domenica, 4 dicembre 2016
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Opinioni e commenti
 

Il coraggio di impegnarsi
per il “Sì”, senza ripensamenti
Pubblicato il 23-06-2016


In una riunione della redazione di “Mondoperaio” un giovane collaboratore si è posto il quesito: “Quando faccio vedere  la rivista, qualcuno dei miei amici mi dice : è un buon prodotto editoriale ,ma ha una testata molto vecchia,fa ricordare una cultura ‘operaia’,già dalla testata che forse oggi non esiste più”.Inutile spiegare che, quando Pietro Nenni ,grande giornalista, pensò a quella testata nel dopoguerra aveva in mente altro. Vivevamo pienamente sotto il “peso” politico ed ideologico delle sfere d’influenza (Urss e paesi dell’est contro l’Occidente dominato dagli Usa).E quel nome “Mondoperaio” significava riflettere sui problemi di casa nostra, rappresentati anche dalla scarsissima tutela della condizione operaia. Eravamo allora alla “preistoria”,molto prima che Giacomo Brodolini (con l’aiuto di Gino Giugni e di altri giuslavoristi) pensasse allo “Statuto dei lavoratori”, che non viene troppo ricordato come opera soprattutto dei socialisti.

Un altro collaboratore (anzi è bene che esca allo scoperto,perché sono io) ha fatto osservare che la rivista fondata da Nenni ( e oggi diretta con grande passione e  competenza da Luigi Covatta) si occupa molto di memoria. E’ sufficiente ricordare,come ultimo esempio,il numero di giugno-luglio appena uscito sul  settantesimo della nostra Repubblica. Un fascicolo  ricchissimo di firme di intellettuali prestigiosi ( a cominciare da Giuliano Amato ,cha ha scritto l’editoriale) e saggi colti e di riflessione rigorosa. E’ forse l’unica rivista politico-culturale che abbia dedicato uno spazio così ampio,articolato di analisi e approfondimenti ,sulla storia del nostro sistema democratico del dopoguerra. I meriti dunque di “Mondoperaio” sono innegabili e attribuibili largamente all’impegno di Gigi e dei suoi più stretti collaboratori. Tuttavia ,penso sia importante uno sforzo di innovazione, ripensando contenuti,grafica e format editoriale della rivista per andare non solo “al passo coi tempi”,ma al passo di un partito piccolo e che si vorrebbe far crescere,anche se ancora non si hanno idee concrete sul “come” e sul “quando”. Ma questo è un altro discorso che faremo più avanti,perché rappresenta “la madre di tutti i problemi”del Psi.

 Tornando alla rivista sono convinto che,insieme al prodotto editoriale,bisognerà ripensare anche i contenuti,con meno memoria (che pure è necessaria) e piu’ attualità,che significa analisi,confronti,saggi sui problemi di oggi e di  quelli che si prospettano nel prossimo avvenire. Non sarebbe importante capire (con analisi e proposte) quello che accadrà sul fronte delle migrazioni ? E sull’occupazione,con particolare riferimento a quella giovanile ? E sullo Stato sociale in forte crisi ? Per non parlare delle guerre e delle crisi internazionali aperte,dell’Europa da ripensare e di tanti altre questioni sociali,finanziarie ed economiche e politiche  ( la crisi del socialismo europeo,ad esempio)  .

Penso comunque che il primo ad essere convinto del cambiamento sia lo stesso Covatta. Spesso il freno è giustamente motivato dalle scarse risorse finanziarie che costringono a rinviare le innovazioni,anche perché queste hanno comunque un costo. Ed è anche su questo che bisognerà riflettere per individuare nuove  forme di finanziamento per mantenere in vita e sviluppare “Mondoperaio” e l’ Avanti ! ,altro strumento fondamentale di comunicazione per il Psi. Ho delle idee in proposito,ma ne discuteremo ,dopo averle approfondite.

