domenica, 11 dicembre 2016
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Opinioni e commenti
 

Mario Michele Pascale
Non siamo subalterni
Pubblicato il 08-06-2016


Il socialismo è telepatia? Forse si. Ho letto, nel recente intervento di Aldo Forbice, gran parte di quello che pensavo sulla situazione romana dopo le elezioni. La nostra coraggiosa ed “anarchica” lista ha raggiunto un risultato enorme rispetto alle sue possibilità di partenza. Senza uno straccio di manifesto, senza un ufficio stampa di sostegno, senza una guida sicura. Le poche apparizioni televisive dei nostri candidati (in pratica io ed Aldo Forbice) sono state dovute alle nostre amicizie, alle nostre relazioni personali, e solo marginalmente al peso dell’apparato di partito.

Giachetti non si è visto. Mai. Anche nel più scalcinato dei paesi il candidato sindaco benedice la presentazione delle liste che lo sostengono e la loro chiusura elettorale. Se non altro per una questione di rispetto umano. Giachetti invece aveva altro da fare. Da noi non si è presentato. Va bene. Buon per lui. Aggiungo che la famosa e ripetutamente promessa “forte presenza socialista” nella squadra di governo della capitale, non si è notata. Tra gli assessori, nominati in anteprima, non c’era socialista alcuno. Almeno che Livia Turco non abbia segretamente preso al tessera del PSI, ma ne dubito fortemente …

Dove abbiamo sbagliato nei rapporti con il PD e con il suo candidato sindaco? Abbiamo commesso l’errore di appiattirci, inspiegabilmente, su Giachetti sin da subito, evitando, con motivazioni francamente risibili ed incomprensibili, di presentare un nostro candidato alle primarie. “Nostro” vuol dire iscritto al PSI o comunque certificato simpatizzante delle idee e delle pratiche del socialismo. Un candidato “nostro” avrebbe fatto da apripista alla lista, avrebbe dato visibilità alla squadra e avrebbe costituito un “peso” su cui fare leva per entrare a pieno titolo nella futura squadra di governo.

Abbiamo invece deciso di essere subalterni. E come subalterni siamo stati trattati.
Ma non tema il buon Giachetti, siamo persone serie. Abbiamo fatto una scelta di campo e la manterremo. Lo voteremo, anche se se lo merita poco, al ballottaggio.

Faccio mio l’auspicio di Aldo. Che la Rosa per Roma possa crescere. Le persone che si sono candidate sono state eccezionali: hanno reagito con prontezza alla scarsità di mezzi e sostegno, portando comunque a casa un risultato. Tra di loro giovani entusiasti, militanti lgbt, rappresentati delle comunità straniere, società civile e dirigenti del PSI che, pur non essendo di Roma, quindi non avendo nessuna chance, una volta chiamati alle armi si sono sacrificati in una campagna che li avrebbe necessariamente visti perdenti, pur di risollevare le sorti del partito.  Queste persone sono il nostro primo patrimonio.

Ma un partito non può solo pretendere, ma deve anche dare qualcosa a quelli che si avvicinano. La cosa più importante da dare è la serietà. Noi non vendiamo contratti telefonici ed elettrici a domicilio. Non truffiamo le vecchiette pur di chiudere un contratto. I voti non devono essere frutto di una rapina, ma la logica conseguenza di un percorso. Senza l’elaborazione di una proposta politica seria, senza un orizzonte intellettuale e senza una guida che sia in grado di indicare un processo di organizzazione e crescita, la gente che si è avvicinata a noi in questa tornata elettorale scapperà via e con essi lo 0,65% che i candidati hanno conquistato lottando con le unghie e con i denti.

Al momento la proposta politica, l’orizzonte intellettuale e la guida sono tutti da costruire. C’è molto lavoro da fare ed io sarò lì a rimboccarmi le maniche. L’unica cosa da evitare è nascondersi dietro un successo elettorale che non c’è e recitare il mantra consolatorio del “va tutto bene madama la marchesa”.

Mario Michele Pascale

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