domenica, 4 dicembre 2016
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Opinioni e commenti
 

La risoluzione della maggioranza dopo l’intervento di Renzi sulla Brexit
Pubblicato il 27-06-2016


La risoluzione della maggioranza dopo l’intervento del Presidente del Consiglio in merito al voto britannico sulla Brexit i vista del Consiglio europeo del 28 e 29 giugno.
Montecitorio, 27 giugno 2016


La Camera, premesso che:

il Consiglio europeo del 28 e 29 giugno cade in un momento straordinariamente complesso per l’Unione, all’indomani del referendum con cui il Regno Unito ha optato per il “leave”. I Capi di Stato e di Governo dovranno quindi indicare la strada da percorre e affrontare, contestualmente, una serie di complessi argomenti: pervenire a ulteriori decisioni comuni sul tema della migrazione in tutti i suoi aspetti, approvare le raccomandazioni specifiche su occupazione, crescita e investimenti strategici, connessi a quelli del mercato unico e dell’unione economica e monetaria, definire la posizione del Consiglio in tema di relazioni esterne dell’Unione, in vista dell’imminente vertice di luglio UE Nato a Varsavia;

l’uscita del Regno Unito dall’UE apre per il Continente una nuova fase, caratterizzata da alcune incognite e incertezze, ma anche da nuove speranze fondate sull’esistenza di  un patrimonio comune di valori, idee e  tradizioni che ci unisce come europei e dal quale ripartire per un rilancio del progetto europeo;

l’UE dovrà continuare ad essere un sogno di pace e di reciproca comprensione, di speranza della dignità umana, di libertà, democrazia, certezza del diritto, solidarietà e di Umanismo. Questi valori sono il vero capitale per il nostro futuro comune, nella ferma convinzione che l’Unione europea rimane la migliore risposta alle sfide di oggi;

in merito al riesame delle politiche migratorie e rafforzamento delle frontiere esterne dell’UE:

la proposta italiana sul “Migration compact” dello scorso aprile rappresenta un contributo decisivo alla strategia dell’Unione europea per il contenimento dei flussi migratori e ha ricevuto numerosi consensi sia a livello europeo che internazionale.  Il Migration compact sta tracciando la via maestra delle politiche migratorie dell’Europa; una strategia di medio e lungo periodo che ha trovato un’importante conferma alla Conferenza ministeriale Italia Africa del 18 maggio 2016 (organizzata dal Ministero degli Affari Esteri e della Cooperazione Internazionale) da parte di 40 ministri dei paesi africani e di numerosi ambasciatori. Il prossimo Consiglio europeo rappresenta una tappa decisiva per la sua approvazione sarà proprio il prossimo Consiglio europeo;

tale approccio è stato accolto anche dai leader presenti al recente G7 svoltosi in Giappone, proseguendo in un ulteriore sviluppo -in favore di un global compact – le linee tracciate dal Piano d’azione della Valletta, dall’Accordo UE-Turchia e dai dialoghi che l’UE sta promuovendo a livello regionale (Processi di Khartoum e Rabat);

l’Europa fino ad ora ha guardato alla rotta balcanica impegnando investimenti rilevanti, deve ora rivolgersi con un’azione concordata, alla sponda sud dell’Unione, all’Africa e al Mediterraneo. Lo sviluppo e la stabilità dell’Africa è un dovere e una priorità strategica per tutta l’Europa;

al riguardo, la Commissione europea, dando seguito alla proposta italiana, ha annunciato di volersi impegnare con otto miliardi, spalmati in quattro anni, con risorse derivanti dal bilancio UE, ma la partenza immediata, con risorse nuove, sarebbe di soli 500 milioni di euro; nell’ammontare complessivo sono infatti conteggiate le risorse del Trust Fund per l’Africa (3,6 miliardi di euro, concordate già al summit di Valletta dello scorso novembre). Mentre per il lungo periodo l’ipotesi è quella di creare un Fondo di investimento ad hoc, sul modello del Piano Junker per mobilitare fino a 60 miliardi;

affinché tale proposta diventi effettivamente operativa e finanziata con adeguate risorse, occorre dunque, individuare nuove e diverse fonti di finanziamento, atte a realizzare accordi rafforzati di cooperazione, di partenariato strategico e di lungo periodo con alcuni Stati africani e Paesi terzi di provenienza e transito dei flussi migratori verso il Mediterraneo (prioritariamente Mali, Niger, Nigeria, Senegal, Etiopia, Libano e Giordania). Si tratta diun modello di offerta cui far corrispondere impegni per controllo alle frontiere, riduzione dei flussi di migranti, cooperazione in materia di rimpatri/riammissioni e rafforzamento del contrasto al traffico di esseri umani;

