venerdì, 2 dicembre 2016
Facebook Spazio Twitter Spazio RSS Spazio
Opinioni e commenti
 

ITALICUM IN BALLO
Pubblicato il 30-06-2016


Entra in vigore domani 1 luglio la nuova legge elettorale, l’’Italicum’, ma la lista di chi vuole cambiarla prima ancora che venga testata nelle urne, si allunga giorno dopo giorno.
Dal leader del Pd nonché Presidente del Consiglio Matteo Renzi, fino agli esponenti delle opposizioni, tutti in qualche modo si stanno esprimendo in queste ore, peraltro lasciando amplissimi margini di ambiguità. La questione è davvero confusa oltre che complessa, riduciamola agli attori principali.

legge elttorale urne voto elezioniMatteo Renzi
Ai suoi fan che gli chiedono se c’è da essere preoccupati per la mozione sull’Italicum che Sinistra italiana ha presentato e che verrà discussa a settembre, Renzi risponde utilizzando #matteorisponde, diretta twitter da Palazzo Chigi: “Ma che preoccupare, è una mozione dell’opposizione che si discuterà in Parlamento, ce ne sono tante…”.Matteo Renzi twitter facebook
Lo stesso risponde anche alle domande sull’eventualità di spostare la data del referendum sulle riforme costituzionali (ma la regola è stabilita dalla Carta, ndr) che sono intimamente intrecciate all’Italicum, in un combinato disposto che è in grado di mutare il volto del nostro sistema repubblicano democratico parlamentare: “No, ci sono dei tempi previsti dalla legge per il referendum costituzionale. Sono alcune delle tante notizie false che si leggono”.
Tutto deciso dunque? Non tanto perché nella maggioranza stessa, nel Pd, ammettono che non c’è più una chiusura totale e la mozione presentata da SI lascia sperare chi vuol modificare l’Italicum, ma è lo stesso Renzi che mentre su twitter ripete che non se ne parla neppure, dai portavoce e dai giornalisti ‘amici’ fa filtrare un’apertura: “Per ora – dice attraverso Maria Teresa Meli sulle colonne del Corriere della Sera – non esiste nessuna modifica, ma dopo il referendum vedremo…”. E ancora la giornalista spiega che ‘il premier segue più direttrici. Muove verso la minoranza interna: lunedì, in occasione della riunione della direzione, Renzi dovrebbe aprire uno spiraglio sull’Italicum. Nessun cedimento, ma una sorta di prova fedeltà nei confronti dei bersaniani: voi votate sì al referendum di (fine) ottobre e io posso modificare la legge elettorale’.

A rafforzare la linea del ‘non la cambio manco morto’ (altra frase riportata da Meli sul Corriere tempo fa, ndr), arriva il capogruppo del Pd alla Camera, Ettore Rosato che sempre al Corriere della Sera spiega: “Con l’Italicum abbiamo costruito un impianto solido, che garantisce la governabilità e la rappresentanza e che risolve quei problemi che anche oggi possiamo rivedere in Spagna. Detto questo, non abbiamo mai negato il dialogo”.

Un colpetto a Franceschini
Quanto alle preoccupazioni espresse già durante la discussione della nuova legge e rafforzate dall’ultima tornata delle amministrative che il M5s possa sconfiggere il Pd nell’eventuale ballotaggio e aggiudicarsi l’abnorme premio di maggioranza anche con una minoranza ssoluita di votanti, Rosato risponde che “le priorità del Paese” sono “altre, semplificazione, lotta alla disoccupazione, lotta alla povertà” piuttosto che occuparsi dell’Italicum. E poi argutamente rileva come “le leggi elettorali non si fanno a misura delle campagne elettorali, si fanno su presupposti di neutralità”. E già che ci si trova, l’esponente piddino tira in ballo anche il suo collega di partito Franceschini che viene dato dai rumours come tra più attivi nella campagna per modificare la legge con qualche suggestione per un ribaltone alla ‘stai sereno’: “Il gruppo dirigente del Pd, compreso Franceschini, – chiosa Rosato – lavora per consolidare questo governo e non per immaginare un dopo-Renzi. Io non vedo come in questa legislatura si possa costruire un governo più forte di quello che c’é”.

