L’assassinio di Ipazia su ordine del Vescovo Cirillo di Alessandria nel 415 fu uno dei più brutali femminicidi nella storia dell’umanità.

Ipazia era l’erede della Scuola Alessandrina, la più importante comunità scientifica della storia, dove hanno studiato tutti i geni che hanno gettato le fondamenta del sapere scientifico universale. Astronoma, matematica, filosofa, musicologa, medico, “madre” della scienza sperimentale, realizzò l’astrolabio, l’idroscopio e l’aerometro e, come scrisse Pascal, fu l’ultimo fiore meraviglioso della gentilezza e della scienza ellenica. Nei suoi settecento anni la Scuola alessandrina aveva raggiunto vette talmente elevate che sarebbe bastato lasciar vivi e liberi di studiare Ipazia e i suoi allievi per acquisire 1200 anni in più di progresso.

Ma su di esse si abbatté la più grossa delle sventure che MAI mente umana abbia immaginato: l’ascesa al POTERE della CHIESA CATTOLICA e il patto di sangue stipulato con l’impero romano agonizzante. L’accordo prevedeva, oltre alla soppressione “tout-court” del paganesimo, la distruzione di tutti i libri del periodo classico, la cancellazione definitiva di ogni scienza e, soprattutto, *l’assassinio* di ogni libero pensatore: nei concilii di Cartagine fu proibito anche ai vescovi di studiare i filosofi greci e, per finire, alla donna doveva essere impedito l’accesso alla religione, alla scuola, all’arte e, naturalmente, alla scienza.

In poche decine di anni il piano fu quasi realizzato per intiero e nell’anno 415 restava davanti ai Padri della Chiesa un ultimo ostacolo: una giovane e bellissima creatura, una scienziata con una dirittura morale impossibile da piegare, la quale, come Socrate, se ne andava in giro per Alessandria a spiegare alla gente, con impegno oratorio e straordinaria saggezza, che cosa volesse significare l’uso della ragione. E il vescovo e patriarca di Alessandria, ordì il *martirio non voluto* di Lei. Trucidare una “creatura” come Ipazia significava arrecare un danno incalcolabile all’umanità intiera, uccidere la speranza del progresso umana, ma i mandati delle carneficine e roghi avvenuti negli ultimi anni volevano proprio questo e infatti sono passati alla storia come Santi e Padri della Chiesa, per chi non li conoscesse come efferati assassini, ecco i loro nomi.

Ambrogio, vescovo (e patrono, senza che i milanesi non se ne vergognino) di Milano;
Giovanni Crisostomo, patriarca di Costantinopoli;
Agostino, vescovo di Ippona;
Cirillo, vescovo e patriarca di Alessandria;

Nessun “mea culpa” potrà mai restituire all’umanità tanto sangue innocente e tanti secoli di progresso mancato.

Tiziana Ficacci
dal blog LibereLaiche