venerdì, 2 dicembre 2016
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Opinioni e commenti
 

Mezzogiorno, è ancora fuga di studenti
Pubblicato il 13-06-2016


Mezzogiorno, è ancora fuga di studenti
Prosegue a ritmo serrato ‘l’esodo’ degli studenti dal Mezzogiorno: in dieci anni il Sud ha perso 3,3 miliardi di euro di investimento in capitale umano e 2,5 miliardi di tasse, che emigrano verso le università del Nord. I dati emergono da uno studio realizzato dal Censis per Confcooperative, presentato in occasione della 39esima assemblea nazionale dell’associazione. “Nell’anno accademico 2014-2015 si sono spostati dal Mezzogiorno verso le regioni del Centro-Nord quasi 23.000 giovani universitari. Nel 2010-2011 il flusso aveva interessato 27.530 immatricolati e nel 2006-2007 già superava le 26.000 unità. Nei tre anni accademici considerati la quota di immatricolati ‘emigrati’ per studiare al Centro-Nord si è attestata intorno all’8-9% del totale delle immatricolazioni. Per quanto riguarda gli iscritti, nell’anno accademico 2014-2015 gli studenti meridionali che frequentano le università del Centro-Nord hanno raggiunto la cifra di 168.000”, spiega il rapporto del Censis.

Come avere la dis-coll 2016
Le novità introdotte dalla nuova legge di stabilità

L’inps ha emanato, in data 5 maggio 2016, la circolare esplicativa n. 74 in attuazione dell’art. 1, comma 310 della legge 28 dicembre 2015, n. 208 (legge di stabilità per l’anno 2016) che ha esteso la tutela della prestazione Dis-Coll (disoccupazione collaboratori, ndr) prevista a favore dei collaboratori coordinati e continuativi, anche a progetto, agli eventi di disoccupazione che si verificano dal 1° gennaio 2016 al 31 dicembre 2016. La legge ha introdotto una novità, di maggior favore per i lavoratori in questione, riguardo ai requisiti di accesso alla indennità Dis-Coll che, per le cessazioni intervenute nell’anno 2016, sono unicamente lo stato di disoccupazione e la presenza di almeno tre mensilità di contribuzione accreditata in Gestione separata nel periodo che va dal 1° gennaio dell’anno precedente la data di cessazione dal rapporto di collaborazione fino alla data del predetto evento. Non è più richiesto che l’assicurato faccia valere, nell’anno in cui ha avuto luogo la cessazione del rapporto di collaborazione, un mese di contribuzione corrisposta o, in alternativa, un rapporto di collaborazione coordinata e continuativa di durata pari almeno ad un mese e che abbia prodotto un reddito almeno pari alla metà dell’importo che dà diritto all’accredito di un mese di contribuzione. In analogia con il trattamento economico di disoccupazione Naspi la norma ha confermato che, pure per la prestazione riservata ai collaboratori coordinati e continuativi, i periodi di contribuzione che sono stati già utilizzati per l’indennità Dis-Coll già fruita non possono essere nuovamente presi in considerazione ai fini della determinazione della durata di una nuova analoga prestazione. Al trattamento Dis-Coll prefigurato per gli eventi di disoccupazione che si verificano nell’anno 2016 si applica la medesima disciplina della indennità Dis-Coll relativa agli eventi di disoccupazione intervenuti nell’anno 2015, fatta salva la novità introdotta in merito ai requisiti di accesso alla prestazione. Per gli eventi di cessazione intercorsi tra il 1° gennaio 2016 e la data di pubblicazione della circolare 74/2016 il termine di sessantotto giorni per la presentazione della domanda Dis-Coll dalla data di cessazione dell’ultimo rapporto di collaborazione decorre dalla data di pubblicazione della stessa circolare. Infine, la richiamata disposizione contenuta nella Legge di stabilità per l’anno 2016 (Legge n. 208 del 2015) ha prescritto che l’indennità Dis-Coll sia riconosciuta, in relazione agli eventi di disoccupazione che si verificano nell’anno 2016, nel limite di 54 milioni di euro per l’anno 2016 e che il beneficio sia riconosciuto dall’Inps in base all’ordine cronologico di presentazione delle domande. Nel caso di insufficienza delle risorse l’Inps non può valutare ulteriori istanze pervenute a tale titolo, provvedendo a darne immediata comunicazione anche attraverso il proprio sito istituzionale www.inps.it.

