mercoledì, 7 dicembre 2016
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Opinioni e commenti
 

Genocidio. Fino a 6 anni
per chi nega la Shoà
Pubblicato il 08-06-2016


negazionismoLa proposta di legge n. 2874-B sulle sanzioni penali relative al c.d. negazionismo, come modificata dal Senato, è stata approvata alla Camera dei deputati. Non si tratta di una modifica della  Legge Mancino, che già sanziona pesantemente chi istiga a commettere o commette atti di discriminazione per motivi razziali, etnici, nazionali o religiosi, bensì di un reato autonomo che punisce con la pena della reclusione dai due ai sei anni chi propaganda in tutto o in parte la negazione della Shoah o dei crimini di genocidio, dei crimini contro l’umanità e dei crimini di guerra”, come definiti dallo Statuto della Corte penale internazionale. In particolare si stabilisce che sono punite le condotte di propaganda, istigazione e incitamento, “commessi in modo che derivi concreto pericolo di diffusione”.
“Il dibattito che ha accompagnato questo provvedimento conferma la delicatezza del tema e la difficoltà a definire il confine tra libertà di opinione e pericolo di diffusione della propaganda, dell’istigazione all’odio, alla discriminazione: è un confine labile, a volte indefinibile”. ha affermato Pia Locatelli, capogruppo e deputata Psi, nella sua dichiarazione di voto.
“Con questo provvedimento noi decidiamo di definirlo questo confine e decidiamo di mandare in prigione, fino a sei anni, chi questo confine oltrepassa. Quindi, nelle intenzioni, non stiamo introducendo un reato di opinione; il reato sussiste solo nel caso in cui vi sia il concreto pericolo di diffusione, pericolo che va accertato dal giudice, non essendo sufficiente la pubblicità dell’espressione del pensiero”. Dice ancora la deputata socialista.
“Sappiamo che questa iniziativa legislativa nasce dalla preoccupazione per il ripresentarsi di fenomeni di antisemitismo, razzismo, xenofobia, preoccupazioni che condividiamo. Negare la Shoà, così come negare altri genocidi o i crimini di guerra, è senza dubbio un fatto gravissimo da condannare. Riteniamo però che queste manifestazioni vadano ostacolate, contrastate, più che con il codice penale, attraverso l’educazione civica, l’educazione al rispetto delle diversità, la memoria, la cultura, nelle aule scolastiche”, prosegue Locatelli.
“Invece questo provvedimento prevede che la pena della detenzione da due a sei anni si applichi se “la propaganda ovvero l’istigazione e l’incitamento, sono commessi in modo che derivi concreto pericolo di diffusione. Ma – aggiunge – come si può valutare il pericolo di diffusione? Rischiamo una indefinitezza della norma che lascia un’ampia discrezionalità di interpretazione ai giudici. Ma è proprio il caso di produrre norme dalla cui interpretazione si può ricavare tutto e il contrario di tutto?
Nella migliore delle ipotesi questa legge rischia di essere inutile, nella peggiore può essere dannosa, perché quando si rischia di punire con il carcere l’espressione di un pensiero, anche il più aberrante, il confine tra prevenzione e censura, o, ancor peggio tra democrazia e dittatura diviene labile, pericolosamente labile”. Spiega ancora Pia Locatelli.
“Per queste ragioni la componente socialista si asterrà su questo provvedimento”, ha concluso la deputata socialista.

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