venerdì, 9 dicembre 2016
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Opinioni e commenti
 

Marco Andreini
Ora ragionare
su quello che è successo
Pubblicato il 21-06-2016


Lo choc è passato ma l’effetto è devastante e dato che da bambini ci hanno insegnato che errare è umano, ma perserverare è diabolico, Renzi, il Pd e tutti noi dovremmo ragionare a fondo su quello che è successo.

Nel mondo a tutte le latitudini spira un forte vento di protesta e di cambiamento, vale per Sander e Trump in America per l’antieuropeismo in Europa, persino per alcuni sommovimenti in Cina a Hong Kong e in alcune aree industriali costiere.

E questo vento vede come nemico di tutto l’establishment, sia che governi bene, sia che amministri male, il Pd non solo Renzi si badi bene. Il Pd come partito è stato percepito per quello che concretamente è fin dalla sua nascita e cioè una macchina creata a freddo dall’alto che ha unito al centro e soprattutto in periferia due sole culture quella cattolica e quella comunista, tenendo volutamente fuori la cultura laica e socialista che in tutti i paesi europei è insieme a quella liberal popolare maggioritaria.

Lo abbiamo detto a Salerno lo ha gridato Nencini più volte noi siamo alleati con il Pd ma non abbiamo nessuna intenzione di appartenere a un simile coacervo. Per anni ho disperatamente provato a spiegare che in nessun modo l’approdo nostro sarebbe stato quello che tutti davano per scontato con il risultato che i sostenitori della tesi del Psi già sciolto nel Pd sono andati a sciogliersi nel nulla.

Il Pd è stato visto dall’elettorato come l’asso pigliatutto, come l’unico partito rimasto, come il vincitore scontato della contesa elettorale dopo il crollo del centro destra. Tutti i loro grandi geni della comunicazione non sono riusciti a spiegargli che così come gli Stati uniti, rimasti l’unica potenza dopo il crollo del muro, sono stati percepiti non come i vincitori morali della guerra fredda ma come la superpotenza arrogante e imperialista, il Pd ha subito la stessa sorte e tutti si sono alleati contro.

A questo punto cosa dobbiamo fare diventa il nostro imperativo. Dobbiamo, a mio parere, non cambiare linea di una virgola, dobbiamo dire che questo Paese deve cambiare che così non funziona, dobbiamo andare avanti sulla questione del referendum non perché lo ordina Renzi altrimenti ci caccia dal governo, ma perché è davvero l’ultima chance. Dobbiamo rilanciare con forza l’europeismo, serve un’Europa dei popoli e non dei solo banchieri, ma nessuno dimentichi che questo continente solo da settanta anni vive in pace e chi rilancia i nazionalismi vuole tornare di fatto a quei tempi in cui i confronti fra stati non si facevano nei parlamenti, ma nei campi di battaglia.

Serve una fase due del governo che ponga al centro le questioni poste da Nencini nella lettera inviata a Renzi e il nostro obiettivo strategico, a mio parere, dovrà essere quello di aspettare l’esplosione di questo Pd e di partecipare alla creazione di una forza riformista che metta al centro anche i valori del socialismo e della laicità.

Serve soprattutto che nessuno prenda per scherzo quello che è avvenuto perché il movimento di Grillo rappresenta davvero un pericolo per la democrazia, altro che le stupidaggini su Renzi emulo del duce. E serve che nessuno al nostro interno pensi che questi siano una costola della sinistra, no questi sono il risultato della protesta che si coagula in un movimento che può apparire paranazista. E se Renzi non vuole regalare il potere a un comico peronista è bene che rifletta, e molto, sui suoi errori e anche se è dura non perseveri nelle sue scelte e cambi le regole del gioco.

Marco Andreini

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Commenti all'articolo
  1. Forse basterebbe che Renzi si accorgesse che in due anni ha fatto “tante cose”, che però non sono servite a niente. e, magari, si togliesse d’impiccio, meglio se in punta di piedi.

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