Credo però che adesso la priorità debba essere data al referendum di ottobre. Ha fatto bene, a questo proposito,Matteo Renzi nel fare un passo indietro : non personalizza  più la competizione  .nel senso che, se dovesse vincere  il “no”,non deve sentirsi obbligato a dimettersi . “Anche perché –ha osservato lo stesso Pierluigi Bersani,che non è certo un amico del presidente del Consiglio,se Renzi decidesse di dimettersi,arriverebbe un altro che  potrebbe fare una riforma peggiore”. Al di là di queste battute ,più o meno ironiche,sono convinto che  noi socialisti abbiamo i titoli storici nell’aver pensato da diversi decenni (nei convegni sulla “grande riforma”,nei congressi socialisti,nelle  grande quantità di testi e di dibattiti su “Mondoperaio” e sull’Avanti! per portare avanti una battaglia sacrosanta per cambiare l’Italia ) ,Certo,lo abbiamo ripetuto più volte (lo dice spesso anche Nencini) ,le riforme costituzionali, a cominciare dal Senato,non ci trovano particolarmente entusiasti. Ma rappresentano comunque un importante passo avanti: è più facile fare delle correzioni,dopo qualche anno di sperimentazioni,piuttosto che tornare indietro,senza alcuna prospettiva di attuare riforme più avanzate. Il Psi si deve impegnare attivamente,facendo “pesare” il suo apporto politico. Non sono concepibili all’interno del nostro partito “Comitati per il no”: non possiamo dividerci anche su questo. La volontà della maggioranza deve essere rispettata .Non possiamo seguire D’Alema sulla strada della strumentalizzazione politica : pur di far saltare Renzi,si alleerebbe anche col diavolo. Ma ,ne siamo certi,se questo stesso personaggio fosse il segretario del Pd proporrebbe l’espulsione dei dissenzienti . Vi sono troppi precedenti per non pensarlo.

