mercoledì, 7 dicembre 2016
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Opinioni e commenti
 

L’Iva sulle bollette va rimborsata
Pubblicato il 27-06-2016


Bollette
L’IVA VA RIMBORSATA

Basta dare un’occhiata alla bolletta del gas o della luce per accorgersi che l’Iva viene spesso calcolata prendendo come base anche addizionali e accise. Tuttavia, questo rincaro sembrerebbe illecito, poiché non esiste alcuna legge che lo prevede. Come ricorda ‘Studio Cataldi’, i cittadini sarebbero legittimati a chiedere la restituzione delle somme indebitamente corrisposte, nella fattispecie solo della quota calcolata in eccesso. Già nel 1997, la Cassazione aveva chiarito che un tributo non può gravare su un altro tributo simile, a meno che non sia la legge a prevederlo. Qualora la parte dell’Iva applicata sulle bollette fosse dichiarata illegittima per l’Erario potrebbero presentarsi delle conseguenze: se il rimborso per il singolo cittadino non è elevato, l’ammontare dei rimborsi complessivo potrebbe sfiorare cifre significative. Tuttavia, sebbene con una recente sentenza la Cassazione abbia dichiarato illegittima l’applicazione dell’imposta sul valore aggiunto della tariffa per lo smaltimento dei rifiuti solidi urbani (Tia) stante la sua natura tributaria, sull’argomento bisogna ancora fare chiarezza.

Lavoro
BONUS 80 EURO, ECCO A CHI VERRA’ TOLTO

Bonus da 80 euro mensili, addio? Circa un milione e mezzo di lavoratori potrebbero infatti essere costretti a restituire la somma percepita, poiché erogata loro erroneamente. Come ha recentemente ricordato lo ‘Studio Cataldi’, il bonus introdotto dal governo Renzi nel 2014, che viene erogato in busta paga dal datore di lavoro, è destinato ai lavoratori dipendenti ‘non incapienti’. Questo significa che i lavoratori con un reddito inferiore a 8mila euro e superiore a 26mila euro non avrebbero dovuto percepire alcuna erogazione, poiché non rientrano nella fascia reddituale stabilita dal decreto. Nel corso del tempo, alcune situazioni dei lavoratori sono mutate, magari per via di un aumento di stipendio o di redditi esterni. Oppure il contribuente ha guadagnato meno di 8mila euro, superando in negativo il minimo di reddito richiesto dal decreto. E così molti cittadini si sono ritrovati con il bonus in busta paga, anche se non ne avevano diritto. L’Erario, secondo quanto ha riportato lo ‘Studio Cataldi’, si sarebbe quindi messo in moto per far sì che le somme indebitamente percepite venissero restituite anche se, come ha denunciato Federconsumatori, molti contribuenti ne sono stati informati solo al momento della dichiarazione dei redditi. Altro nodo. Gli importi ricevuti in anticipo dovrebbero essere rimborsati in un’unica tranche e non con pagamenti rateali. Tuttavia, ha sottolineato lo ‘Studio Cataldi’, i contribuenti che percepiscono il bonus e che ritengono di non rientrare nel limite prefigurato nell’anno di imposta 2016, possono comunicare al Fisco, attraverso il sito dell’Inps, di voler rinunciare al bonus Renzi di 80 euro.

Il ministro Padoan – Il Mef cercherà di “alleviare” il peso della restituzione degli 80 euro percepiti da chi non ne aveva diritto. Il ministro dell’Economia, Pier Carlo Padoan, ha espressamente rimarcato che “non si tratta di un errore della pubblica amministrazione” ma una normale conseguenza delle modalità di erogazione del bonus.”Il saldo netto – ha aggiunto – è a favore dei cittadini”. Infatti 1,6 milioni hanno ricevuto più di quanto percepito nel corso dell’anno mentre 1,4 milioni ha dovuto restituire almeno in parte le somme ricevute. Alla domanda – posta al titolare dell’Economia nella trasmissione Porta a Porta di Bruno Vespa -, se sarà possibile rateizzare i soldi da restituire, il ministro ha risposto: “Vedremo le modalità. Ma voglio precisare che non si tratta di un errore della pubblica amministrazione”.

