domenica, 4 dicembre 2016
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Opinioni e commenti
 

ONU. Un seggio a metà per Italia e Olanda
Pubblicato il 29-06-2016


Onu Consiglio sicurezzaNew York, 29 giugno – Dopo ormai cinque giorni di passione, di alti e bassi, di incertezza sul futuro nella quale la Brexit ha precipitato l’Unione Europea, un segnale di speranza arriva inaspettatamente dalle Nazioni Unite, dove ieri si è svolta una delle votazioni più imprevedibili di sempre per il rinnovo del Consiglio di Sicurezza.

Ogni anno l’Assemblea Generale delle Nazioni Unite elegge a rotazione cinque dei dieci membri non permanenti del Consiglio di Sicurezza, organo esecutivo delle Nazioni Unite, che occupano un seggio per due anni.

Per la prima volta le votazioni si sono svolte a giugno dell’anno precedente, piuttosto che all’inizio dell’anno, per dare ai Paesi la possibilità di prepararsi meglio all’incarico.

L’Italia, candidata per il biennio 2017/2018, pur essendo partita molto favorita nella sua sfida contro Svezia ed Olanda per la conquista di uno dei due seggi WEOG (Western Europe and Others Group), lasciati liberi dalla Spagna e dalla Nuova Zelanda, si è trovata invece a giocare una partita molto più difficile del previsto.

Nonostante le voci, sempre più insistenti negli ultimi giorni, di una rimonta svedese, che infatti ha assicurato il seggio già dalla prima votazione con 135 voti, si sperava che il profilo forte della candidatura italiana, che ha puntato moltissimo sulle operazioni di peacekeeping e sui “caschi blu della cultura”, sul clima, ma anche sul ruolo in Africa e Medio Oriente, incluso in Libia e nel Mediterraneo, bastassero ad assicurare il seggio.

Lunghi anni di paziente e attento lavoro diplomatico, intensificato anche dall’Expo dell’anno scorso, non sono però purtroppo bastati, complice circa una ventina di franchi tiratori. L’Italia ha potuto contare sull’appoggio dei Paesi africani, grazie anche al recente lavoro della Farnesina, e di alcuni latinoamericani e del Pacifico. Tanto l’Italia quanto l’Olanda, però, a causa della posizione forte sulla riforma del Consiglio di Sicurezza, hanno pagato il mancato appoggio di alcuni Paesi influenti che avrebbero potuto spostare l’ago della bilancia. Dalla sua, l’Olanda aveva invece le ex colonie, con le quali ha mantenuto rapporti diplomatici privilegiati, e alcuni Paesi europei in più.

Dopo le vittorie al primo turno, oltre che della Svezia, della Bolivia e dell’Etiopia, e del Kazakhstan al secondo, tuttavia, la situazione dell’Italia e dell’Olanda è sembrata da subito molto difficile. Nonostante sia partita in testa, l’Olanda non è infatti riuscita a raggiungere i due terzi dei voti (128) che le avrebbero consentito l’elezione e, dopo una serie di ballottaggi con risultati sempre più ravvicinati, si è arrivati all’incredibile conclusione di 95 voti a testa alla quarta votazione.

È stato a questo punto che il Ministro Gentiloni ed il Rappresentante Italiano presso l’Onu, l’Ambasciatore Cardi, si sono riuniti nello studio del Presidente dell’Assemblea Generale Lykketoft con i loro omologhi olandesi, per riuscirne una mezz’ora più tardi con in mano quella che è stata definita “una proposta da gentiluomini”.

Secondo una pratica molto rara, ma non inedita, anche se un po’ desueta, Italia ed Olanda hanno deciso di spartirsi il seggio, fermando simbolicamente le votazioni su questa “straordinaria opportunità” di raggiungere un pareggio perfetto.

Il Ministro degli Esteri Olandese Bert Koenders ha parlato per primo, osservando che “L’Assemblea Generale ha inviato un chiaro segnale, cioè che approva allo stesso modo Italia e Olanda” e che dunque per rispettare la volontà degli Stati non si può far altro che dividere oneri e onori del seggio.

Per usare le parole del Ministro Gentiloni, i due Paesi hanno “voluto lanciare un messaggio di unità fra due Paesi europei”, quanto mai necessario in questi momenti di incertezza. Si tratta in un certo senso anche di un tentativo ibrido di costruire nella pratica quel seggio permanente dell’Unione Europea sulla cui nascita tanto l’Italia che l’Olanda si stanno spendendo da lungo tempo. Secondo la decisione, che verrà formalizzata questa mattina (alle 16 ora italiana) durante una riunione del gruppo WEOG, l’Italia servirà nel 2017, in contemporanea anche alla presidenza del G7, per poi dimettersi e lasciare il posto all’Olanda nel 2018.

Così, mentre l’Unione Europea vive una delle sue crisi più profonde, questa soluzione diplomatica “di scuola”, diventa nella mezza delusione, un’occasione per ribadire l’unità del progetto europeo e la necessità di una collaborazione costante, dimostrando così con un esempio più che concreto, che il futuro dell’Europa non può esistere se non in comune.

Costanza Sciubba Caniglia

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