giovedì, 8 dicembre 2016
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Opinioni e commenti
 

La regina della notte
al Nazionale. Proserpina
è Mojca Erdmann
Pubblicato il 08-06-2016


Mojca Erdmann, soprano

Da cinema a teatro e ora succursale del Costanzi di Roma, il Nazionale da ieri ha offerto in prima nazionale alle ore 21.00, con replica domani, Proserpina di Wolfgang Rihm su testo di Johann Wolfgang Goethe. L’opera come annunciato “chiude questa prima edizione del Fast Forward Festival” dedicato al Teatro musicale Contemporaneo, curato dal maestro Giorgio Battistelli.

La Proserpina di Rihm è ispirata alla figura mitologica della Luna, figlia di Cerere e Pale e regina della notte, così com’è descritta da Goethe. Per il poeta tedesco il percorso della protagonista è interrotto, incompleto: Proserpina rimane eternamente prigioniera negli inferi, involontaria regina delle anime dei morti. L’assenza di una redenzione è probabilmente frutto del Romanticismo, ma è anche legata alla morte prematura della sorella del poeta, un episodio che lo spinse a ideare questa versione del mito.

Lo spettacolo, nato specificamente per il Festival con il sostegno del Goethe-Institut Rom, vede alla direzione dell’Orchestra e del Coro del Teatro dell’Opera il maestro Walter Kobéra. Firma la regia l’argentina Valentina Carrasco. Canta il soprano tedesco Mojca Erdmann, classe 1975.

La scenografia, ispirata alle opere di Clay Apenouvon che firma i costumi, è di Carles Berga: il sipario si alza su un paesaggio di un tenue rosa, quasi come la pelle. Sagome coperte di veli che per il colore e la loro leggerezza concedono alla scena una grande sensualità e l’impressione di un passato felice. A questo universo si contrappone quello asfissiante della plastica nera come il petrolio, che piano piano invade la scena. Le luci sono di Patrizio Maggi.

È un lavoro indubbiamente moderno nella sua scioltezza, con l’assenza in assoluto di parlato, senza duetti o arie che lo caratterizzino all’istante. Si regge tutto sulla bella voce della soprano e sulle silenziose apparizioni di sei donne figuranti che si alternano nei vari personaggi nell’Averno, ove Proserpina è la regina della notte ed ha come sudditi “soltanto ombre di anime morte”.

Certamente la giovane Erdmann ha campo libero nel primeggiare. Non ci sono altri interlocutori vocali. In poco più di un’ora di rappresentazione lei canta, gorgheggia, trilla e lancia anatemici grida fra i defunti, rimpiangendo a tratti il bel tempo di quando “vedevo il cielo e vivevo fra i vivi”. La voce dalla timbrica particolare, professionalmente bel nutrita, arricchisce questa interprete che arriva al pubblico anche con gli occhi e una mimica dirompente, impensabili su un volto dai tratti dolci, aristocratici, ancora quasi adolescenziali.

Proserpina, foto di scena

Proserpina, foto di scena

La scenografia è ben strutturata nel rappresentare l’Ade, gli inferi ove arrivano tutte le anime che hanno perduto il bene della vita. Forse troppo orpellosa quando a metà della rappresentazione c’è il cambio di scena e tutti i veli scivolano via da quelli che sembrano iceberg di nuvole scoprendo un mobilio dovizioso, rigidamente nero che ben data nello stile l’ambientazione temporale della pièce.

Si concludono così le dieci serate di un Festival che ha proposto altrettanti appuntamenti di teatro musicale, declinati in diversi linguaggi e forme e destinati a presentare lavori quasi tutti mai eseguiti nella nostra città, con l’auspicio che, sulla traccia lasciata da questa prima edizione, Roma possa tornare ad essere al centro dell’universo dell’arte contemporanea che si esprime dal vivo.
Il Festival ha visto la collaborazione delle principali istituzioni romane: l’Accademia Nazionale di Santa Cecilia, il Teatro di Roma, la Fondazione Musica per Roma, l’Accademia di Francia.

Alla prima teatro gremito, ascolto silenzioso e pubblico meravigliato dalla novità del rappresentato. Alla fine applausi prolungati hanno richiesto più volte l’apertura del sipario, suggellando così bravura e successo.

Guerrino Mattei

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