Aldo Forbice 

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Commenti all'articolo
  1. il sostegno di Forbice alle de-forme renziane non mi sorprende (ogni botte dà il vino che ha..).
    Noi vecchi riformisti dii sinistra invece -come molti socialisti non tardocraxiani- voteremo NO. Ecco alcune ragioni (ancora più valide dopo la batosta alle amministrative sofferta dal royal baby).
    La nuova Costituzione targata Renzi-Alfano-Verdini cambierebbe per oltre il 40% il testo del 1947 ed è stata ottenuta con un Parlamento debole (eticamente illegittimo) condizionato da forzature e canguri… Intanto non è vero che non si fosse fatto nulla sinora: egli ultimi 15 anni ci sono state 13 modifiche. Essa necessitava perciò di un normale lavoro di ‘manutenzione’ e di ‘riequilibrio’ ma non di un ribaltone (tra l’altro linguisticamente farraginoso). Come sostengono i 56 costituzionalisti per il NO (www.iovotono.it) se confermata dal referendum la nuova Costituzione nascerebbe purtroppo su presupposti sbagliati, figli di una concezione semipresidenziale ‘occulta’ e pasticciata. E viene presentata dal governo con molte ambiguità, tentando addirittura di farne una specie di ’ordalia’ sul governo. A noi interessa la democrazia, non Renzi.
    a) Bicameralismo e velocità legislativa. Anche ammettendo fosse necessario superare il ‘bicameralismo paritario’, intanto il Senato non scompare, anche se depotenziato. Inoltre per la reclamata velocità decisionale il governo ha già i decreti legge (di cui si fa abuso da molti anni) –ricordando peraltro che la velocità non sempre è buona consigliera (quante leggi corrette ex post..). Per la cronaca la media dei tempi di approvazione con le due camere ‘paritarie’ era nell’ultima legislatura di 110 gg. complessivi. Un tempo del tutto normale in Europa. E quando il vituperato Parlamento bicamerale aveva voluto, si sono fatte leggi anche in 10 gg. Servono meno leggi nuove ma ben fatte.
    b) I costi della politica. Balla colossale. A parte il rischio biecamente populistico della materia, ma il Senato elettivo costava circa 500 milioni/anno di cui solo 60 riguardavano le indennità dei senatori. E poi i nuovi 100 senatori ‘regionali’ anche se privi di stipendio avranno comunque dei costi…(e –a parte la questione incerta delle tutele- manca ancora la legge che ne disciplini l’ambigua elezione diretta/indiretta).
    c) Governo e Parlamento. Con il testo Boschi-Renzi il governo avrebbe un crescente controllo sul Parlamento monocamerale. Se si accetta questo, allora occorrono correttivi e certo non va bene Italicum. Ricordiamo peraltro che questa della eccessiva prevalenza del governo fu proprio la principale critica che il centro-sinistra di Prodi mosse al progetto Berlusconi-Calderoli e che poi bocciammo al referendum nel 2006 (61% di NO).
    d) Senato regionale e rapporti Stato /Regioni. Dopo l’errore del CSX sul Titolo V nel 2001 (devoluzione acritica di funzioni e approvata con tre soli voti di maggioranza..) e dopo le varie difformità emerse tra regioni migliori e peggiori, era opportuno riequilibrare il sistema. Ma non a discapito del decentramento ‘intelligente’. Purtroppo nel nuovo ‘Senato delle autonomie’ restano molte ombre sugli effettivi compiti dello Stato rispetto alle regioni, peraltro sicuramente depotenziate e perciò con contrasti potenziali. Ad es. chi fa cosa nel governo dei territori? Chi fa cosa per sostenere il made in Italy? ecc. Ulivo 2006 e Bersani 2013 parlavano di Senato su base regionale ma non ne specificavano il sistema elettorale. Esempi europei? Il senato renziano dei 95 + 5 non ha nulla anche vedere ad es. col Bundesrat tedesco (sostanzialmente un’assemblea periodica dei ministri dei laender coadiuvati da esperti) e pare un ibrido rispetto ad altri paesi.
    e) Una così profonda revisione costituzionale dovrebbe essere approvata da un Parlamento eletto su base proporzionale, come in tutta Europa è avvenuto. Se poi aggiungiamo la bruttura dell’Italicum (assai peggio della legge truffa 1953) diremo perciò un grande NO complessivo, per difendere lo spirito costituzionale nato con la Resistenza. Per la cronaca la ‘legge truffa’ 1953 concedeva il 65% dei seggi alla coalizione o al partito che avesse ottenuto il 50% +1 dei voti. I ‘forchettoni’ di Renzi & Alfano sono molto più voraci di quelli degasperiani..
    f) C’erano alternative? Sì, ad es. la bozza di V.Chiti (PD) che dimezzava i 1000 parlamentari mantenendo elettivi i senatori su base regionale ma senza voto di fiducia né sul bilancio. O addirittura c’era chi proponeva l’eliminazione sic et simpliciter del Senato (ma allora per la Camera serviva un’altra legge elettorale, auspicabilmente il doppio turno alla francese che il PD prerenziano proponeva nel 2013).
    P.S. sarebbe stato bene ‘spacchettare’ i quesiti. Ma intanto continuiamo a lavorare alla raccolta di firme contro le de-forme costituzionali e contro Italicum. http://www.iovotono.it
    .