Inps
VOUCHER BABY SITTING: NUOVA PROCEDURA TELEMATICA

Nel corso del 2016 i voucher corrisposti alle madri lavoratrice per l’acquisto di servizi di baby sitting, ovvero per fare fronte agli oneri della rete pubblica dei servizi per l’infanzia o dei servizi privati accreditati, saranno erogati esclusivamente in modalità telematica. Lo puntualizza l’Inps con la circolare n. 75, del 6 maggio 2016. Il beneficio, introdotto in via sperimentale per gli anni 2013-2015 della legge 92/2012, è stato prorogato dalla legge di stabilità 2106 anche per quest’anno. Può essere richiesto dalle madri al termine del congedo di maternità ed entro gli undici mesi successivi, in alternativa al congedo parentale, per un massimo di sei mesi. Nel periodo 2013-2015 il servizio è stato erogato sotto forma di voucher cartacei che le madri potevano ritirare presso le sedi Inps. Ma, come precisato con la circolare n. 149 del 12 agosto 2015, l’Istituto non eroga più voucher cartacei.
Pertanto, in applicazione di tale disposizione e in aderenza al principio di tracciabilità dei buoni lavoro previsto dal d.lgs. 81/2015, per consentire l’assegnazione dei voucher baby sitting e per la successiva gestione degli stessi senza più ricorrere alla consegna dei buoni cartacei in sede, è stata implementata la procedura telematica esistente, introducendo nuove funzionalità internet.
Nella circolare n.75 sono contenute tutte le disposizioni operative per consentire alle madri lavoratrici di ottenere il bonus, di gestirli e di restituirli in caso di mancato uso.

