sabato, 3 dicembre 2016
Facebook Spazio Twitter Spazio RSS Spazio
Opinioni e commenti
 

Ilva, salute, occupazione:
Taranto vuole risposte certe
Pubblicato il 13-06-2016


Il decimo decreto del Governo nazionale, che allunga ulteriormente i tempi di applicazione delle prescrizioni previste dall’Aia e conferisce una sostanziale immunità agli imprenditori che rileveranno le sorti dell’Ilva, è un fatto a dir poco gravissimo, considerate le statistiche allarmanti sulle morti per tumore causate dall’inquinamento ambientale in provincia di Taranto. Si tratta di un insulto ai cittadini tarantini e ai lavoratori dell’ILVA, che da anni attendono risposte e tempi certi non solo da un punto di vista occupazionale, ma anche del diritto alla tutela della salute e dell’ambiente. Del resto, il sentore che un fosco futuro attenda Taranto e lo stabilimento siderurgico era già arrivato sin dalla dichiarazione d’interesse da parte di Arcelor Mittal e dalla successiva richiesta di un’ulteriore deroga a quelli che sono i dettami dell’Autorizzazione Integrata Ambientale, ritenuti troppo costosi, con buona pace, appunto, della salute dei cittadini tarantini e della tutela dell’ambiente.

Non è pensabile acquisire il più grande stabilimento siderurgico d’Europa senza assumere l’impegno della bonifica e dell’applicazione delle prescrizioni Aia, senza dimenticare che a tale impegno va allegata una cronologia dei tempi di esecuzione e un piano industriale serio e concreto, che garantisca i livelli occupazionali attuali, sia diretti che indiretti. Fornire garanzie certe è essenziale, anche in virtù delle difficoltà finanziarie, delle forti perdite in bilancio e della sovrapproduzione che Arcelor Mittal ha affrontato negli ultimi due anni. Pensare che la reale intenzione dell’investitore sia dismettere l’attività dell’Ilva di Taranto, mantenendo solo alcune quote di produzione, per portare a termine una vera e propria operazione speculativa, non è poi campato in aria. E sarebbe una tragedia immane per la provincia ionica, per la Puglia e per l’intero sistema economico nazionale, una mazzata che non ci possiamo permettere, specie in una delle province con maggiore disoccupazione del Paese.

Una cordata tra Arcelor Mittal e Marcegaglia non è certo una buona notizia per Taranto, quindi. Ricordiamo tutti che proprio Marcegaglia, dopo aver acquisito gratuitamente immense aree e capannoni nella provincia ionica, anche grazie a cospicui finanziamenti pubblici, ha licenziato senza troppi fronzoli circa 100 lavoratori. Un bigliettino da visita inquietante, che non merita la piena fiducia dei cittadini, del sindacato, della Regione Puglia e del Governo.

Aldo Pugliese
Segretario regionale Uil di Puglia
dal blog della
Fondazione Nenni

bce Berlusconi bersani camera CGIL crisi elezioni Enrico Buemi europa Forza Italia Francia Germania governo Grecia Grillo Inps ISIS ISTAT italia italicum lavoro Lega M5S Marco Di Lello Matteo Renzi Nencini Onu Oreste Pastorelli pd pensioni Pia Locatelli pil psi Renzi Riccardo Nencini roma Russia Sel senato socialisti Spagna UE UIL Unione europea USA



Lascia un commento