martedì, 6 dicembre 2016
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Opinioni e commenti
 

La storia continua
Pubblicato il 24-06-2016


Ben quattro volte in appena due mesi. Sollazzo, Biscardini, Ciucchi, Potenza e Labellarte si sono rivolti quattro volte in otto settimane al tribunale di Roma per pretendere l’annullamento del congresso nazionale, dei congressi provinciali e regionali, del tesseramento al partito ed altro ancora, insomma per chiedere, ostinati, che un giudice sancisca per sentenza la morte del PSI.

Non accettano che nonostante tutto, e nonostante loro, la  storia continui. E siccome hanno un piede dentro e un piede fuori – da mesi non partecipano a riunioni né ai congressi e tantomeno alle elezioni (tutti  meno uno) – e hanno dimenticato ciò che hanno avuto e ciò che hanno dato, si sono messi al servizio della via giudiziaria al socialismo. Davvero una  scelta rivoluzionaria.

Gavroche

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Commenti all'articolo
  1. Otto righe che dicono tutto, la storia è arrivata vicino al capolinea, manca l’ultima fermata. Scrivo questo in virtù di quello che interpreto nell’articolo: in primo luogo noto che un gruppo di dirigenti e ex dirigenti vuole annullare un congresso dove non ha partecipato, credo che sia giusto dare un punto alla segreteria, inoltre chiedono anche l’allunamento del tesseramento, dove loro stessi sono ancora iscritti, altro punto al segretario, poi scrive il monello Gavroche che questi personaggi sperano che un giudice faccia il funerale politico al Partito. Allora deduco, non da politico perché non lo sono mai stato, ma da riconoscitore dei fatti, che la storia raccontata oggi viene da lontano, arriva purtroppo da quando il Segretario si rivolgeva con una lettera aperta alle compagne/i, e oggi abbiamo scoperto che quegli appellativi di soloni e catoni, quella defaillance che ti sentiva ossessionato da pagare la bolletta del telefono, e infine dall’augurio che “chi non si arrotola le maniche” è obbligato alle vacanze, aveva una precisa destinazione che oggi si conclude con un bel blitz di Gavroche. Nella storia socialista, almeno negli ultimi 25 anni, è mancata la coerenza, ma noto con enorme soddisfazione che nelle ultime tre righe c’è un passaggio interessante proprio in argomento “e hanno dimenticato ciò che hanno avuto e ciò che hanno dato” fa bene Riccardo (scusate l’inciampo ma ho un computer craxiano e purtroppo non si cancella) a rivendicare tali fatti, ma aggiungerei da buon toscano: quando c’era da ciucciare andava bene anche il partito da prefisso telefonico, ora che non è più possibile avere il posto da dirigente o lo scranno nei vari consigli si va per via giudiziaria. Concludendo scrivo che anche l’era politica nenciniana finisce, ma trovo inopportuno che qualcuno si metta di traverso essendo all’interno del partito, e allora vi consiglio, fate come me un passo indietro, almeno non sarete ricattabili sul piano di “cosa avete avuto e cosa avete dato”.

  2. Otto righe che dicono tutto, la storia è arrivata vicino al capolinea, manca l’ultima fermata. Scrivo questo in virtù di quello che interpreto nell’articolo: in primo luogo noto che un gruppo di dirigenti e ex dirigenti vuole annullare un congresso dove non ha partecipato, credo che sia giusto dare un punto alla segreteria, inoltre chiedono anche l’allunamento del tesseramento, dove loro stessi sono ancora iscritti, altro punto al segretario, poi scrive il monello Gavroche che questi personaggi sperano che un giudice faccia il funerale politico al Partito. Allora deduco, non da politico perché non lo sono mai stato, ma da riconoscitore dei fatti, che la storia raccontata oggi viene da lontano, arriva purtroppo da quando il Segretario si rivolgeva con una lettera aperta alle compagne/i, e oggi abbiamo scoperto che quegli appellativi di soloni e catoni, quella defaillance che ti sentiva ossessionato da pagare la bolletta del telefono, e infine dall’augurio che “chi non si arrotola le maniche” è obbligato alle vacanze, aveva una precisa destinazione che oggi si conclude con un bel blitz di Gavroche. Nella storia socialista, almeno negli ultimi 25 anni, è mancata la coerenza, ma noto con enorme soddisfazione che nelle ultime tre righe c’è un passaggio interessante proprio in argomento “e hanno dimenticato ciò che hanno avuto e ciò che hanno dato” fa bene Riccardo (scusate l’inciampo ma ho un computer craxiano e purtroppo non si cancella) a rivendicare tali fatti, ma aggiungerei da buon toscano: quando c’era da ciucciare andava bene anche il partito da prefisso telefonico, ora che non è più possibile avere il posto da dirigente o lo scranno nei vari consigli si va per via giudiziaria. Concludendo scrivo che anche l’era politica nenciniana finisce, ma trovo inopportuno che qualcuno si metta di traverso essendo all’interno del partito, e allora vi consiglio, fate come me un passo indietro, almeno non sarete ricattabili sul piano di “cosa avete avuto e cosa avete dato”.

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