sabato, 10 dicembre 2016
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Opinioni e commenti
 

La tempesta perfetta (tre)
Pubblicato il 13-06-2016


Non mancano le analogie. Né con il 1921/22 né con il ’92. Vento anti politico, forte e irriducibile, e difficoltà economiche durevoli. Aggiungo la contrapposizione tra corpi dello Stato e smagliature profonde tra ceti sociali. Non vedo all’orizzonte D’Annunzio e il duce e non c’è più Silvio Berlusconi, ma il clima non è affatto migliore. Cause diverse ma comunque un impasto esplosivo. E la tendenza ad affidarsi a movimenti anti sistema oppure a uomini forti. Oppure a entrambi. Qui e fuori da qui. Con Brexit alle porte.  Con le elezioni tedesche e francesi alle porte. Allora nessuno ascoltò Turati. Nessuno. Né in casa socialista né nel variegato mondo liberale né tra i popolari. Smarrita un’idea d’Italia, ciascuno pensò di trarre benefici di parte da una condizione drammatica. Conviene riflettere. Oggi vanno messe in campo, e rapidamente, delle correzioni.
Uno. Un quadro di alleanze, sociali e politiche, una rete robusta per le politiche del governo. Sindacati in testa.
Due. Una legge di stabilità tagliata contro le povertà. Investimenti fino a mettersi in conflitto con l’U.E.
Tre. Una legge elettorale che non consenta a un partito che rappresenta un quarto degli elettori di giocare per vincere e non per competere.
Quattro. Appello agli italiani: coinvolgerli in una missione comune, non edulcorare le difficoltà, spiegare che l’alternativa promossa da Grillo e da Salvini consiste nelle elezioni anticipate e basta.
Cinque. Procedere sul terreno delle riforme. Con la determinazione di questi mesi ma lavorando su nuove priorità di ordine fiscale e di ordine sociale.
Quanto al referendum, spiegare spiegare spiegare. La coalizione degli opposti non mollerà la presa. Spiegare la riforma – meglio questa, pur senza lode, che precipitare nel caos.
Riccardo Nencini

Riccardo Nencini

Riccardo Nencini

Segretario Psi - viceministro dei Trasporti

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Commenti all'articolo
  1. Gli italiani stanno dimostrando saggezza a tutte le incompetenze della classe dirigente non solo politica. Se vince il NO la corte Costituzionale giudicherà antiCostituzionale anche l’italicum anzi il porcellum n.2 e si andrà a votare con il proporzionale e si ritornerà finalmente ad un equilibrio: le cose si aggiusteranno e andranno a casa tutti i trasformisti che siedono inopinatamente in Parlamento e si tornerà a veleggiare anche se i mari sono in tempesta.

  2. Nel leggere “…e non c’è più Silvio Berlusconi, ma il clima non è affatto migliore”, mi viene da fare una considerazione: se alle votazioni del marzo 1994 non si fosse presentata Forza Italia, che andò poi a costituire il Polo delle Libertà, sarebbe probabilmente mancato, nel confronto elettorale, un soggetto politico in grado di bilanciare, sul piano numerico, l’Alleanza Progressista, quando noi tutti sappiamo quale importanza rivesta per il corpo elettorale la possibilità di scegliere, nell’urna, tra differenti ipotesi nel governo del Paese.

    L’analogia che si può intravvedere, tra il presente e quegli anni, può essere anche quella di chi, attraverso un “NO” al Referendum, anche perché associa la Riforma costituzionale alla nuova Legge elettorale, intende evitare che si producano condizioni in cui un solo partito, qualunque esso sia, diventa un po’ il “domino” della situazione, circostanza che può rendere anche più difficile il costituirsi di formazioni politiche potenzialmente alternative (quanto appunto al modo di governare il Paese).

    Paolo B. 13.06.2016

  3. Caro Segretario, non so a chi ti rivolgi con questo accorato appello.
    Se ti rivolgi a Renzi, le risposte in gran parte ti sono già pervenute e purtroppo negativamente.
    Comunque vale la pena insistere e se ti può far piacere, condivido la tua posizione.

    Buon Lavoro Segretario.

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