Colf
PAGAMENTO CONTRIBUTI ENTRO IL 10 LUGLIO

Le novità previste per quest’anno per il comparto delle colf, delle badanti e dei lavoratori domestici sono di nessuna entità. Sia le retribuzioni che le contribuzioni, infatti, non sono variate nemmeno di poco dal momento che il tasso di inflazione registrato dall’Istat è stato pari a zero e l’incidenza sulle retribuzioni e le contribuzioni è pertanto rimasta nulla. Più nello specifico l’ultimo incremento intervenuto (che è avvenuto nel 2014) sia per le retribuzioni che per i contributi è stato dello 0,2%. I nuovi oneri assicurativi e i nuovi minimi retributivi rimasti fermi al 2015 (e che in genere non sono quasi mai osservati) vanno applicati a decorrere dal 1° gennaio 2016 e, quindi, hanno già incominciato a manifestare il loro reale effetto dal versamento effettuato entro il termine del 10 Aprile scorso, relativo al primo trimestre del 2016 e valevole sia per i rapporti di lavoro già in corso al 31 Dicembre 2015 sia per i rapporti di lavoro costituitisi successivamente.

Costo del lavoro
Per quanto attiene il correlato costo del lavoro bisogna distinguere tra: lavoratori assunti a tempo indeterminato e lavoratori assunti con contratto a termine; contratti che impegnano il lavoratore per meno di 24 ore la settimana e contratto che occupa il lavoratore per più di 24 ore alla settimana. Per determinare i contributi è necessario poi sommare alla paga oraria: la quota per la tredicesima; una o più quote per le indennità di vitto e alloggio, per le colf che sono a servizio intero o che consumano in casa uno o più pasti.

Tredicesima
La tredicesima mensilità corrisponde di norma a un dodicesimo del totale della retribuzione annua che i lavoratori pagano alle colf, alle badanti o ai domestici, entro il mese di dicembre dell’anno per la quale spetta. La tredicesima viene maturata anche nel caso in cui avvengano assenze per malattia, infortuni sul lavoro e maternità, previsti comunque entro i limiti che consentono la conservazione del posto di lavoro. Se il lavoratore domestico presta servizio per più famiglie ogni datore di lavoro è tenuto ad effettuare il calcolo della quota di tredicesima sulla base della retribuzione oraria che corrisponde la lavoratore.

Vitto e alloggio
Per le badanti, le colf e i domestici che consumano in casa uno o più pasti, nel computo del costo del lavoro occorre aggiungere, oltre al rateo della tredicesima, anche le indennità convenzionali di vitto e alloggio, il cui valore complessivo nel 2016 è di 5,44 euro al giorno (era di 5,39 euro nel 2014) di cui: 1,90 per ogni pasto (pranzo e cena); e 1,64 per l’alloggio. Per definire qual è l’importo da sommare alla retribuzione oraria bisogna moltiplicare il numero dei pasti totali consumati in casa per l’indennità di vitto e dividere la cifra ottenuta per il totale delle ore lavorate nell’arco di un mese.

Modalità di pagamento
Per quanto attiene il pagamento dell’obbligazione contributiva, esso può essere effettuato, a scelta, con uno dei seguenti mezzi: 1)
online sul sito Internet www.inps.it, utilizzando la carta di credito attraverso il “Portale dei Pagamenti”; 2) servendosi del bollettino Mav; 3) chiamando il Contact Center al numero 803164 impiegando la carta di credito; 4) rivolgendosi ai soggetti aderenti al circuito “Reti Amiche”.

