venerdì, 9 dicembre 2016
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Opinioni e commenti
 

Mario Tufi
Gli errori dei fuoriusciti
Pubblicato il 20-06-2016


Dalla ricostruzione del Psi nel 2008, a Roma si è verificato l’abbandono da parte di due importanti e storici gruppi di dirigenti: il primo nel 2008 riguarda Celli e Quadrana, il secondo nel 2013 si riferisce a Labellarte e Di Tommaso.

Non stiamo qui a discutere sui motivi di queste due operazioni per le quali ancora, da compagni rimasti nel partito, siamo dispiaciuti.

Non possiamo però evitare, stante la quotidiana azione di disturbo diretta da Labellarte, di utilizzare l’esempio di Celli e Quadrana per controbattere le obiezioni di Gerardo ed Atlantide.

  • Da quando hanno iniziato una propria azione autonoma, Celli e Quadrana, hanno conseguito una serie ininterrotta di successi elettorali in regione ed in comune fino alla conferma nel consiglio comunale di Roma di Svetlana Celli, a prescindere dall’esito del ballottaggio;
  • Non sono più nel partito ma non sembra a noi che abbiano la fobia dello sputtanamento del PSI e del suo gruppo dirigente. Probabilmente hanno cose più importanti da fare.
  • La vicenda di Labellarte e Di Tommaso è diversa: loro non hanno altro da fare. Usciti dal partito hanno realizzato una serie di operazioni non particolarmente eleganti : a) hanno occupato militarmente, per gentile concessione di Zingaretti, la segreteria dell’assessore Ciminiello con tutto il gruppo dei propri attivisti ( circa 10 persone) , b) hanno votato alle europee Goffredo Bettini facendo confluire i loro magri consensi nel calderone dei 90.462 voti ottenuti da un personaggio ex Pci cosi estraneo alla nostra storia politica, c) alle ultime comunali non sappiamo bene cosa abbiano fatto, quale lista e quale candidato abbiano sostenuto;
  • Per certo dal 2013 non si sono mai distratti da un lavoro costante di contestazione del Psi di Nencini e di qualsiasi scelta compiuta dal gruppo dirigente a prescindere dal merito;
  • Questa attività è stata svolta anche con qualche astuzia e mediante la strumentale iscrizione al partito finalizzata solo a rivendicare il diritto di parlarne male ma senza l’accettazione, indispensabile, del sistema di democrazia interna che lo governa;
  • Dopo aver minacciato azioni legali per il ritardo nello svolgimento del congresso, quando viene finalmente indetto lo disertano anche quando dal segretario Nencini e dal nostro quotidiano vengono rivolti solleciti a dare un contributo anche aspramente polemico.
  • All’indomani del voto nazionale delle comunali si affannano in una ricerca minuziosa di un nostro insuccesso, che non ci è stato, e si permettono battute stucchevoli sugli algoritmi utilizzati dal partito per certificare le percentuali nazionali conseguite dal partito;
  • Poiché conoscono bene il sentimento dei socialisti rimasti nel Psi, quando si rivolgono a noi sanno bene di agire per irritarci e per rendere irreversibile il loro abbandono;
  • Sappiano che non hanno bisogno di alibi e si allontanino serenamente. Non temano alcuna nostra maledizione. Sono troppi anni che vediamo uscire compagni dal partito e non possiamo disperarci.
  • Restano per noi il valore della comunità socialista che si raccoglie solo sotto la bandiera rossa del PSI, la magia dell’atmosfera di Salerno, il nostro impegno a non disperdere l‘identità.

Mario Tufi

 

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