venerdì, 9 dicembre 2016
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Opinioni e commenti
 

Roland Garros: la pioggia bagna di fortuna Djokovic
Pubblicato il 06-06-2016


Serbia's Novak Djokovic clenches his fist after scoring a point in the quarterfinal match of the French Open tennis tournament against Spain's Rafael Nadal at the Roland Garros stadium, in Paris, France, Wednesday, June 3, 2015. (AP Photo/Christophe Ena)

Novak Djokovic(AP Photo/Christophe Ena)

Protagonista la pioggia al Roland Garros, che ha costretto a numerose interruzioni. Forse mai c’era stata in passato un’edizione così “piovigginosa” a Parigi, con rovesci persistenti, e maltempo costante ed intenso, quanto mai neppure a Wimbledon forse si era registrato finora. Ha piovuto tanto, dunque, ma alla fine si è giocato e si è arrivati alla conclusione di un torneo che è stato in special modo interessante in particolare per quanto ha riguardato il tabellone maschile, con un livello di gioco molto alto.

Notevole in primis da parte del vincitore: il numero uno al mondo Novak Djokovic, che è riuscito a realizzare il suo sogno di vincere l’unico Grande Slam che mancava al suo albo, il più ambito probabilmente, dove lo scorso anno Stan Wawrinka gli impedì di trionfare. Quest’anno nulla lo ha potuto fermare: neppure Andy Murray in finale, sebbene avesse vinto contro di lui a Roma. Troppo in forma il serbo per essere dominato, troppo determinato, deciso, ispirato per mollare o rinunciare e non lottare sino all’ultimo, troppo preciso tecnicamente e tatticamente per non riuscire ad imporsi in campo. Così ha regolato facilmente la testa di serie n. 2 in quattro set: dopo aver perso il primo per 6/3, tutto in discesa per lui, che ha preso sempre più possesso del campo, in un match diventato a senso unico. Sempre più padrone del gioco, ha controllato bene da fondo l’avversario, per poi venire moltissimo avanti a rete a chiudere in accelerata, quasi avesse fretta di vincere: una corsa la sua verso il traguardo più auspicato, diventata sempre più facile. Gli altri tre set li ha conclusi facilmente per 6/1 6/2 6/4. In vantaggio con un break sin dal primo game dell’incontro, che poi Murray ha recuperato subito, anche nell’ultimo set Djokovic avrebbe potuto terminare molto prima l’incontro, ma si è fatto rimontare dal 5/2 fino al 6/4. Concentrato, non è sembrato mai troppo preoccupato; anzi, Nole è apparso avere ben chiaro in mente ciò che voleva fare. Viceversa, Andy è parso andare un po’ in confusione e in difficoltà, si è innervosito e ha perso punti, regalando errori non forzati preziosi al numero uno. Djokovic è stato protagonista anche per la sua trovata molto simpatica di salutare, alla fine di ogni match, il pubblico chiamando in campo i raccattapalle per farsi aiutare ad inviare simbolicamente il suo affetto, con un gesto quasi a voler regalare il suo cuore, protendendosi in avanti verso gli spettatori a braccia aperte e inviando sorrisi di complicità. Quello parigino sugli spalti, infatti, lo ha sentito particolarmente di pubblico ed era visibilmente commosso alla premiazione finale.

