sabato, 3 dicembre 2016
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Opinioni e commenti
 

La tempesta perfetta (due)
Pubblicato il 12-06-2016


Ma la pattuglia dei cacciatori ha un problema. È’ una pattuglia eterogenea, conflittuale, ha obiettivi strategici diversi. Senza un progetto se non quello di abbattere il governo. Poniamo che al referendum autunnale vincano i ‘No’ e il Presidente del Consiglio presenti le sue dimissioni nelle mani del Capo dello Stato. Che succede? Quattro scenari. Elezioni anticipate, governo istituzionale, governo ‘balneare’, conferimento di un nuovo incarico al premier.
Alle elezioni andremmo dopo l’approvazione della Legge di Stabilità. Una legge, quest’ultima, con pochi contenuti forti. Di passaggio. Insomma, di scarsa utilità per l’Italia e gli italiani. Nel bel mezzo il congresso del Pd. Voto in febbraio, marzo ’17.
Il governo istituzionale avrebbe maggior respiro, ma conterebbe su una maggioranza parlamentare logorata da scissioni, trasformismi. Fiacca. Tre governi in tre anni, una doppia elezione del Presidente della Repubblica. Mah… In aggiunta, un gruppo grillino forte al centro dello schieramento e un centrodestra rinvigorito.
Il governo ‘balneare’ trascinerebbe l’Italia al voto in primavera. Punto. Mesi di travaglio, litigiosi. Nient’altro.
Mattarella rinvia Renzi alle Camere. Qualsiasi cosa succeda, la spinta riformatrice si disperde. La legislatura, di fatto, entra in agonia.
C’è un minimo comun denominatore in questi quattro scenari: l’Italia precipita nel caos. Leggi elettorali differenti per le due Camere, fine del processo di riforma istituzionale (di qualsiasi processo di riforma istituzionale!), perdita di peso nelle relazioni con l’Unione Europea, tappeto rosso per la coppia Salvini-Grillo, investitori in fuga. Sinistra in pezzi.
Che il referendum abbia un prevalente significato politico non v’è dubbio. Sia le opposizioni che il capo del governo hanno battuto questo chiodo dall’inizio. Renzi ha sbagliato nel battere da solo il martello. Uno contro tutti è un formidabile palcoscenico teatrale, ma senza coro e senza coprotagonisti anche le opere dei tragici greci avrebbero annoiato. Resta il fatto che alle motivazioni costituzionali per il ‘Si’ vanno sommate le ragioni politiche per votare ‘Si’. Non siamo al monito di Nenni: ‘O la Repubblica o il caos’. Ma saremmo sicuramente al caos.
Riccardo Nencini

Riccardo Nencini

Riccardo Nencini

Segretario Psi - viceministro dei Trasporti

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Commenti all'articolo
  1. Forse la memoria mi tradisce, ma quando leggo “Sia le opposizioni che il capo del governo hanno battuto questo chiodo dall’inizio”, io non ricordo chi abbia chiesto al Presidente del Consiglio di dimettersi se al referendum costituzionale avessero a prevalere i “NO”, nel senso che tale ipotesi mi sembra esser frutto di una sua scelta e decisione.

    Del resto anche il referendum sul divorzio, che divise allora il Paese, non ebbe conseguenze immediate sull’Esecutivo del tempo, e vanno anche considerati quei votanti che si esprimeranno sul merito della Riforma costituzionale, senza cioè tener conto degli aspetti e riflessi politici, nel senso che un eventuale dissenso rispetto alla Riforma non prevede necessariamente, almeno per loro, la caduta del Governo.

    Paolo B. 12.06.2016

      • Strabismo politico: è il si che apre le strade a Grillo & C.
        Renzi ha proceduto baldanzoso con questa “riformicchia” ed ha formulato l’Italicum ad immagine e somiglianza del PD delle europee (>40 %), senza tener in conto che coi tempi che passano è più facile per i grillini vincere al ballottaggio ora piuttosto che un anno fa. Grillo, senza la riformicchia non va da nessuna parte, e l’Italicum non basta, restando in vita il senato.
        Comunque, ognuno si può scegliere l’albero al qualr farsi impiccare….

  2. L’Italia e gli italiani se la sono cavata in momenti peggiori. A parte che dal 1994 il popolo è stato abbandonato e defraudato: disoccupati, risparmiatori truffati, pensionati rapinati, esodati, bail in, la scuola che non esiste più né pubblica né privata, sanità in fallimento ecc.ecc. Può farci paura un periodo di instabilità politica. Stiamo scherzando vero!?

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