domenica, 4 dicembre 2016
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Opinioni e commenti
 

“Repubblica”, D’Alema e il lusso del virgolettato
Pubblicato il 15-06-2016


D'Alema-Renzi-UeIl lusso del virgolettato è una libertà che i giornali non dovrebbero prendersi. Non è neanche la prima volta che succede. Ma i vizi e i lussi, come risaputo, si perdono difficilmente. Questa volta è successo con delle frasi attribuite a Massimo D’Alema e riportate da “Repubblica” in un retroscena che parte dalla prima pagina.

Il quotidiano romano scriveva che D’Alema, pur di mandare via Renzi, “sarebbe disposto a votare Lucifero, figuriamoci se può tirarsi indietro davanti alla candidata grillina di Roma Virginia Raggi”. Parole che D’Alema avrebbe detto in colloqui con amici “durante la campagna elettorale che ha fatto in giro per l’Italia nei comuni dove lo hanno chiamato i fedelissimi, l’ex premier – raccontano – ha svelato la sua scelta romana: «Voto per la Raggi e invito chi mi chiede un consiglio a fare altrettanto». Sfoghi, battute, sarcasmi distribuiti a pioggia, perché non vi è traccia di dichiarazioni ufficiali. Ma l’obiettivo è abbastanza chiaro: indebolire l’attuale segretario del Pd, far cadere il suo governo «e dopo mettersi al lavoro per ricostruire la sinistra riformista». Sulla strada di questo traguardo si passa da due tappe: quella di domenica, i ballottaggi di Roma e Milano, e il referendum costituzionale di ottobre. Già dalla prossima settimana D’Alema si prepara a costituire i comitati del No”.

Insomma “la Repubblica” ha riportato dei virgoletti attribuiti a D’Alema e basati su frasi dette da altri. Nulla di più evanescente. Affermazioni che la portavoce di D’Alema, Daniela Reggiani, ha prontamente smentito: “L’articolo pubblicato da ‘Repubblica’ è falso. I numerosi virgolettati riportati, a cominciare dal titolo, corrispondono a frasi mai pronunciate. D’altra parte, l’autore non precisa né dove, né quando, né con chi sarebbero state dette. Le riunioni di cui si parla non si sono mai svolte. La ricostruzione è frutto della fantasia del cronista e della volontà dei suoi mandanti. D’Alema, che è quasi sempre all’estero, non ha avuto modo di occuparsi della campagna elettorale di Roma”. Parole chiare che riportano un po’ di tranquillità nel Pd. Chi in mattinata aveva letto i giornali era caduto dalla sedia. La vice-segretaria Debora Serracchiani liquidava così la questione: “Siamo di fronte a questioni personali. Sfasciare tutto non serve”.

Ma dopo la smentita di D’Alema un tranquillato Guerini aggiungeva: “Polemica chiusa. Lo aspettiamo a uno dei tanti gazebo per Giachetti che in questi giorni riempiono la città”. “Non mi occupo di retroscena. Non mi appassionano e penso che non appassionino nemmeno gli italiani”.

“Repubblica” naturalmente conferma tutto. Ma sul fronte di D’Alema l’impressione è che quanto scritto non sia frutto di “fantasie giornalistiche delle quali lo stesso D’Alema non vede disattenzione del cronista mentre si ha l’impressione che sia invece un vero e proprio dolo che supponiamo abbia un’origine nella sede non diciamo del taverniere fiorentino ma certamente nel suo entourage”. Lo si legge ne “la Velina Rossa” di Pasquale Laurito, molto vicino all’ex segretario dei Ds negli anni della sua premiership. “E’ in corso un gioco politico che dura da molte settimane”, e, rimarca Laurito, “D’Alema non ha voluto commentare i risultati delle Comunali proprio per non essere trascinato in un gioco assurdo, quasi a far apparire che l’incapacità attuale sia dovuta a Massimo D’Alema presentato come ‘amico di Lucifero’: un modo per fare caciara e intestare ad altri il prevedibile insuccesso del Pd alle amministrative”. La Velina rossa sottolinea dunque: “Chi conosce bene D’Alema sa che tutto si può dire tranne che non sia un uomo serio”. E in ogni caso “se D’Alema è stato rottamato dal taverniere fiorentino perché gli si attribuisce tanta rilevanza politica? Chi è causa del suo mal, pianga se stesso”.

Ginevra Matiz

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