sabato, 10 dicembre 2016
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Opinioni e commenti
 

Genocidio degli armeni, l’inciampo tra Berlino e Ankara
Pubblicato il 03-06-2016


merkel_erdoganBerlino, 3 – Con un solo voto contrario ed un’astensione, il parlamento tedesco ha approvato il 2 giugno una mozione congiunta di CDU, SPD e Verdi che riconosceva come “Genocidio” il massacro avvenuto in Turchia fra il 1915 e il 1916 di oltre un milione e mezzo di persone, in maggioranza cristiani armeni. La Germania si unisce così a quei 22 paesi, fra cui l’Italia, che si erano già espressi, negli ultimi anni, allo stesso modo e si pone in contrapposizione con la versione ufficiale della Turchia per la quale le vittime, non più di cinquecentomila, sono in relazione ad una serie di insurrezioni popolari avvenute al deflagrare del conflitto con l’Impero Russo durante le prime fasi della Grande Guerra.

Il voto del Bundestag chiude un processo politico apertosi nel 2005 e che si era ripresentato più volta lungo l’arco di governo di Angela Merkel, ma che mai aveva ricevuto una completa accettazione, non per motivi storici, bensì di convenienza politica interna e commerciale. Diversamente infatti da altri Paesi come la Francia, gli Stati Uniti e la Russia, Paesi centrali nella diaspora armena, la Germania ospita oltre tre milioni e mezzo di cittadini turchi, molti immigrati di terza se non quarta generazione, rendendo la situazione interna particolarmente “sensibile”. A questo si uniscono i fitti benché complessi rapporti commerciali e diplomatici esistenti con la Turchia di Erdoğan, partner sì centrale per la Germania, ma, allo stesso tempo, criticata per il mancato rispetto dei diritti umani e della libertà di stampa, temi molto cari all’opinione pubblica tedesca.

Conclusosi il voto, gli stessi membri del Bundestag hanno cercato di stemperare le tensioni già createsi nei giorni precedenti e che hanno visto anche minacce di morte arrivare via e-mail ad alcuni parlamentari, soprattutto di origine turca. A questo scopo il Presidente del parlamento Lammert, CDU, si è affrettato a sottolineare come “la Turchia odierna non sia responsabile per ciò che è successo nel passato, ma solo per quello che succederà nel futuro” alludendo, quindi, alla necessità di un riconoscimento diretto del Genocidio da parte del governo turco.

La risposta, negativa, da Ankara non si è fatta attendere: conclusosi il voto, Erdoğan, che aveva avvertito negli ultimi giorni il governo tedesco di possibili ripercussioni diplomatiche se la mozione fosse stata approvata, ha ordinato l’immediato rientro del proprio ambasciatore dalla Germania, aprendo di fatto una crisi diplomatica. A questo si sono aggiunti le dichiarazioni ufficiali del governo turco per il quale, secondo il premier Yıldırım, la Germania tenta di nascondere il suo “oscuro passato” attraverso un “errore storico” supportato da informazioni “distorte e prive di fondamento” e che la Turchia non ha nulla da vergognarsi del proprio passato.

L’approvazione della mozione, oltre alla sua importanza storica, ha una rilevanza geo-politica. Come tale va inquadrata nell’insieme dei complicati rapporti fra Berlino e Ankara che hanno al centro l’emergenza rifugiati e la politica della Cancelleria tedesca per regolamentarne i flussi verso la Germania.

Il governo tedesco ha la necessità di collaborare con la Turchia con lo scopo di amministrare il riconoscimento e lo smistamento dei profughi ancora in territorio turco verso la Germania e su questo vertono gli ultimi accordi bilaterali fra i due Paesi. Gli stessi patti hanno però scoperto il fianco della Merkel alla critiche: mal digerita sarebbe la debolezza della Cancelliera, nel cercare di mantenere buoni rapporti con il partner Erdoğan, nel gestirne le richieste, prima fra tutte la distribuzioni di visti agevolati ai cittadini turchi per la Germania e, di conseguenza, per l’Unione Europea. Ancora troppo recente è il caso Boehmermann, il comico autore di una pungente satira nei confronti del presidente turco, incriminato dalla giustizia tedesca sotto forti pressioni provenienti dalla Turchia ed usato, dagli oppositori, come esempio di questa debolezza.

Col riconoscimento del genocidio degli armeni proprio ora, la Germania compie un secco e deciso atto di forza verso la Turchia riaffermando unilateralmente il punto dei diritti umani e mettendo in difficoltà sul piano internazionale il presidente Erdoğan e il governo turco. Per questo motivo, sostengono autorevoli commentatori, la stessa Merkel si sarebbe spesa di persona a favore del voto cancellando tutti gli impegni in agenda pur di rimanere a Berlino, anche se, per un opportunismo politico criticato dal leader della sinistra Gysi, né lei né il Ministro degli Esteri Steinmeier, in quota SPD, erano presenti giovedì in parlamento.

Ora la questione diplomatica passa ad Ankara e alla sua reale volontà di continuare a mostrare i muscoli o diminuire le pretese nei confronti dell’Europa e della Germania su visti e questione dei rifugiati. Il momento sarebbe politicamente propizio, sostiene Majdi Sattir, corrispondente a Berlino della Frankfurter Allgemeine Zeitung, in quanto la Turchia, per una maldestra gestione in politica estera, si ritrova abbastanza isolata e in pessimi rapporti con Stati Uniti e Russia nel fronteggiare l’enorme emergenza umanitaria dei rifugiati. Su questo sembra abbia scommesso la Germania e la Merkel.
Simone Bonzano

Simone Bonzano

Nato a Genova, ligure trapiantato prima a Torino e poi a Berlino, dove scrivo di cronaca cittadina e, per Avanti, dei fatti della politica tedesca.

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