mercoledì, 26 luglio 2017
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Opinioni e commenti
 

Gian Franco Schietroma
Il Psi non ha paura
dei cambiamenti
Pubblicato il 16-06-2016


Dobbiamo registrare che, purtroppo, continua incessante l’attacco irresponsabile della minoranza di “area socialista”, teso a tentare di distruggere il nostro Partito.

Dopo le scellerate iniziative giudiziarie intraprese per tentare di bloccare la celebrazione del Congresso nazionale PSI di Salerno, adesso vengono raggiunte intese trasversali ed annunciate possibili scissioni se nel Partito non verranno messe su un piano di parità le due posizioni referendarie.

Evidentemente si finge di ignorare che il Congresso di Salerno ha affrontato la questione e ha approvato una mozione, quella del Segretario Nencini, con la quale si è deciso, tra l’altro, che “il PSI indica di votare sì al referendum confermativo d’autunno, pur rispettando le posizioni e le opinioni che dovessero manifestarsi in senso diverso“.

Si tratta di una posizione chiara, equilibrata e rispettosa di chi la pensa diversamente, per cui le accuse di autoritarismo al Segretario Nencini sono quantomeno ingenerose, oltre che infondate.

Eppure, ogni motivo è buono per tentare, per fortuna invano, di destabilizzare il nostro Partito.

E’ chiaro che il referendum costituzionale è materia talmente delicata e complessa che può comportare opinioni e sensibilità diverse.

Ma gli aspetti positivi sono numerosi ed importanti:

1)-il superamento del bicameralismo perfetto, che, peraltro, è un obiettivo auspicato già in altre stagioni politiche dal nostro Partito;

2)-l’introduzione del voto c.d. “a data certa”, che consente al Governo di richiedere alla Camera l’esame e l’approvazione entro 70 giorni dei disegni di legge reputati essenziali per l’attuazione del programma. In questo modo vengono rafforzati gli strumenti del Governo in Parlamento, garantendo tempi definiti per lo svolgimento dell’attività legislativa su particolari settori;

3)-l’ampliamento dei limiti alla decretazione d’urgenza, con la previsione di materie sottratte a tale strumento, in linea con la giurisprudenza della Corte Costituzionale. Ad esempio non si può cambiare la legge elettorale per decreto;

4)-la razionalizzazione delle competenze tra Stato e regioni nel titolo V, mediante l’abolizione delle materie c.d. “concorrenti”, che dal 2001 hanno dato luogo a numerosi conflitti di attribuzione dinanzi alla Corte Costituzionale;

5)-la riduzione del quorum per la validità del referendum abrogativo, passando, in caso di quesito sottoscritto da 800mila cittadini, dalla metà più uno degli aventi diritto alla metà più uno dei votanti alle ultime elezioni per la Camera. Resta fermo l’attuale quorum in caso di richieste con 500mila sottoscrizioni;

6)-il giudizio preventivo di costituzionalità sulle leggi elettorali di Camera e Senato, qualora venga richiesto da un quarto dei componenti della Camera oppure da un terzo di quelli del Senato;

7)-la riduzione del numero dei parlamentari da 945 a 725;

8)-la riduzione dei costi e delle spese regionali.

Certo, tutto è perfettibile, ma non bisogna aver paura dei cambiamenti, anche perchè la paura è il maggior freno alla speranza di un futuro migliore, soprattutto per i più deboli. Non dobbiamo condividere l’opinione di alcuni pensatori dell’antichità, come Publilio Siro, del quale si ricorda la massima “cotidie est deterior posterior dies” (ogni giorno l’oggi è peggiore dello ieri). L’idea di un passato sempre migliore è sbagliata e, quindi, occorre affrontare con coraggio le sfide della modernità. Questo è il compito di un Partito Socialista che voglia interpretare sul serio e al meglio le esigenze di cambiamento della nostra società e che non voglia rimanere fermo, ingessato in sterili polemiche interne con chi ha dimostrato di non voler bene al Partito.

Perchè una cosa è certa: quando ci si rivolge alla magistratura per bloccare un congresso, non c’è più la politica. Ma il Partito ha resistito e continuerà a respingere queste aggressioni irresponsabili.

Gian Franco Schietroma
Coordinatore Segreteria Nazionale PSI

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Commenti all'articolo
  1. Sì, però, in pratica, cosa vuol dire ‘ nel rispetto delle altre posizioni’? Questo rispetto è morale, o fattivo? e gli altri, quali margini possono avere per dar voce al proprio punto di vista?
    Mi sembrano argomenti complessi, forse da pensare con più opzioni possibili, anche perchè salvaguardare l’unità di un insieme, come un partito, magari potrebbe, anzi, credo che richieda, una ricerca a volte anch’essa innovativa..

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