venerdì, 9 dicembre 2016
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Opinioni e commenti
 

Il Passato e il futuro
di una Repubblica
Pubblicato il 28-06-2016


8 giugnoMondoperaio ha dedicato al 70° anniversario della fondazione della Repubblica un numero monografico, con i contributi di G. Amato, E. Galli della Loggia, S. Cassese, P. Pombeni, G. Sabbatucci, G. Mammarella, Z. Ciuffoletti, D. Cofrancesco, A. Benzoni, G. Cazzola, M. Gervasoni, L. Scoppola Iacopini, A. Marino, L. Karrer, A. Spiri, L. Capogrossi, G. Pasquino, S. Ceccanti, G. Rebuffa, U. Intini, P. Becchi, G. Parodi, C. Pinelli, M. Plutino, F. Gallo, V. Gamberale, R. Angelini e F. Costantino.
Il direttore di Mondoperaio, Luigi Covatta, insieme a Piero Craveri, Marcello Sorgi e Sergio Zavoli ne ha discusso con gli autori, martedì 28 giugno, presso la Biblioteca del Senato “Giovanni Spadolini”.


La scelta attuale e storica di una Repubblica

di Luigi Covatta

In fondo oggi celebriamo innanzitutto un referendum, che di questi tempi è un istituto piuttosto controverso. Non perché, come ha scritto Ricolfi domenica sul Sole, le elites lo apprezzano solo quando dà loro ragione. Perché oggi le èlites lo usano per scaricarsi dalle responsabilità della leadership. Tutto il contrario del senso di responsabilità con cui settant’anni fa lo scelsero e lo usarono Nenni, De Gasperi e Togliatti, e della fermezza con cui ne difesero il risultato: una fermezza tale che negli anni successivi ci si scontrò su tutto, ma non su quel dato.
Perciò il numero monografico che oggi presentiamo non ha carattere celebrativo, ma interviene nel dibattito pubblico sul presente e sul futuro del nostro paese. E la speranza (forse spes contra spem, visto l’operoso silenzio con cui è stato celebrato il due giugno) è che questo dibattito si sviluppi nei prossimi mesi: altrimenti vorrà dire che nel nostro piccolo anche noi abbiamo fatto uno scoop, informando che la Repubblica non è caduta dal cielo e non è vissuta nei corridoi dei palazzi romani.
Invece, come dice Giuliano Amato nel suo editoriale, “il settantesimo anniversario della Repubblica è un’ottima occasione per liberarsi delle letture manichee del passato, alimentate in questi anni dalle polemiche sul presente”. Infatti “gli anni della Repubblica sono letti come quelli che hanno consentito il consolidamento di una democrazia inizialmente fragile e incerta ed hanno portato un’Italia inizialmente arretrata fra i grandi del G7. Ma sono letti ancora di più come quelli che hanno consentito ai partiti di spadroneggiare sulla società, hanno fatto crescere la corruzione dei corrotti e quella – più sottile e rispettabile – della casta, e hanno lasciato al futuro soltanto privilegi da cancellare e debiti, pubblici e privati, sempre più pesanti da sopportare: per cui il futuro lo si può costruire soltanto cancellando il passato e liberandosi dei suoi errori”.
Per noi, invece, la Repubblica è una e indivisibile non solo dal punto di vista geografico, ma anche dal punto di vista storico. Il che ci induce a diffidare del valore salvifico di svolte vere o presunte e delle relative periodizzazioni.
Non ci induce, però, ad ignorare o a sottovalutare le tare genetiche della nostra Repubblica, e le loro ricadute sul suo stato di salute lungo settant’anni di vita. Non a caso, del resto, abbiamo dedicato all’autocritica della Repubblica il primo dei nostri dossier, al quale hanno collaborato, con Ernesto Galli della Loggia, Sabino Cassese, Paolo Pombeni, Giovanni Sabbatucci, Giuseppe Mammarella, Zeffiro Ciuffoletti, Albero Benzoni e Giuliano Cazzola.
La difesa della Repubblica la abbiamo invece affidata a Marco Gervasoni e ad altri storici di una nuova generazione come Luigi Scoppola Iacopini, Andrea Marino, Livio Karrer ed Andrea Spiri.
Non potevamo ovviamente ignorare le macerie da cui la Repubblica rischia oggi di essere seppellita: ma ci siamo ben guardati dal fissare ad un’ora x l’inizio della frana. Anzi, Luigi Capogrossi è andato molto oltre la vulgata (ed oltre l’eventuale nostalgia) nell’individuare le novità oggettive che hanno messo in crisi il vecchio sistema politico senza peraltro realizzarne uno nuovo, offrendo spunti per gli interventi di Gianfranco Pasquino, Stefano Ceccanti, Giorgio Rebuffa, Ugo Intini, Paolo Becchi e Giuliano Parodi.
Così come Cesare Pinelli si è ben guardato dal proporre ricette per le osterie dell’avvenire nel prospettare problematicamente il possibile futuro della nostra Repubblica, introducendo gli interventi di Marco Plutino, Franco Gallo, Vito Gamberale e di due giovani studiosi di valore come Roberto Angelini e Fulvio Costantino.
Ripeto: l’augurio è che l’incontro di oggi apra una riflessione più ampia ed ancora più partecipata: senza nulla da recriminare per quanto è stato rottamato del passato, ma con molto da suggerire sulla rimozione delle macerie del presente.

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