venerdì, 9 dicembre 2016
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Opinioni e commenti
 

Il ministro Madia chiede la testa di Orfini
Pubblicato il 23-06-2016


madia

Le elezioni amministrative sono alle spalle. Ma i numeri e i risultati sono tutti sul tavolo. Il neo-sindaco di Roma ha giurato, la lista della giunta è pronta. Nel Pd invece è iniziata la ricerca dei responsabili di un risultato che non lascia soddisfatti. Anzi. La prima a chiedere una testa, alla vigilia della direzione del Pd di venerdì, è stato il Ministro della Funzione pubblica Marianna Madia in un’intervista a Repubblica. La testa è quella di Matteo Orfini, commissario della Federazione romana del partito, e presidente del Pd.

A difendere Orfini il vicesegretario del Pd Lorenzo Guerini: “Io tengo sempre scolpita a mente una frase di Alda Merini che dice: ‘Mi piace chi sceglie con cura le parole da non dire’. Consiglierei a tutti più sobrietà nelle dichiarazioni. Orfini si è assunto la responsabilità di commissario di Roma dopo Mafia Capitale e lo ha fatto con grande impegno e determinazione, di cui va solo ringraziato”. Lo scontro quindi nel Pd si allarga. Non è solo tra i rottamati, ossi la minoranza e coloro i quali non si trovano allineati con la segreteria Renzi, ma è anche tra i renziani. “Sul contenuto delle riflessioni del ministro – sostiene il vicesegretario del Pd riferendosi all’intervista di Madia – credo sia oltremodo sbagliato porre la questione in questo modo” cioè chiedendo le dimissioni del commissario del Pd romano. “Inviterei – aggiunge Guerini – a finirla con questo dibattito, un po’ surreale, sul post elezioni di Roma: lavoriamo per ripartire e più che discutere tra di noi e su noi stessi, riprendiamo a confrontarci con i cittadini romani”.

“Il voto – aveva detto il Ministro Madia nell’intervista – ci dice una cosa chiara: nella mia città, che non è l’ultimo borgo d’Italia, siamo stati rottamati dai cittadini. Il Pd non ha saputo ascoltarli. E ci hanno punito”. Madia inoltre accoglie il richiamo di Romano Prodi a restituire attenzione all’ingiustizia sociale e sottolinea che se a Roma “il tappo” è Orfini allora “si dimetta da commissario”. “In questo momento tutti gli schemi di gioco sono saltati. E bisogna avere l’umiltà di riconoscerlo”, spiega Madia. Orfini dovrebbe dimettersi perché “non ci possiamo più permettere ostacoli al cambiamento. In città c’è una classe dirigente giovane, agisca. Ma senza aspettare che qualche capo corrente la candidi”. “Prodi ha fatto un’analisi lucida, che condivido appieno, su quello che è il problema centrale del mondo contemporaneo: l’ingiustizia crescente”, aggiunge il ministro. “Che finisce per influenzare il voto dei cittadini, non solo in Italia. Basta guardare quel che è successo a Roma, dove il Pd è stato vissuto come ininfluente rispetto alla vita delle persone. Troppo ripiegato su se stesso, non ha capito il disagio delle periferie, della gente meno tutelata e più in difficoltà, che alla fine ci ha percepito come inutili, incapaci di dare risposte ai loro bisogni. E ha scelto chi invece gli offriva questa speranza”.

Per Madia “sul voto di Roma la vicenda locale ha pesato” ma “è stato proprio il nostro premier a porre il tema della lotta alle diseguaglianze, ingaggiando con la Ue una battaglia contro l’austerità e l’illusione che si possa scindere l’azione dei governi nazionali dalla qualità della vita delle persone”. “Credo che abbiamo fatto tante cose buone, non sempre comunicate bene. Ora con umiltà dobbiamo capire che ci sono dei bisogni a cui non siamo arrivati, e a cui dobbiamo provare a rispondere”.

Redazione Avanti!

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