Stefano Ceccanti, il costituzionalista
E non si può non citare Stefano Ceccanti, senatore del Pd, tra i più autorevoli ingegneri di quelli che per conto di Renzi hanno costruito l’Italicum e le modifiche alla Costituzione. “Non ci sono i tempi tecnici per cambiare una legge elettorale prima del referendum costituzionale d’autunno – dice in un’intervista a La Stampa e se Renzi vincerà, molte cose cambieranno… Ma al fondo mi sembrerebbe suicida chiedere di cambiare una legge elettorale perché ti fanno paura i Cinque Stelle. Una posizione che definirei ‘sconfittistica’. Non reggerebbe di fronte al Paese”.
“Avresti tutti i quotidiani che titolano sulla paura di perdere. E i grillini avrebbero, gratuitamente, la patente di vincenti”. “É totalmente delegittimante ammettere di cambiare la legge per paura di perdere. E a quel punto succederebbe sul serio”. “Per il M5S sarebbe una campagna win-win. Vincente in ogni caso”. E su questa considerazione è impossibile dargli torto. Si può solo rilevare che se le cose stanno così, il Pd ha fabbricato un’ottima corda per impiccarsi.
Ceccanti infine, tanto per far capire agli alleati della maggioranza, Alfano in testa, qual è l’aria che tira, ricorda che “Il Pd è nato proprio per superare l’esperienza dell’Ulivo, i cespugli, i partiti e i partitini”. “La sola idea di coalizione puzza di vecchia politica, di establishment che cerca di sopravvivere, di manovre di corridoio”. “Il Pd renziano, anche se dovesse mai tornare il premio di coalizione, secondo me non si puo’ alleare con nessuno, pena lo snaturamento. Impossibile che stringa alleanza con quella sinistra che sputa sul governo tutti i giorni. Impossibile anche, per gli stessi motivi, un apparentamento con i gruppuscoli centristi, gli ex berlusconiani alla Verdini”. Insomma è la conferma della teoria dell’autosufficienza di veltroniana memoria, quella che portò alla magnifica sconfitta del 2008.

Tutto chiaro? Mica tanto. questo è un po’ il gioco delle tre carte. Si dice una cosa da una parte e se ne fa dire un’altra da un’altra parte. Ballon d’essai probabilmente quelli di Renzi sul Corriere e su twitter. Sondaggi per vedere ‘l’effetto che fa’ come avrebbe cantato Iannacci.

La minoranza Pd
Quanto alla dissidenza interna, in un’intervista a la Repubblica Miguel Gotor, senatore della minoranza, ripete che occorre superare l’Italicum, non correggerlo, “perché tra la cosmetica e una legge che garantisce davvero maggiore rappresentanza preferiamo la seconda strada”. E non basta la mozione di Sel, che sarà discussa a settembre: “Tocca a Renzi prendere l’iniziativa”.
Gotor propone poi un baratto: “Dopo l’estate faremo un bilancio e decideremo come schierarci al referendum costituzionale”. Insomma non come Renzi fa dire a Meli sul Corsera ‘prima votano la riforma, poi gli cambio la legge’, ma piuttosto se la cambia, la minoranza vota il Dl Boschi. “Renzi è un politico realista, attento ai rapporti di forza. Si rende conto che l’Italicum ha un limite strutturale: è pensato come un abito su misura del Pd al 40 per cento, presuppone lo sfondamento di una sola forza. Ma la realtà è molto diversa e presenta il conto”.

