lunedì, 5 dicembre 2016
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Opinioni e commenti
 

La diaspora del Socialismo italiano, una lunga storia
Pubblicato il 15-06-2016


MANIFESTAZIONE IN PIAZZA DUOMO DEL PARTITO SOCIALISTA ITALIANO, COMIZIO DI BETTINO CRAXI, ANNO 1980 (DE BELLIS, MILANO - 1980-05-31)

MANIFESTAZIONE IN PIAZZA DUOMO DEL PARTITO SOCIALISTA ITALIANO, COMIZIO DI BETTINO CRAXI,
ANNO 1980 (DE BELLIS, MILANO – 1980-05-31)

La diaspora del socialismo italiano è un libro scritto con il cuore, prima che con la “coscienza politica” quello di Ferdinando Leonzio, professore e appassionato di Storia. La storia della diaspora socialista parte da quello che fu prima l’apice e poi il crollo del Psi in Italia, dal primo governo nel nostro Paese a direzione socialista per poi finire con il vedere quelli che “si considerano gli eredi politici di Matteotti”, in un “abbraccio affettuoso perfino con gli eredi politici di Mussolini”. È un lungo ventennio quello preso in esame dall’autore, dal 1994 al 2015, nel mezzo dibattiti accalorati, gelosismi e protagonismi che hanno portato a masochistiche lacerazioni. Nonostante le continue divisioni, però, lo stesso autore parte già dall’introduzione a spiegare che “il socialismo non può morire”, “finché ci saranno ingiustizie nel mondo, ci sarà un socialista pronto a battersi contro di esse. Ma le organizzazioni umane, i partiti politici che nel corso della storia se ne sono intestati gli ideali, quelli sì, possono sgretolarsi”.img13

Il merito dell’analisi fatta dal Professore Ferdinando Leonzio, è proprio quella di partire da uno studio che non liquida la frammentazione del Partito socialista come conseguenza solo di “Mani pulite”, ma anzi strisciava già il malcontento di molti iscritti al Psi, anche durante il periodo di massimo splendore per il partito. L’autonomismo e il leaderismo di Craxi portò già al fuoriuscitismo e/o all’espulsione di esponenti illustri quali Gaetano Arfè, Tristano Codignola, Antonio Giolitti, Elio Feltri, Franco Bassanini.

Non è un caso infatti che l’autore inizi il libro proprio partendo dalla commemorazione di Giuseppe Saragat, altro scissionista eccellente che provocò non pochi dispiaceri e attacchi tra compagni. Leggendo il libro, fase per fase, in questi lunghi venti anni, il leit motiv dei socialisti sembra proprio quello della continua scissione, la ribellione perpetua rispetto alla linea data. Qualcosa che caratterizza quel laicismo di pensiero, contrario alla fede imposta dall’alto. Il fermento continuo tra idee nuove e vecchi retaggi.
Non è un caso infatti che nonostante gli innumerevoli tentativi di ricompattare l’elettorato socialista e gli stessi esponenti, la diaspora avvenga anche durante gli ultimi anni. Dopo la fatica e il duro lavoro del Psi di riuscire a tornare in Parlamento nel 2013 (nello schieramento a sinistra), si assiste ad altre due defezioni importanti: a sinistra quella di Franco Bartolomei che lancia un nuovo soggetto politico “Risorgimento socialista”, a destra l’addio di Marco Di Lello, capogruppo del Psi alla Camera, che annuncia la sua intenzione di entrare nel Pd dalle colonne di “Repubblica”.

Nell’ultimo anno nasce poi una minoranza interna all’interno del Psi, capeggiata da Bobo Craxi, in forte polemica con l’attuale segretario del Psi, Riccardo Nencini.
La continua emorragia a cui è sottoposto il Partito non sembra però scoraggiare l’autore che evidenzia come a caratterizzare il Psi italiano sia sempre stato il suo eclettismo. Non sono rari infatti i continui richiami a Pertini e a Nenni. Quest’ultimo in particolare si trovò ad affrontare nel secondo dopoguerra la scissione di Palazzo Barberini prima e il tentativo di fagocitazione comunista poi.

Non per nostalgia, ma per ricordare. Per poi andare Avanti!

La diaspora del SOCIALISMO italiano
Ferdinando Leonzio
Editore Vydavateľstvo Divis SLOVAKIA spol. s. r. o. Bratislava 2016
– pagg. 127 – euro 12

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