contemporaneamente, la Ue deve estendere e rinforzare le operazioni coordinate contro gli scafisti nel Mediterraneo e in tal senso rilevano i passi avanti compiuti dal Parlamento europeo per giungere a compimento in favore dell’istituzione di una guardia frontiera e costiera europea, insieme alla recente decisione da parte dei Ministri degli Affari esteri europei per un prolungamento di un anno della missione Sophia, grazie alla quale le forze navali europee sono impegnate ad addestrare la guardia costiera della Libia e ad implementare l’embargo delle armi; una missione che, sotto il comando italiano, potrà essere rafforzata dall’esito positivo della soluzione libica, un Paese che vede nella sua difficile transizione verso la democrazia, l’impegno dell’Italia in prima fila;

per quanto concerne le relazioni esterne e la cooperazione Ue-Nato:

il Consiglio europeo affronterà anche il tema delle relazioni esterne dell’Unione europea, nel cui contesto reitererà il proprio sostegno al Governo di accordo nazionale libico (GAN), unico governo riconosciuto come legittimo, e l’impegno a collaborarvi per ricostituire la stabilità della Libia, combattere il terrorismo e affrontare il problema del traffico di migranti;

discuterà quindi della possibilità di rafforzare la collaborazione tra l’Unione europea e la NATO e della prossima sottoscrizione di una Dichiarazione Congiunta, da adottare ai margini del Vertice NATO di Varsavia dell’8 e 9 luglio

per quanto concerne i temi dell’occupazione, crescita e investimenti:

la Commissione europea ha presentato, lo scorso 18 maggio, le “Country Specific Recommendations”, che i Capi di Stato e di Governo dovrebbero far proprie in vista della loro adozione formale da parte del Consiglio ECOFIN in luglio;

al Consiglio europeo sarà chiesto di approvare un Piano d’azione per il completamento del mercato interno, che solleciti la piena attuazione entro il 2018 delle strategie già approvate dalla Commissione europea in materia di mercato unico dei beni e dei servizi, mercato unico digitale e unione dei mercati dei capitali;

la Commissione europea ha avviato da tempo negoziati commerciali impegnativi per sostenere la politica di crescita e di creazione di nuovi posti di lavoro dell’Unione europea; al momento, è alle battute finali l’Accordo Globale Economico e Commerciale con il Canada (CETA nell’acronimo inglese) che rappresenta l’accordo più avanzato negoziato fino ad ora dall’UE, in quanto comprende il rispetto di elevati standard ambientali e sociali, l’apertura del mercato degli appalti e la tutela delle nostre indicazioni geografiche ed è in corso di negoziazione il TTIP con gli Stati Uniti, che ha l’ambizione di fissare gli standard per il commercio mondiale del futuro;

il Consiglio europeo affronterà varie questioni in materia di occupazione, crescita e investimenti strategici. Per quanto riguarda le prime valutazioni sul funzionamento del Fondo europeo per gli investimenti strategici (FEIS, cd. Piano Juncker)), finalizzato a mobilitare 315 miliardi di euro di investimenti aggiuntivi nell’arco di tre anni, sono stati sinora attivati investimenti totali per 106,8 miliardi, più dell’85 per cento delle risorse iniziali proviene da fonti pubbliche e private al di fuori della BEI, sono stati finanziatiprogetti su energia, sanità, sviluppo urbano e banda larga, quasi 150.000 piccole e medie imprese hanno beneficiato dei finanziamenti;

l’Italia è il maggior utilizzatore delle risorse del FEIS: sono stati approvati i finanziamenti di 8 progetti di infrastrutture per 1,4 miliardi dalla BEI, che dovrebbero salire a 4,9 miliardi con l’intervento di fondi pubblici e privati e consentire di creare 3.200 posti di lavoro; inoltre, verranno finanziate 44.840 piccole e medie imprese con 353 milioni che arriveranno a 7,8 miliardi con l'”effetto leva”;

il Governo italiano ha avviato da tempo un confronto a livello europeo volto a consolidare e potenziare l’azione di sostegno alla crescita e all’occupazione, soprattutto attraverso gli investimenti, poiché sono in grado di sostenere la domanda nel breve periodo e l’offerta nel medio termine;

alla crescente disaffezione al progetto europeo occorre rispondere con una profonda riflessione sul futuro dell’Unione europea che deve essere rilanciata quale opportunità di crescita e di occupazione, come ribadito nel documento del Governo italiano “Una strategia europea condivisa per crescita, lavoro e stabilità” dello scorso febbraio;

il Consiglio europeo dovrebbe prendere atto dei progressi compiuti in tema di completamento dell’Unione economica e monetaria e, in particolare, dell’Unione bancaria, anche sulla base della “Roadmap sul completamento dell’Unione bancaria” approvata dal Consiglio ECOFIN dello scorso 17 giugno, e dare il proprio sostegno alla raccomandazione del Consiglio sull’istituzione di Comitati nazionali per la produttività;

il Consiglio europeo dovrebbe altresì soffermarsi sulla situazione di difficoltà in cui versano i settori lattiero-caseario e della carne suina, colpiti da una crisi di sovrapproduzione e da drastiche riduzioni dei prezzi di vendita delle materie prime;

