lunedì, 5 dicembre 2016
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Opinioni e commenti
 

La Brexit fa paura anche alla Germania
Pubblicato il 21-06-2016


Berlino, 21 – Mancano due giorni al referendum inglese sulla permanenza o meno della Gran Bretagna in Europa programmato per il 23 giugno e in Germania, come gli altri Paesi, si è acceso il dibattitto sulle possibili conseguenze di un uscita di Londra dall’Unione: la Brexit. Spesso in Europa si tende a sottolineare i risvolti economici e commerciali di questa, ma la realtà che emerge dai media tedeschi è più variegata e sorprendente.

Operai in fabbricaCertamente per la Germania il dato economico è centrale, la Gran Bretagna è pur sempre la quinta potenza economica mondiale ed il terzo partner commerciale di Berlino, per un volume d’affari pari, nel 2015, a 89 miliardi di Euro e 2500 aziende tedesche presenti in Gran Bretagna, fra le quali Volkswagen e BMW.

L’abbandono dei trattati europei da parte di Londra, farebbe ricadere tali commerci sotto l’egida del WTO, l’organizzazione mondiale del commercio, non frenandone quindi il volume, ma aumentandone sia i costi che aggiungendo ulteriori complicazioni burocratiche. A questi si assocerebbero la contrazione della domanda e la diminuzione del potere d’acquisto dei cittadini britannici a causa, rispettivamente, delle crisi economica che la Gran Bretagna subirebbe, almeno all’inizio, e la svalutazione della Sterlina sull’Euro.

Particolarmente colpiti sarebbero gli Stati ad alta industrializzazione della Germania come la Bassa Sassonia, il Nord-Reno Vestfalia e, soprattutto, la Baviera. In quest’ultimo preoccupano non solo i 15,5 miliardi di Euro a rischio, ma le conseguenze politiche soprattutto a livello federale. Qui governa la bavarese CSU, partito conservatore legato alla CDU di Angela Merkel, ma da cui ha recentemente preso le distanze al seguito delle politiche della Cancelliera sull’apertura delle frontiere tedesche ai profughi. In questo contesto, un ipotetico indebolimento dell’economia regionale dovuto al Brexit potrebbe portare il partito a compiere ulteriori strappi con Berlino allo scopo di inseguire quel consenso in fuga verso la destra radicale, ma mettendo a rischio il governo federale.

Oltre che alle conseguenze interne, la stampa tedesca si preoccupa del futuro ruolo di Berlino in Europa qualora la Gran Bretagna uscisse e dalle conseguenze di una necessaria riconfigurazione dei rapporti con l’altra potenza europea rimanente: la Francia.

Il già indebolito asse franco-tedesco, sarebbe infatti la prima vittima della nuova Unione Europea post-Brexit in quanto questo priverebbe la Germania del necessario contrappeso politico ed economico a Parigi, ovvero Londra. Su molti punti, quali la libera circolazione delle merci, la riduzione delle regole e della burocrazia, l’agenda politica tedesca e britannica spesso coincidono formando un blocco Neo-Liberale che contrasta con l’approccio sociale, protezionista e statalista della Francia ed appoggiato da Spagna, Portogallo, Grecia e Italia.

All’indebolimento interno seguirebbe quello internazionale. “Un Europa senza i Britannici”, sostiene il vice-cancelliere Gabriel, non sarebbe presa seriamente sul palcoscenico mondiale in quanto priverebbe l’Unione di un membro permanente al consiglio di sicurezza nonché una delle principali potenze diplomatiche e militari del mondo. Il risultato sarebbe una perdita d’autorevolezza dell’Europa.

Per riequilibrare la situazione, Berlino sarebbe costretta ad assumersi maggiori responsabilità all’interno dell’Unione Europea anche come potenza militare, esercitando quindi un “hard-power” che la Germania, e la Cancelliera in particolare, ripudia a favore di pressioni e contrattazione economica. Berlino dovrebbe inoltre riconsiderare i suoi rapporti con il Sud dell’Europa, cosa che non può permettersi a causa della diffidenza della propria opinione pubblica verso i partner meridionali e la crescita al suo interno della destra radicale euro-scettica.

In questi punti si può racchiudere il merito, se ne ha uno, del referendum britannico: l’aver spogliato la questione Europea di ogni retorica e d’aver posto l’accento, sicuramente in Germania, ma anche nel resto dell’Unione, sui veri motivi, interessi e rivalità per cui l’Europa esiste. Qualunque cosa sceglieranno i Britannici, certamente questi sono i veri punti di partenza da cui l’Unione e la Germania – nel bene e nel male – dovranno ripartire.

Simone Bonzano

Simone Bonzano

Nato a Genova, ligure trapiantato prima a Torino e poi a Berlino, dove scrivo di cronaca cittadina e, per Avanti, dei fatti della politica tedesca.

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