‘Anime felici’
COME RENDERE MIGLIORI I LUOGHI DI LAVORO

Per le aziende oggi diviene sempre più importante individuare gli aspetti della vita lavorativa che impattano sulla percezione di felicità delle persone al fine di migliorarne il benessere all’interno dei contesti organizzativi. Il concetto di lavoro e felicità, infatti, non riguarda solo la dimensione individuale ma si può estendere fino a diventare parte integrante della politica aziendale mantenendo una visione integrata e sistemica. Questi i temi principali affrontati nel IV incontro ‘Anime Felici’ dal titolo ‘Felicità e contesti organizzativi. Quali progetti per rendere migliori i luoghi di lavoro’, che si è tenuto il 18 maggio scorso presso Tim Factory a Roma. Insieme a Fabio Galluccio, People Care Manager di Tim, e Iliana Totaro, responsabile People Care e Diversity Manager Enel, è stato analizzato come costruire contesti organizzativi capaci di migliorare il benessere delle persone che vi lavorano e si parlerà di progetti concreti attuati dalle aziende per il welfare, il benessere e la produttività aziendale. L’incontro è stato introdotto da Sabrina Florio, presidente di Anima per il sociale nei valori d’impresa, e moderato da Maria Cecilia Santarsiero, amministratore unico di Studio SantarsieroSrl e coordinatrice del progetto ‘Anime Felici’. L’evento fa parte del progetto ‘Anime Felici’ ideato e realizzato da Anima per il sociale nei valori d’impresa, associazione non profit promossa da Unindustria, ed è stato realizzato in collaborazione con Studio Santarsiero, per affrontare il tema della felicità nelle aziende e nella società, come funzione capace di costruire e dare senso alle attività umane, sia dal punto di vista individuale che organizzativo. “La nuova sfida del welfare aziendale – ha affermato Sabrina Florio, presidente di Anima per il sociale nei valori d’impresa – è la felicità dei dipendenti intesa come benessere dei collaboratori. Ecco perché diviene prioritario per le aziende attuare programmi di benessere organizzativo, che assecondino le esigenze e i bisogni dei lavoratori, in particolare dei ‘millennials’ e degli over 55, che oggi sono i segmenti di popolazione aziendale su cui l’azienda dovrebbe prestare maggiore attenzione”. “Diverse sono le iniziative sperimentali – ha continuato – che alcune aziende stanno mettendo in atto, a partire da forme di cooperazione tra senior e junior, alla formazione del Chiefhappinessofficer, il dirigente addetto alla felicità dei dipendenti. Per questo, sono state invitate al nostro workshop due aziende che stanno lavorando già da tempo su questo fronte, nella speranza che fungessero da stimolo per coloro che intendono investire nel welfare aziendale come strumento di crescita competitiva”. “Il ‘discorso’ sul benessere organizzativo è molto complesso poiché investe diversi livelli: quello individuale/soggettivo, quello del contesto organizzativo e della società in senso lato”, ha affermato Maria Cecilia Santarsiero, amministratore unico di Studio SantarsieroSrl e coordinatrice del progetto ‘Anime Felici’. “E’ comunque ormai acquisito, soprattutto per le grandi aziende, che per raggiungere i propri obiettivi strategici e di business è imprescindibile interrogarsi sul come creare un contesto in cui le persone che vi lavorano possano ‘vivere’ meglio in coerenza con le proprie spinte motivazionali”, ha aggiunto Santarsiero. “Oggi è più importante fare carriera o poter conciliare meglio vita privata e vita professionale? I bisogni professionali delle nuove generazioni in che modo sono diversi da quelle delle precedenti generazioni? I contesti che si caratterizzano per iniziative orientate al benessere contribuiscono a predisporre le persone alla felicità? Questi sono stati alcuni degli interrogativi sui cui si è provati a ragionare insieme con i nostri ospiti”, ha concluso.

Rete Imprese
ADDIO A 390 IMPRESE AL GIORNO

Il contesto economico in cui hanno dovuto operare le Pmi in questi anni è stato particolarmente duro: negli ultimi 12 mesi hanno chiuso oltre 390 imprese al giorno. Emerge da una ricerca di Rete Imprese Italia con il Ref. E se la crisi non si fosse mai verificata, il Pil oggi risulterebbe superiore del 15%, ovvero 230 miliardi di euro, rispetto ai livelli attuali, ”con evidenti riflessi sui bilanci delle imprese e sul tenore di vita delle famiglie”. Nonostante tutte le difficoltà, a trainare l’occupazione sono le micro-imprese, quelle con meno di 10 addetti, che sono riuscite a incrementare l’occupazione anche negli anni bui della crisi. Rete Imprese Italia calcola 375mila posti di lavoro in più fra il 2011 e il 2015. Va infatti considerato il ruolo delle piccolissime imprese nell’assorbire l’occupazione espulsa altrove, rappresentando uno sbocco occupazionale alternativo al lavoro dipendente. Cresce anche la qualità degli occupati nelle Pmi: +25% di laureati, pari a 530mila posti in più nel 2015 rispetto al 2007. Il primo ostacolo alla crescita è il fardello delle tasse continuano a schiacciare le Pmi italiane: l’incidenza fiscale supera infatti il 61% di media ma in alcune zone si spinge oltre il 70%, complice la fiscalità locale. “Diamo atto all’attuale Esecutivo della volontà di imprimere un’inversione generale di tendenza, dobbiamo però registrare che le scelte adottate in tema di fisco, con il taglio dell’Irap e del costo del lavoro, hanno inciso in modo diseguale fra piccole e grandi imprese, a vantaggio evidente di queste ultime” ha detto Massimo Vivoli, presidente di Rete Imprese. “Dello stesso taglio dell’Ires – ha aggiunto in occasione dell’assemblea nazionale dell’Associazione – beneficeranno soprattutto le imprese più strutturate”.

Carlo Pareto

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