Pino Pisicchio (Gruppo Misto)
Il presidente del Gruppo Misto alla Camera Pisicchio, abile tessitore, salva capra e cavoli, la sua maggioranza e la voglia di cambiare la legge elettorale: “Occorre togliere enfasi al tema della correzione dell’Italicum. Non è alle viste la guerra dei mondi, ma soltanto l’opportunità di correggere in Parlamento e in modo condiviso alcune fragilità dell’attuale impianto per renderlo più efficace ai fini della rappresentanza democratica e della governabilità. Non accettiamo, dunque, di usare questo argomento, posto con spirito collaborativo, come un oggetto contundente contro il governo”.

Riccardo Nencini (Psi)
“Il voto sul referendum costituzionale di ottobre sarà un voto politico e noi dobbiamo  fare la nostra parte”- ha detto il Segretario del Psi, Riccardo Nencini, aprendo oggi a Roma i lavori della Direzione Nazionale del partito. “Intanto non va esclusa l’ipotesi di spacchettare il quesito referendario e poi – ha aggiunto – chiederemo di spostare la data della consultazione perché non leda o ritardi l’approvazione della Legge di Stabilità, con la quale – ha sottolineato il Segretario – bisogna aprire il ‘secondo tempo’ del governo. Serve una Legge di Stabilità attenta alle questioni sociali: alzare le pensioni minime da finanziare con un maggior prelievo da gioco d’azzardo; investire su giovani meritevoli e che si trovano nella  condizione del bisogno; mettere a punto un Piano Casa con cui mettere a disposizione nuovi 70.000 alloggi popolari”. Nencini, parlando ancora del referendum del prossimo ottobre, ha sostenuto che “va preso in considerazione con il doppio binario referendum -legge elettorale”. Per Nencini, “l’Italia ha ormai un sistema tripolare. Al ballottaggio possono andare forze che rappresentano soltanto un quarto dell’elettorato e potrebbero addirittura governare l’Italia in splendida solitudine” – ha detto ancora. “Rappresentare un quarto degli elettori è troppo poco per guidare un Paese. Per questo occorre modificare la legge elettorale allargando il premio di maggioranza all’intera coalizione, con un premier – ha aggiunto – che non sarà il leader del suo partito ma sarà leader e garante dell’intera coalizione”. Il Segretario ha poi annunciato la messa a punto del manifesto per un’Europa federale che i socialisti porteranno alla prossima riunione dei leader del Pse che si terrà a Parigi il prossimo 7 luglio.

Il partito di Alfano, l’NCD
Gli alfaniani vedono l’Italicum come una sentenza di morte e non c’è nulla di strano che desiderino cambiare una legge che li obbliga a entrare nel Pd o a scomparire: “L’Italicum – dice Valentina Castaldini, portavoce nazionale del Nuovo Centrodestra ai microfoni di TgCom24 – è una buona legge e per questo l’abbiamo votata e, come abbiamo sostenuto, si puo’ migliorare. Il premio alla coalizione e non alla lista permetterebbe di assicurare al Paese di avere una rappresentanza più articolata. Siamo disponibili a una discussione in questo senso con un confronto franco e schietto che vada nella direzione della costruzione di un percorso comune”.

Le opposizioni
Di Maio, M5s –
I Cinque stelle, che sarebbero i più favoriti dall’Italicum, assicurano che resta la loro contrarietà: il testo, concordano con SI, è incostituzionale. Ma nella maggioranza più d’uno si dice pronto a scommettere che al momento decisivo lavoreranno sottotraccia per lasciarlo invariato. Intanto scrive su Facebook Luigi Di Maio, vicepresidente della Camera e componente del direttorio M5s, “la Camera dei deputati ci costa 100.000 euro all’ora (avete letto bene) e il Pd vuole spendere questi soldi per cambiare l’Italicum. Facciano pure Ma quando vorranno tornare sulla Terra, gli mostreremo quali sono le priorità per l’Italia”.

