venerdì, 9 dicembre 2016
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Opinioni e commenti
 

Mario Michele Pascale
Liberal Socialismo?
Proclami di facciata
Pubblicato il 29-06-2016


Ancora si parla, nel PSI, della costruzione di un soggetto liberal socialista. A Roma i radicali, nostri maggiori partner in questo eventuale progetto, ci hanno lasciati in mutande quindici giorni prima delle elezioni, mollandoci la polpetta avvelenata di una lista laica, liberale e civica fatta solo da … socialisti. Hanno dimostrato di avere l’affidabilità politica di una zucchina lessa. Perché a livello nazionale dovrebbe essere diverso? Francamente mi sfugge. Siccome non è la prima volta che si sente, con enfasi, della costituzione di questo soggetto liberal socialista vorrei dire ai mai domi compagni che esprimono questa posizione: se volete un partito liberal socialista, fondatelo. Oppure chiedete un congresso straordinario del PSI, preparate una mozione per cambiare il nome del partito in “partito liberal socialista italiano” e fatela votare.
Nel frattempo non rompete le scatole.
Ho molto rispetto per il socialismo liberale, meno per Tony Blair, che reputo una persona di destra. Credo che il socialismo liberale sia una costola importante della storia socialista, come tante altre. Sottolineo, come tante altre. Esattamente come i socialdemocratici, i marxisti, i socialisti cristiani. Ben accetta se smette di essere arrogante. Se crede di essere maggioritaria, ben venga. Ma lo dimostri numeri alla mano, in un regolare congresso. Questa cosa venne fuori anche alla conferenza programmatica di Fiuggi e finì in un nulla di fatto. Mancava lo spazio politico dentro e fuori il partito. Oggi, fuori dal PSI, la situazione, per una alternativa liberal socialista, è ancora peggiore. Allora come oggi, al centro, dove si intasano gli alfaniani e molti pezzi del PD, non ci sono neanche posti in piedi.
In ultimo una nota personale. Mi iscrissi al PSI perché credevo in una sinistra critica. Una sinistra che lavorava, come ancora si può leggere sul sito della lega dei socialisti (chi se la ricorda?), per un soggetto politico vasto, che andava dal PD a Sel, includendo il PSI. Mi iscrissi al PSI perché rappresentava, all’epoca in perfetta solitudine, il socialismo europeo, di cui sono un aderente ed un fervente sostenitore.
Se la strada è quella liberal socialista, se l’anima del partito è scissa tra Tony Blair e papa Francesco (sono anche un laico integralista, ahimè), se, nonostante i proclami di rito, la giustizia sociale è subalterna alle libertà economiche, evidentemente non ci saranno più le condizioni per una mia permanenza nel partito. Del resto, siamo comunque subalterni al PD, anche qui nonostante i proclami di rito. Basta vedere cosa accade nei territori, come ci genuflettiamo nelle regioni dove ci sono governatori democrats. Per non parlare dei comuni, dove dipendiamo completamente dai sindaci del PD. Ci genuflettiamo e, come accade dappertutto e come recentemente è accaduto a Roma, veniamo considerati alla stregua di una truppa mercenaria, da dileggiare, da umiliare. Il buon Giachetti non si è mai, dico mai, presentato alle nostre iniziative e tra gli assessori annunciati in anticipo e tra i candidati ai municipi non c’era neanche un socialista. A questo punto, se i mercenari vengono trattati così, preferisco l’esercito regolare. Almeno il rispetto c’è.

Mario Michele Pascale

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