venerdì, 2 dicembre 2016
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Opinioni e commenti
 

Interventi salva banche, Nein di Merkel a Renzi
Pubblicato il 29-06-2016


renzi merkelProprio nel giorno in cui la Camera approva il decreto Banche con gli indennizzi ai risparmiatori, da Berlino arriva un no secco – “Non possiamo cambiare regole ogni due anni” – a ridiscutere il Bail-in con una sospensione di sei mesi per l’Italia, accompagnato da uno scambio di battute acide tra Merkel e Renzi. “Il decreto – ha detto il parlamentare socialista Oreste Pastorelli intervenendo nella discussione sul dl Banche – contiene misure tra loro diverse ma tutte legate da un unico filo conduttore: creare le condizioni per la ripresa economica del Paese”. Col provvedimento vengono definite le fasce di reddito per ottenere i rimborsi con una filosofia che è quella “di tutelare quegli investitori appartenenti alle classi medie di lavoratori che hanno investito nel sistema bancario i risparmi di una vita”.


Proprio nel giorno in cui la Camera approva il decreto Banche che definisce i criteri per gli indennizzi ai risparmiatori delle quattro banche – Carife, Etruria, Marche e Carichieti – che avevano fatto fallimento, da Berlino arriva una doccia fredda sulle ipotesi di rafforzare il sistema bancario italiano, sotto pressione per i crediti in sofferenza che hanno raggiunto i 200 mld di euro. La chiusura fa seguito alla prima tornata di colloqui con il vice presidente della Commissione europea Valdis Dombrovskis su possibili misure per supportare le banche italiane. Stando all’agenzia Bloomberg il governo tedesco è assolutamente contrario a ogni tentativo di proteggere gli investitori privati delle banche dalle perdite nel caso in cui l’Italia intendesse proseguire nel piano allo studio per la ricapitalizzazione degli istituti di credito.
E la Cancelliera tedesca ha voluto puntualizzare la posizione con parole che non hanno fatto certo piacere al Presidente del Consiglio Matteo Renzi: “Credo – ha detto – che sia stata concessa una certa flessibilità a certi Paesi per favorire la crescita. Guardando soprattutto all’Italia – ha detto rispondendo a una domanda sulla eventualità di concedere una maggiore flessibilità ad alcuni Paesi e cambiare le regole sul settore bancario in Italia come conseguenza della Brexit – posso dire che abbiamo adottato diverse soluzioni, ma non possiamo ridiscutere ogni due anni le regole del settore bancario”.
Un venticello gelido che è arrivato subito su Piazza Affari che stava ìmacinando qualche recupero dopo il tracollo di venerdì e lunedì innescato proprio dai titoli bancari.
“Non siamo qui a prendere lezioni dal maestro”. “Nessuno vuole cambiare le regole” sulle banche ha replicato Renzi e ha aggiunto piccato: “Abbiamo perduto l’occasione di intervenire in modo strutturale, come ha fatto la Germania intorno al 2010-2011”, quindi è “inutile piangere sul latte versato perché non possiamo farlo adesso che le regole sono diverse”. Comunque “in questa situazione, se ci fossero problemi, saremmo in condizioni di proteggere i denari di correntisti e cittadini”. “L’Italia non chiede di non rispettare le regole. L’ultima che non le ha rispettate in Europa – ha sottolineato, peraltro inutilmente – è stata la Germania nel 2003, e l’Italia di Berlusconi glielo consentì”.

Siamo insomma davanti a un no secco a ridiscutere il Bail-in con una sospensione di sei mesi per l’Italia per evitare che altri risparmiatori, non necessariamente avventati, ma sovente vittime di vere e proprie truffe – ci rimettano l’osso del collo se l’intero sistema del credito dovesse finire davvero sotto pressione facendo saltare gli anelli più deboli.
Intanto però almeno è stata chiusa oggi una partita delicata, quella degli obbligazionisti fregati dalle quattro banche appena saltate. La Camera ha difatti approvato il decreto Banche che, tra l’altro, definisce i criteri per gli indennizzi dei risparmiatori colpiti dai crak di Carife, Etruria, Marche e Carichieti, confermando il testo già approvato dal Senato, con 287 Sì, 173 No e 3 astenuti.

“Il decreto – ha detto il parlamentare socialista Oreste Pastorelli nella dichiarazione di voto a favore dei parlamentari del Psi, contiene misure tra loro diverse ma tutte legate da un unico filo conduttore: creare le condizioni per la ripresa economica del Paese.
Del resto, non può esserci ripresa senza un convinto sostegno alle imprese, un’accelerazione dei tempi per il recupero dei crediti, un’adeguata tutela dei piccoli investitori in banche in liquidazione. Particolarmente importante è proprio quest’ultima misura, poiché è essenziale in questo momento sostenere quei piccoli risparmiatori gravemente danneggiati dai recenti fallimenti di alcuni soggetti bancari.
Tali misure appaiono oltremodo condivisibili visto che i relativi costi graveranno interamente all’interno del sistema bancario italiano attraverso il Fondo di solidarietà istituito con la finanziaria 2016.
In base a questa disciplina, dunque, gli investitori con un reddito complessivo inferiore a 35.000 euro, che abbiano acquistato strumenti finanziari di banche in liquidazione, potranno chiedere al Fondo l’erogazione di un indennizzo forfetario pari all’80 per cento del corrispettivo pagato per l’acquisto degli strumenti suddetti.
Emerge, quindi, chiaramente il fine di tutelare quegli investitori appartenenti alle classi medie di lavoratori che hanno investito nel sistema bancario i risparmi di una vita”.
Lorenzo Mattei

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