Francesco Paolo Sisto, FI
“Sull’Italicum – dice il deputato di Forza Italia Francesco Paolo Sisto – Pd e M5S continuano a giocare a nascondino. Nei Dem si va avanti a contraddizioni, ieri vagiti di cambiamenti, oggi di nuovo frenata sulla possibilità di intervenire sulla legge elettorale. Ma è assai probabile che Renzi, sotto sotto, un pensierino su qualche modifica lo stia facendo, eccome. I grillini, al contrario, dopo aver tanto osteggiato l’Italicum, ora sembrano molto più cauti”.“E sebbene formalmente – aggiunge – la posizione dei 5Stelle resti contraria alla nuova legge, si intuisce che tenerla così come è a loro non dispiacerebbe affatto. Ancora una volta, dunque, l’unico partito coerente e chiaro nelle sue posizioni è Forza Italia: per noi l’Italicum andava cambiato prima e va cambiato ora”. In effetti nessuno ha mai capito perché alla fine del patto del Nazareno, Silvio Berlusconi accettò ob torto collo il premio di lista, che non voleva, anziché di coalizione. Ci fu un baratto, ma in cambio di cosa si convinse?

Massimo Villone (Comitato referendario)
“La calendarizzazione a settembre – che il PD avrebbe potuto impedire – di una mozione di Sinistra Italiana e mirata alla modifica dell’Italicum – dice Massimo Villone,  presidente del Comitato referendario per l’abrogazione delle norme della legge elettorale – conferma l’indebolimento di Renzi. Ma rimane la domanda: a quali modifiche Renzi sarà disponibile?”. “Consentire coalizioni e apparentamenti per l’attribuzione del premio – secondo Villone –  è una modifica più apparente che reale. Rimarrebbero la forzosa riduzione in chiave bipolare di un sistema ormai tripolare, l’eccesso di disproporzionalità tra voti e seggi, la possibilità di governi espressione di minoranze anche esigue, la lesione del principio del voto eguale. Ma servirebbe a Renzi per mettere nell’angolo M5S, al tempo stesso riducendo la tensione con i partiti minori, dentro e fuori il governo. Lo stesso può dirsi per la cancellazione del voto bloccato sui capilista. Le liste brevi imposte dai collegi di piccola dimensione consentono a un segretario di partito che decide su quelle liste di predeterminare in larga misura i candidati da eleggere, e di controllare così la maggioranza parlamentare. Le modifiche di cui si discute sono dunque una gruccia per il precario fronte del sì nel referendum costituzionale, mentre le censure politiche e costituzionali sulla legge rimangono tutte”.

Il 4 ottobre arriva la Corte
Nel rimpallo delle accuse, tra le mezze aperture e le mezze chiusure, nella stessa maggioranza sono sempre stati in tanti a storcere la bocca sull’Italicum già durante i passaggi in aula e solo i voti di fiducia hanno prodotto il miracolo della sua approvazione. Comunque è bene ricordare che mancando una modifica della legge anche per Palazzo Madama di fatto l’Italicum non è utilizzabile fino a conclusione del referendum. Non è immaginabile infatti andare alle elezioni con due sistemi diversi, a meno di non accettare preventivamente l’ingovernabilità delle Camere. E il 4 ottobre la Corte esamina i ricorsi sulla legge elettorale. I punti sotto la lente sono sei e, allora, come nel gioco dell’oca si potrebbe ripartire anche tutti dal Via.

bce Berlusconi bersani camera CGIL crisi elezioni Enrico Buemi europa Forza Italia Francia Germania governo Grecia Grillo Inps ISIS ISTAT italia italicum lavoro Lega M5S Marco Di Lello Matteo Renzi Nencini Onu Oreste Pastorelli pd pensioni Pia Locatelli pil psi Renzi Riccardo Nencini roma Russia Sel senato socialisti Spagna UE UIL Unione europea USA



Commenti all'articolo

Lascia un commento