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Opinioni e commenti
 

Libia. Scontri, voci su vittime inglesi e italiane
Pubblicato il 01-06-2016


Nave turca-LibiaNon accenna a migliorare la situazione in Libia mentre un intervento di forze militari europee e statunitensi, appare sempre più problematico alla luce di notizie non confermate di un coinvolgimento di militari britannici e italiani con morti e feriti in un attacco avvenuto un mese fa.
Secondo quanto riferisce l’agenzia di stampa Agi riportando fonti locali, violenti combattimenti sarebbero in corso ad ovest di Sirte, dove le milizie di Misurata legate al governo di Tripoli sono giunte al confine con il distretto della città libica. Secondo quanto riferisce il sito informativo libico Libya al Hadath, nella zona di Wadi Jaraf un militare britannico sarebbe morto e un secondo sarebbe rimasto ferito in un conflitto a fuoco con le milizie dello Stato islamico (Isis). Secondo questa fonte, che non trova ancora conferme ufficiali, i due militari britannici si trovavano in una fattoria di al Abhath in supporto alle milizie di Misurata. Da questa fattoria si vedono ora colonne di fumo levarsi verso il cielo dopo tre raid aerei condotti da non meglio precisati “velivoli stranieri” contro obiettivi del gruppo jihadista. Le milizie di Misurata, che fanno capo all’operazione “al Bunian al Marsus” avanzano verso il centro di Sirte da diverse direzioni. Nella sola giornata di oggi si sono registrati almeno otto raid aerei nell’area periferica della roccaforte jihadista.

dal sito www.internazionale.it

dal sito www.internazionale.it

Secondo quanto riporta DEBKAfiles, una webzine vicina ad ambienti militari israeliani, a sua volta ripresa dal sito russo SputnikNews, un mese fa, mercoledì 27 aprile, truppe speciali britanniche, italiane e libiche che si stavano spostando da Misurata alla volta di Sirte, sarebbero finite in una trappola dell’Isis che con i suoi uomini continua a mantenere il controllo di Sirte. Gli uomini di Daesh avrebbero fatto affiancare un autobomba al convoglio militare facendola poi esplodere. Immobilizzato il convoglio, all’esplosione avrebbe fatto seguito un attacco degli uomini del sedicente califfato che sarebbe stato respinto solo grazie all’intervento congiunto di aerei ed elicotteri da combattimento italiani e francesi.
Nell’attacco sarebbero rimasti feriti o uccisi militari italiani mentre, sempre secondo DEBKAfiles, non ci sono informazioni circa vittime britanniche. Ma ancora più grave, se venisse confermata questa notizia, gli uomini di Daesh avrebbero preso degli ostaggi tra i militari europei. Su tutto sarebbe stato imposto il silenzio dai vertici militari italiani e britannici.

La notizia non trova nessuna conferma ufficiale. Il ministro della Difesa, Roberta Pinotti esclude la presenza dell’esercito italiano in Libia, ma non quella di agenti dei servizi. “Non ci sono forze armate italiane in Libia. Può esserci – ha detto nel corso della trasmissione ‘Otto e mezzo’ su La7 – un sostegno alle operazioni di intelligence, che come è noto non dipendono da me ma da Palazzo Chigi. Il ministro ha anche riferito che da parte della Libia c’è una nuova richiesta all’Europa: l’addestramento della guardia costiera, “se a questa richiesta seguirà il sostegno dell’Europa, sono convinta che si farà un importante passo avanti”.

Appena il giorno prima del supposto attacco di cui scrive DEBKAfiles, i giornali italiani scrivevano dei preparativi per un intervento italiano di alcune centinaia di uomini con funzioni di protezione di siti sensibili, come i pozzi petroliferi, e con funzioni di addestramento dell’esercito locale. Mentre però non c’erano conferme di una presenza militare cospicua, ma solo di alcune unità inviate per preparare l’invio di un’eventuale corpo di spedizione, era stata confermata da numerosi organi di informazione la presenza di truppe speciali americane e francesi.
Di certo già a febbraio c’erano militari americani, inglesi e francesi, come scriveva l’inviato del Corriere della Sera da Tripoli: “Gli uomini delle squadre speciali americane, inglesi e francesi li incontri subito atterrando nella capitale”, ma degli italiani non c’era traccia.

Forze speciali in Libia 1Il ministro degli esteri britannico Philip Hammond in un’intervista al domenicale Sunday Telegraph non ha escluso l’eventualità di unire le forze armate del suo Paese a quelle americane ed europee per un intervento di terra e neppure l’invio di mezzi navali ed aerei se necessario e ancora secondo quanto riferisce il sito israeliano un comando congiunto composto da ufficiali britannici, francesi, italiani, tedeschi e statunitensi, insieme ai ministri della Difesa italiano e britannico, avrebbe imposto il blackout informativo sui fatti del 27 aprile.

In effetti di un comando congiunto che avrebbe dovuto avere guida e sede italiani, si parla da mesi, fatto sta che l’incidente, se avvenuto e soprattutto se ha avuto l’esito di cui riferisce DEBKAfiles, costituirebbe un ulteriore ostacolo che giustificherebbe il cambio di linea italiano divenuto molto più prudente (rispetto alle dichiarazioni di un anno fa quando si quantificava addirittura in 5 mila uomini – Pinotti – la consistenza dell’eventuale corpo di spedizione), testimoniato dalle parole del ministro degli Esteri Paolo Gentiloni nel Question Time del 24 aprile, già prima dunque del supposto attacco.

“La soluzione” della crisi libica “non è in improbabili spedizioni militari – rispondeva così a una domanda della capogruppo socialista Pia Locatelli – ma nel contribuire alla stabilizzazione del Paese: serve un governo che sia un interlocutore per la comunità internazionale”.

A Gentiloni aveva fatto eco il Presidente del Consiglio Matteo Renzi assicurando che l’Italia era pronta a un ruolo più incisivo, ma non ad un’avventura militare e che comunque qualunque decisione sarebbe dipesa da una specifica richiesta del governo di unità nazionale di al Serraj sostenuto dalla comunità internazionale.
C.Co.

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