La conclusione è stata un commento sincero in cui ha evidenziato che questa vittoria al Roland Garros è stato “uno dei momenti più speciali ed emozionanti (forse quello più in assoluto di tutti) della sua carriera”. Ha vinto sempre facilmente sin dai primi turni, ha rotto persino le corde di due racchette di seguito in un set, qualcuna ne ha sbattuta a terra quando non è riuscito ad essere perfetto come avrebbe voluto, si è preso anche qualche warning e penalty point, ma poi ha guadagnato sempre più terreno nel torneo, tranquillizzandosi e sempre più lucido e sereno tatticamente e più incisivo tecnicamente. Ha fatto sentire la sua personalità e il suo carisma in campo, quando ha chiesto ed ottenuto ad esempio l’interruzione per pioggia contro Berdich, che si è molto lamentato ritenendolo un comportamento scorretto (quasi che, a suo avviso, non fosse stata la giudice di sedia a decidere per lo stop, ma avesse preso l’iniziativa il serbo). Tuttavia Thomas è stato completamente stracciato dal futuro vincitore, che al rientro in campo ha subito chiuso il match in pochi games. Dunque un Grand Slam ricco di emozioni forti quello di Djokovic, segnato da molti episodi curiosi e significativi, ma che lo hanno visto sempre protagonista. Ad assistere alla finale sugli spalti, da segnalare che c’erano Leonardo Di Caprio ed Adriano Panatta, quest’ultimo poi intervenuto anche alla premiazione. L’altro protagonista maschile, dopo il ritiro di Nadal per un problema al polso (a rischio frattura, che gli ha impedito di poter continuare a giocare), è stato sicuramente Stan Wawrinka; lo svizzero non solo ha giocato bene ma, durante il medical time out abbastanza lungo dell’avversario, si è messo a palleggiare con un raccattapalle e suo fan molto divertito e contento da tale opportunità. I campioni veri si vedono anche da questi piccoli gesti di rispetto verso chi lavora intorno a loro.

Impressionante tanto quanto il serbo, nel femminile, la spagnola Garbine Muguruza che, dopo una semifinale strepitosa (in cui ha elimnato la Stosur agevolmente per 6/2 6/4), in una finale eccezionale ha sconfitto la favorita Serena Williams, alla sua 25esima finale e che inseguiva la 22esima vittoria. L’americana aveva conquistato già quattro volte in passato il Roland Garros, ma nulla ha potuto stavolta contro la spagnola, artefice di una “finale perfetta”, come ella stessa l’ha definita. Ha dato il massimo su ogni colpo perché sapeva che avrebbe dovuto tenere un ritmo alto su ogni punto contro la Williams e così ha fatto. Non ha abbassato mai la guardia, ma anzi ha spinto di più e messo più pressione nei momenti decisivi, prendendo l’iniziativa ed anticipando la numero uno al mondo. La Muguruza si è dimostrata, così, una giocatrice assolutamente interessante e da tenere d’occhio, colei forse più in grado di competere e contendere il primato mondiale alla statunitense. La testa di serie n. 4 si è imposta con il punteggio di 7/5 6/4, facendosi rimontare nel primo set, ma poi chiudendo prima di arrivare al tie-break. Buon torneo e buona performance anche per Kiki Bertens, che a Roma non aveva particolarmente brillato, ma che qui in Francia è arrivata sino alla semifinale mettendo in difficoltà proprio Serena, che è riuscita a portare a casa la partita solo per 7/6 6/4. Tie-break particolarmente lottato, chiuso per 9 punti a 7, che ha rischiato quasi di perdere. Forse un leggero problema muscolare alla gamba ha svantaggiato la Bertens. La Williams, tuttavia, aveva sofferto anche nei quarti contro la Putintseva, giovane esordiente da tenere in considerazione, che le ha strappato addirittura un set (il primo) per 7/5; poi l’orgoglio e la rabbia della numero uno al mondo hanno avuto il sopravvento e così la minore delle sorelle Williams si è imposta per 6/4 nel secondo; al terzo c’è stato il crollo della nuova promessa del tennis mondiale femminile, che ha ceduto in modo netto per 6/1, evitando il ko tecnico (6/0) per poco. Peccato sul serio per la Putintseva, ma Serena ha davvero tremato ed è apparsa in affanno a tratti, tra lo scoraggiata e il demoralizzata (quasi insoddisfatta di un suo calo di rendimento), quasi priva di quel mordente che solo la sua ostinazione tenace le hanno fatto ritrovare.

Barbara Conti

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