giovedì, 8 dicembre 2016
Facebook Spazio Twitter Spazio RSS Spazio
Opinioni e commenti
 

Sale l’occupazione, ma il Pil perde slancio
Pubblicato il 06-06-2016


BankItalia

La crescita italiana sarà minore di quanto previsto dal governo. Secondo le stime di Bankitalia infatti il Pil aumenterà dell’1,1% quest’anno rispetto all’1,5% stimato a gennaio. Nelle proiezioni macroeconomiche per l’economia italiana via Nazionale ha anche ridotto la stima per il 2017 dall’1,5% all’1,2%. Il governo, invece, prevede una crescita dell’1,2% per l’anno in corso e dell’1,4% e dell’1,5% nel 2017 e nel 2018, rispettivamente.

“Nel primo trimestre di quest’anno il pil è aumentato dello 0,3%, con un lieve rafforzamento rispetto alla fine del 2015; le più recenti informazioni congiunturali indicano una crescita analoga per il trimestre in corso”, ha spiegato Bankitalia. Inoltre l’inflazione in Italia, rimarrà ancora pari a zero quest’anno per poi risalire solo gradualmente allo 0,9% nel 2017 e all’1,5% nel 2018. L’andamento dei prezzi riflette sia il contributo dei beni importati sia dei prezzi interni, trainati dalla ripresa ciclica dei margini di profitto. Al netto della componente energetica, l’indice dei prezzi al consumo aumenterà, invece, dello 0,6% quest’anno, dell’1% nel 2017 e dell’1,5% nel 2018.

Proseguirà, invece, il miglioramento del mercato del lavoro in Italia grazie al progressivo consolidamento dell’attività economica e agli interventi di sostegno alla domanda di lavoro. L’occupazione totale è destinata ad aumentare di circa il 2% entro il 2018, con un aumento del 2,5% considerando solo il settore privato. Contestualmente, il tasso di disoccupazione è visto al 10,8% nel 2018 con un calo dell’1% rispetto l’anno scorso.

Gli economisti di Bankitalia spiegano che il quadro risente della debolezza dello scenario internazionale, con il rallentamento delle economie emergenti. I principali fattori di incertezza che gravano su questo scenario sono di natura globale: una prosecuzione della fase di debolezza delle economie emergenti e una ripresa meno intensa di quelle avanzate potrebbero frenare gli scambi internazionali più a lungo di quanto qui prefigurato; al contempo, un aggravamento delle tensioni geopolitiche potrebbe tradursi in un aumento della volatilità dei mercati finanziari e dei premi per il rischio.

Continueranno a sostenere la crescita le condizioni monetarie ampiamente espansive, l’orientamento della politica fiscale e il permanere del prezzo del petrolio su bassi livelli. Inoltre, una maggior crescita delle componenti interne potrebbe essere associata agli interventi delineati nel quadro programmatico presentato nel Def (Documento di economia e finanza) 2016, ma una valutazione dei loro effetti sarà possibile successivamente alla definizione dei dettagli dei singoli provvedimenti.

Redazione Avanti!

bce Berlusconi bersani camera CGIL crisi elezioni Enrico Buemi europa Forza Italia Francia Germania governo Grecia Grillo Inps ISIS ISTAT italia italicum lavoro Lega M5S Marco Di Lello Matteo Renzi Nencini Onu Oreste Pastorelli pd pensioni Pia Locatelli pil psi Renzi Riccardo Nencini roma Russia Sel senato socialisti Spagna UE UIL Unione europea USA



Lascia un commento