  2. Il sostegno di Forbice al SI non ci sorprende.. Ma noi invece voteremo NO
    La nuova Costituzione targata Renzi cambierebbe per oltre il 40% il testo del 1947 ed è stata ottenuta con un Parlamento debole (eticamente illegittimo) condizionato da forzature e canguri… Intanto non è vero che non si fosse fatto nulla sinora: egli ultimi 15 anni ci sono state 13 modifiche. Essa necessitava perciò di un normale lavoro di ‘manutenzione’ e di ‘riequilibrio’ ma non di un ribaltone (tra l’altro linguisticamente farraginoso). Come sostengono i 56 costituzionalisti per il NO (www.iovotono.it) se confermata dal referendum la nuova Costituzione nascerebbe purtroppo su presupposti sbagliati, figli di una concezione semipresidenziale ‘occulta’ e pasticciata. E viene presentata dal governo con molte ambiguità, tentando addirittura di farne una specie di ’ordalia’ sul governo. A noi interessa la democrazia, non Renzi.
    a) Bicameralismo e velocità legislativa. Anche ammettendo fosse necessario superare il ‘bicameralismo paritario’, intanto il Senato non scompare, anche se depotenziato. Inoltre per la reclamata velocità decisionale il governo ha già i decreti legge (di cui si fa abuso da molti anni) –ricordando peraltro che la velocità non sempre è buona consigliera (quante leggi corrette ex post..). Per la cronaca la media dei tempi di approvazione con le due camere ‘paritarie’ era nell’ultima legislatura di 110 gg. complessivi. Un tempo del tutto normale in Europa. E quando il vituperato Parlamento bicamerale aveva voluto, si sono fatte leggi anche in 10 gg. Servono meno leggi nuove ma ben fatte.
    b) I costi della politica. Balla colossale. A parte il rischio biecamente populistico della materia, ma il Senato elettivo costava circa 500 milioni/anno di cui solo 60 riguardavano le indennità dei senatori. E poi i nuovi 100 senatori ‘regionali’ anche se privi di stipendio avranno comunque dei costi…(e –a parte la questione incerta delle tutele- manca ancora la legge che ne disciplini l’ambigua elezione diretta/indiretta).
    c) Governo e Parlamento. Con il testo Boschi-Renzi il governo avrebbe un crescente controllo sul Parlamento monocamerale. Se si accetta questo, allora occorrono correttivi e certo non va bene Italicum. Ricordiamo peraltro che questa della eccessiva prevalenza del governo fu proprio la principale critica che il centro-sinistra di Prodi mosse al progetto Berlusconi-Calderoli e che poi bocciammo al referendum nel 2006 (61% di NO).
    d) Senato regionale e rapporti Stato /Regioni. Dopo l’errore del CSX sul Titolo V nel 2001 (devoluzione acritica di funzioni e approvata con tre soli voti di maggioranza..) e dopo le varie difformità emerse tra regioni migliori e peggiori, era opportuno riequilibrare il sistema. Ma non a discapito del decentramento ‘intelligente’. Purtroppo nel nuovo ‘Senato delle autonomie’ restano molte ombre sugli effettivi compiti dello Stato rispetto alle regioni, peraltro sicuramente depotenziate e perciò con contrasti potenziali. Ad es. chi fa cosa nel governo dei territori? Chi fa cosa per sostenere il made in Italy? ecc. Ulivo 2006 e Bersani 2013 parlavano di Senato su base regionale ma non ne specificavano il sistema elettorale. Esempi europei? Il senato renziano dei 95 + 5 non ha nulla anche vedere ad es. col Bundesrat tedesco (sostanzialmente un’assemblea periodica dei ministri dei laender coadiuvati da esperti) e pare un ibrido rispetto ad altri paesi.
    e) Una così profonda revisione costituzionale dovrebbe essere approvata da un Parlamento eletto su base proporzionale, come in tutta Europa è avvenuto. Se poi aggiungiamo la bruttura dell’Italicum (assai peggio della legge truffa 1953) diremo perciò un grande NO complessivo, per difendere lo spirito costituzionale nato con la Resistenza. Per la cronaca la ‘legge truffa’ 1953 concedeva il 65% dei seggi alla coalizione o al partito che avesse ottenuto il 50% +1 dei voti. I ‘forchettoni’ di Renzi & Alfano sono molto più voraci di quelli degasperiani..
    f) C’erano alternative? Sì, ad es. la bozza di V.Chiti (PD) che dimezzava i 1000 parlamentari mantenendo elettivi i senatori su base regionale ma senza voto di fiducia né sul bilancio. O addirittura c’era chi proponeva l’eliminazione sic et simpliciter del Senato (ma allora per la Camera serviva un’altra legge elettorale, auspicabilmente il doppio turno alla francese che il PD prerenziano proponeva nel 2013).
    P.S. sarebbe stato bene ‘spacchettare’ i quesiti. Ma intanto continuiamo a lavorare alla raccolta di firme contro le de-forme costituzionali e contro Italicum. http://www.iovotono.it

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