giovedì, 8 dicembre 2016
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Opinioni e commenti
 

Renzi: “Non è un voto di protesta ma di cambiamento”
Pubblicato il 20-06-2016


Matteo Renzi“Non è un voto di protesta ma di cambiamento non solo nei comuni in cui ha vinto M5S. Ha vinto chi ha interpretato meglio l’ansia di cambiamento”. Ha detto Matteo Renzi commentato il voto amministrativo. E ancora: “Confermiamo che il voto ha ragioni di forte valenza territoriale ma c’è un elemento nazionale: una vittoria netta e indiscutibile nei comuni dei 5 stelle contro di noi”. E sulla legge elettorale: “L’Italicum non è un tema all’ordine del giorno”. “Siccome – ha continuato Renzi commentato il voto – in alcuni comuni abbiamo perso e in altri abbiamo avuto risultati positivi dovremo cercare di riflettere e dare il meglio perché la prossima volta non succeda. È normale che dopo due anni di governo in alcuni Comuni siamo andati bene, in altri male, non vedo particolari novità. Novità è se una volta finita la campagna elettorale i cittadini vedono i risultati se no è solo il gioco della politica. Chi vuole collaborare con noi ci siamo”.
E sul proprio partito ha aggiunto: “Nel Pd faremo un confronto ampio e articolato, una discussione franca, a viso aperto, su tutte le questioni” rinviando il confronto (o lo scontro) alla direzione di venerdì prossimo.

Dalla minoranza interna Roberto Speranza ha attaccato il “doppio incarico di segretario e premier non fa bene al Pd. Non voglio usare questo argomento contro la leadership: Renzi deve ancora fare la sua valutazione, lo ascolterò. Ma dico che bisogna cambiare rotta o facciamo un errore non recuperabile”. “Bisogna cambiare rotta sulle politiche, come la scuola o l’abolizione della tassa sulla prima casa ai miliardari, e riorganizzare un partito che appare sfilacciato. Da segretario Renzi non l’ha fatto in maniera efficace”.

Chi ha vinto e chi ha perso è abbastanza chiaro. Il Movimento 5 Stelle raccoglie più di quanto immaginava, aggiudicandosi Roma e Torino. Roma era una città che usciva da un vuoto politico senza precedenti dove gli scandali degli ultimi anni avevano affievolito ancora di più la fiducia degli elettori nella classe dirigente locale. Almeno quella che aveva guidato la città nei tempi recenti. Ma a Torino questo vuoto non c’era. La conferma che viene dalle urne è che quanto al ballottaggio vanno i grillini, la destra li vota e lo stesso fa la sinistra radicale riuscendo a rompere uno schema che ha ingessato a lungo la nostra politica. I presupposti del partito della nazione di scontrano con questa realtà. I voti della destra  e della sinistra che non si riconosce del Pd, al secondo turno, sono finiti ai 5 Stelle.

Ma oltre agli attori principali queste amministrative hanno avuto altri interpreti di cui si è parlato meno: Lega e Forza Italia. Il centrodestra nel suo complesso ha ottenuto più sindaci del centrosinistra. Ha sfiorato la conquista di Milano, ha ripreso Trieste, dopo anni di amministrazione del centrosinistra, e ha preso Benevento con Clemente Mastella. A conti fatti ha portato a casa 10 amministrazioni contro le 9 del Pd. Ma la grande sconfitta della destra è la Lega che perde a Varese. Salvini ha usato queste elezioni per lanciarsi alla guida del centrodestra. Una sorta di primarie. E questa corsa la ha persa dimostrando di non essere in grado di guidare una colazione. A Milano ha avuto un ruolo marginale e a Roma ha giocato per rompere la coalizione per poi prenderne la guida, ma i cocci sono ancora tutti per terra.

Da segnalare il ritorno di Clemente Mastella che dopo un lungo periodo di assenza dalla scena politica è stato eletto al ballottaggio sindaco di Benevento, sostenuto da liste civiche, Fi e Udc.

Ginevra Matiz

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