sabato, 3 dicembre 2016
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Opinioni e commenti
 

La rivoluzione di Don Milani
Tucidite, i discussi disertori
Pubblicato il 20-06-2016


Don Milani

Don Milani

Comincia da questa settimana una nuova rubrica che si occuperà di saggi,romanzi,libri di testimonianze e anche di poesia. Sì,la poesia ,questa primordiale arte dell’ingegno e della creatività umana,così dimenticata dal mercato editoriale ma viva nell’interesse della gente. Riflettete sul fatto che,mentre le case editrici aboliscono le collane di versi (perché non si vendono),oltre dieci milioni di persone scrivono poesie  (tre milioni in modo sistematico).Ne parleremo e ci attendiamo molti interventi su questa materia.

 Intanto partiamo col libro di uno scrittore di lungo corso,Eraldo Affinati,autore di un libro su don Milani (“L’uomo del futuro”,Mondadori”) entrato,al secondo posto, nella rosa del Premio Strega.

Affinati si è innamorato del prete toscano,dei suoi insegnamenti,della sua umiltà (si definiva “prete degli ultimi” ) .Affinati,che ha un lungo curriculum di insegnante, ha raccolto la sfida ,ripercorrendo tutte le strade di questo umile uomo di chiesa : da Firenze ,dove è nato da una famiglia di origine ebraica e in questa città ha frequentato il seminario, a Milano, dove ha cercato inutilmente di diventare pittore , ma si è formato con costanza e rigore ,sino a ad altre località toscane  (Montespertoli, Castiglioncello, Barbiana ). E’ proprio in quest’ultimo  borgo sperduto dell’Appennino che diede vita alla sua “rivoluzione” .Ed è in questo luogo  che Affinati ha cercato lo spirito del grande educatore,che si può sicuramente definire glocal: riusciva infatti a interpretare l’anima dei giovani toscani ,ma anche di quella  delle aree più depresse ,povere e problematiche del mondo (Messico e altri paesi dell’America Latina,Africa,Cina,ecc.) . Un libro di grande interesse, non solo per la “lezione di solidarietà e di giustizia sociale” che ci ha offerto e insegnato questo grande docente di umanità .

Adesso parliamo di un capitolo triste,anzi doloroso,della seconda guerra mondiale. Non a caso mai raccontato dagli storici. Ci riferiamo ai militari che disertavano la guerra e che venivano  bollati come “traditori” e  spesso fucilati alla schiena durante il secondo conflitto mondiale. A ricostruirla questa storia ci ha pensato Mimmo Franzinelli,uno studioso del fascismo e dell’Italia repubblicana con un libro di quasi 400 pagine (“Disertori”, Mondadori). L’autore ,analizzando montagne di fascicoli  negli archivi militari , si è posto subito la domanda chiave: questi ragazzi in divisa furono vigliacchi o eroi ? Si rifiutarono di partire per il fronte,fuggirono dalle lande gelate  della Russia,si rifiutarono di accettare la Repubblica sociale dopo l’8 settembre .Furono,infatti, molte migliaia i ragazzi giovanissimi che finirono davanti ai tribunali di guerra con condanne pesanti,comprese le fucilazioni riservate ai traditori. Franzinelli ha raccontato le tante storie dei diversi teatri di guerra. Il fenomeno della diserzione assunse,come è noto, un significato diverso con la divisione dell’Italia con due occupazioni militari e due governi diversi. Una storia che non si concluse nel ’45 perché per molti anni ancora i disertori  vennero perseguitati dai tribunali militari.

Un libro che  ci fa riflettere su aspetti inconsueti e drammatici  di quella macchina della morte e degli orrori rappresentata dalla guerra.

Adesso facciamo un tuffo nell’età classica,nella Grecia di Tucidite,con un’opera di un grande e apprezzato studioso della cultura greca e latina,Luciano Canfora (“Tucidite”, Editori Laterza ).

Tucidite era una figura di condottiero e di storico molto discussa .Un  grande politico ateniese,ma anche un comandante militare e persino un uomo d’affari (gestiva le miniere d’oro che Atene aveva conquistato in Tracia).Fu anche però il “cronista” della  grande guerra  tra Sparta e Atene (431-404 a.C. ),un conflitto sanguinoso che segnò l’inizio del declino della Grecia classica. Era noto che Tucidite non avesse un grande amore per la democrazia,anche se cercò di convivere con un sistema democratico debole. Un colpo di Stato  pose fine però a quella fase sperimentale di rinascita democratica. Tucidite  non scelse i vincitori e neppure i perdenti,almeno così appare: interruppe  la sua lunga storia e non diede più notizie di sé ,anche se qualcuno fece diffondere  la voce di una sua condanna a morte.

Un libro affascinante,che fa risorgere la passione per la lettura della storia delle nostre radici greche e latine,che poi sono quelle della nostra vecchia Europa.

A proposito ,ecco un  altro libro che ci concilia con la passione per la cultura classica: “Il grande racconto dei miti classici” (il Mulino) di Maurizio Bettini ,professore all’Università di Siena.

Non  è questo solo un saggio ricchissimo di illustrazioni e quindi da sfogliare piacevolmente ,ma anche un libro di racconti sulla Grecia antica, che mescola il divino e l’umano,i fatti quotidiani e quelli straordinari che creano ai nostri occhi e alla nostra immaginazione eroi,dei,fanciulle,mostri e personaggi da fiabe. Una mitologia in cui si intrecciano mille nodi che rendono più coinvolgente la lettura e la riflessione.

Infine,la poesia,come avevo accennato all’inizio. La raccolta scelta è  quella del poeta Guido Zavanone,”Lo sciame delle parole. Poesie di una vita” (Interlinea edizioni). Questo poeta è stato a lungo magistrato,presidente del Tribunale a Genova e,in seguito,anche presidente dell’Unicef della Liguria. E’ un autore colto e raffinato, come  conferma la qualità della sua ampia raccolta di poesie scritte nell’arco di mezzo secolo. E’ la prova indiscussa della fedeltà laica a un’arte,che esprime emozioni,illusioni,rabbia e dolore: tutti sentimenti di una vita,appunto.

Aldo Forbice

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