle ultime dimostrazioni quando i ‘casseurs’ di professione, equivalente gallico dei ‘black bloc’, avevano colto al volo l’occasione delle decine e decine di miglaiaia di persone in piazza, non solo nella capitale, per scontrarsi con la polizia. Da qui l’annuncio del Governo che avrebbe permesso solo un raduno statico in una grande piazza nella capitale.

Una decisione che era stata definita come “una dichiarazione di guerra” – dalla Cgt (Confederation générale du travail), il principale sindacato francese. “Noi andremo avanti e manifesteremo in ogni caso” e mentre Benjamin Amar, pronunciava queste parole il segretario generale della Cgt, Philippe Martinez, assieme al segretario generale di FO (Force ouvrière), Jean-Claude Mailly, venivano ricevuti dal ministro degli interni, Bernard Cazeneuve, apparso nei giorni scorsi più malleabile rispetto al primo ministro, Manuel Valls, per trovare un accordo. Ecco dunque il percorso ridotto e anche l’autorizzazione per sindacati e collettivi studenteschi, a svolgere una seconda manifestazione il 28 giugno, “con modalità da discutere con la prefettura”.

Manifestazioni contro la legge El KhomriIl Governo non vuole cedere alle proteste contro la ‘Loi travail’ anche per non perdere la faccia dopo che ha già rinunciato ad un altro provvedimento molto discusso contro il terrorismo che prevedeva la perdita della nazionalità. In un Paese dove il lavoro dipendente costituisce il cuore dell’industria e dei servizi, la modifica delle legge sul lavoro è stata avvertita come un ‘attacco’ ai diritti soprattutto a sinistra, e ha finito per spaccare anche il Partito socialista alla vigilia di elezioni presidenziali (2017) che lo vedono già in fortissimo affanno. Nello stesso tenpo il premier Manuel Valls, d’accordo col presidente François Hollande, pare aver puntato molte carte su un riallineamento verso il centro del Ps. Anche la scelta di usare il ‘voto di fiducia’, strumento di assoluta eccezionalità in Francia, evitando il dibattito parlamentare nell’Assemblea per far passare la legge, ha ulteriormente esacerbato le tensioni.

La ‘loi travail’ amplia il ventaglio di causali per giustificare i licenziamenti di tipo economico, prendendo in considerazione momenti di difficoltà come un calo degli ordini o perdite di esercizio e vendite negative per diversi mesi consecutivi, trasferimenti di tecnologia e anche riorganizzazione aziendale per la competitività. In caso di licenziamento illegittimo, se finora l’importo dell’indennità era deciso in autonomia dal giudice, a partire dai sei mesi di stipendio e senza un tetto massimo, ora la legge mette dei paletti sia alla discrezionalità dei magistrati sia all’ammontare della liquidazione con indennità che possono andare da tre a quindici mensilità, in ragione dell’anzianità di lavoro. Inoltre è destinata a crescere la contrattazione di secondo livello, aziendale e individuale mentre sul piano dell’orario di lavoro si avvia lo smantellamento delle famose 35 ore introdotte dal governo di Lionel Jospin nel 2000 perché se oggi un dipendente non può lavorare più di 10 ore al giorno, si potrà da domani arrivare a dodici, e la settimana media è calibrata sulle 35 ore fino a un massimo di 48, dopo la riforma potrà arrivare anche a 60. La legge prevede anche un possibile taglio agli straordinari dando più libertà ai datori di lavoro, attraverso accordi sindacali, di scendere fino al minimo del 10% della retribuzione in più.

Lorenzo Mattei

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