IMPORTI 2016
Senza contributo addizionale (a tempo indeterminato):

Rapporti di lavoro di durata fino a 24 ore settimanali retribuzione oraria effettiva contributo orario (tra parentesi la quota a carico del lavoratore) con Cuaf (*) senza Cuaf

fino a euro 7,88 1,39 (0,35) € 1,40 (0,35) €

oltre euro 7,88 e fino a euro 9,59 1,57 (0,39) € 1,58 (0,39) €

oltre euro 9,59 1,91 (0,48) € 1,93 (0,48) €

rapporti di lavoro di durata superiore a 24 ore settimanali

1,01 (0,25) € 1,02 (0,25) €

(*) Il contributo Cuaf (Cassa Unica Assegni Familiari) è sempre dovuto, esclusi i casi di rapporto di lavoro tra coniugi (ammesso soltanto se il datore di lavoro coniuge è titolare di indennità di accompagnamento) e tra parenti o affini entro il terzo grado conviventi, ove riconosciuto ai sensi di legge (art. 1 del Dpr 31 dicembre 1971, n. 1403.

Compreso contributo addizionale (a termine):

Rapporti di lavoro di durata fino a 24 ore settimanali retribuzione oraria effettiva contributo orario (tra parentesi la quota a carico del lavoratore) con Cuaf (*) senza Cuaf

fino a euro 7,88 1,49 (0,35) € 1,50 (0,35) €

oltre euro 7,88 e fino a euro 9,59 1,68 (0,39) € 1,69 (0,40) €

oltre euro 9,59 2,05 (0,48) € 2,06 (0,48) €

Rapporti di lavoro di durata superiore a 24 ore settimanali

1,08 (0,25) € 1,09 (0,25) €

(*) Il contributo Cuaf (Cassa Unica Assegni Familiari) è sempre dovuto, esclusi i casi di rapporto di lavoro tra coniugi (ammesso soltanto se il datore di lavoro coniuge è titolare di indennità di accompagnamento) e tra parenti o affini entro il terzo grado conviventi, ove riconosciuto ai sensi di legge (art. 1 del Dpr 31 dicembre 1971, n. 1403.

Inps e Università Statale di Milano
CONVENZIONE PER TIROCINI CURRICULARI

È stata sottoscritta venerdì 27 maggio scorso a Milano dal Presidente dell’Inps Tito Boeri e dal Rettore dell’Università degli Studi di Milano Gianluca Vago una convenzione per tirocini curriculari che darà la possibilità agli studenti dell’Università Statale di Milano di svolgere periodi di tirocinio presso l’Inps, così come previsto dalla normativa vigente. Tale opportunità consentirà ai soggetti stipulanti di predisporre progetti formativi in vari ambiti di interesse reciproco, che andranno ad arricchire il curriculum formativo dello studente. La prima tipologia di progetti formativi riguarderà l’attività di Mediazione Linguistica, che vedrà coinvolti gli studenti dell’omonimo Corso di studi. A tali studenti sarà data la possibilità di esercitare le capacità linguistiche presso il Centro di Assistenza ai Servizi Telematici (Casti) dell’Inps di Milano, con il vantaggio di arricchire l’attività di mediazione linguistica già svolta in inglese e spagnolo, nei confronti di fasce di utenza debole, rappresentata soprattutto da lavoratori immigrati, ai quali sarà reso più agevole l’accesso ai servizi telematici dell’Istituto. I lavoratori con cittadinanza extracomunitaria, infatti, costituiscono ormai una buona parte della popolazione attiva iscritta all’Inps. Nel 2014 i lavoratori cittadini extracomunitari iscritti alla Gestione Lavoratori Dipendenti dell’Istituto erano l’8,1% del totale, e il loro numero – 1.137.489, a fronte di un totale di 14.017.748 – è cresciuto di quasi il 3% rispetto all’anno precedente. Nello stesso anno i lavoratori extracomunitari hanno versato contributi per 7,6 miliardi di euro, usufruendo di prestazioni per un totale di 3,1 miliardi di euro. Analoghe convenzioni sono allo studio in altre città italiane ad alta densità di immigrati.

Carlo Pareto

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