impegna il Governo

a sollecitare un rapido chiarimento delle implicazioni del referendum britannico, con  l’avvio della procedura prevista dall’art. 50 del TUE. Qualsiasi ritardo in tal senso prolungherebbe inutilmente la sensazione d’incertezza e di preoccupazione per i nostri cittadini, prim’ancora che per i mercati;

a confermare, in questo contesto, il tradizionale impegno europeista dell’Italia. Tenendo presente che l’Unione è e resta la nostra casa, E che il nostro dovere adoperarci per rilanciarla;

a continuare ad impegnarsi attivamente nel cambiare l’Europa contribuendo a renderla più umana, più giusta, più vicina ai cittadini, più coesa e fortemente radicata nei principi di sussidiarietà e proporzionalità

a contribuire attivamente al rafforzamento della solidarietà e della coesione all’interno dell’Unione in un momento molto difficile dove siamo chiamati ad affrontare sfide enormi che toccano da vicino la vita dei cittadini. Queste sfide richiedono una vera politica economica comune basata su crescita e occupazione e una politica migratoria comune che sia efficace e di lungo termine.

a concordare, sulla scia delle proposte italiane, un Migration compact europeo con l’impegno a reperire nuove risorse e diverse fonti di finanziamento comunitarie, tali da rendere operativi ed efficaci gli accordi di cooperazione rafforzata e di partenariato con i paesi terzi e africani, in particolare con quelli di origine e di maggiore transito di flussi migratori e di rifugiati;

a proseguire e a potenziare il ruolo dell’Italia nelle sedi europee quale interlocutore propositivo e propulsivo affinché il processo di integrazione europeo sia contraddistinto da nuove politiche improntate alla crescita, agli investimenti e all’occupazione, tali da imprimere una rinnovata funzione guida della Ue nellacompetizione con altri attori globali sulla scena internazionale;

a farsi promotrice – anche in vista dei 60 anni dal Trattato di Roma – di una grande Conferenza per mettere al centro proposte in favore di una nuova governance europea, soprattutto istituzionale e costituzionale, per superare la situazione di stallo e di debolezza dell’Europa, aggravata dall’esito del referendum brutannico, con interventi capaci di rinnovare il progetto europeo, accrescere la legittimità democratica e recuperare il consenso dei cittadini, accogliendone alcune istanze particolarmente decisive in questo particolare frangente di crisi.

a promuovere iniziative a livello europeo finalizzate al rafforzamento degli obiettivi di rilancio della crescita e dell’occupazione, in particolare potenziando gli investimenti pubblici, a copertura dei rischi che costituiscono un freno agli investimenti privati, anche attraverso il prolungamento e l’estensione geografica del Piano Juncker e dell’utilizzo del Fondo europeo per gli investimenti strategici (FEIS) oltre i tre anni previsti, in modo da migliorare il risultato sinora raggiunto sfruttando a pieno il loro potenziale in un’ottica di più lungo periodo necessaria alla completa esplicazione degli effetti positivi dei meccanismi di investimento adottati;

a favorire l’adozione di azioni e strumenti incisivi di sostegno all’occupazione, anche mediante forme di assicurazione europea contro la disoccupazione ciclica, uno stabilizzatore automatico in grado di contenere i costi di aggiustamento e consolidare la crescita nel medio termine;

a sostenere e adottare ogni iniziativa utile per il completamento del Mercato unico, e in particolare per il mercato interno dell’innovazione, che costituisce un potenziale per la crescita e l’occupazione.

a sostenere una politica commerciale dell’Unione europea attenta alla crescita, all’occupazione ed alla difesa degli elevati standard europei nel settore ambientale, sociale e della sicurezza dei prodotti e degli alimenti, che sia coerente con i valori fondamentali dell’azione esterna dell’UE e che venga condotta in un quadro di trasparente informazione dell’opinione pubblica e di coinvolgimento dei parlamenti nazionali

 

ad esprimere la forte aspettativa che la Roadmap approvata dall’ECOFIN sul completamento dell’Unione bancaria non venga interpretata come un rinvio sine die dell’adozione della proposta della Commissione sullo schema per una garanzia comune dei depositi bancari, ma come una conferma del principio che iniziative per la riduzione e per la condivisione del rischio bancario debbano procedere in parallelo;

a ribadire con forza la centralità della Libia ai fini della stabilità dell’UE e la necessità di sostenere con convinzione il Governo di accordo nazionale (GAN), assistendolo nei propri sforzi contro il terrorismo e il traffico di esseri umani, pur nel rispetto delle sue prerogative sovrane e della necessità di garantire la ownership libica dei processi;

a fare quanto possibile per dare attuazione a quanto sarà concordato nella dichiarazione congiunta UE-NATO che sarà firmata a Varsavia, e, in particolare, per sviluppare la collaborazione tra le due organizzazioni nei settori di maggiore rilevanza per il nostro Paese, quali la sicurezza marittima, la risposta alle minacce ibride e la cyber security.

 

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