sabato, 21 gennaio 2017
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Opinioni e commenti
 

Femminicidio. Sara, vittima
di un sistema maschilista
Pubblicato il 03-06-2016


Sara Di PietrantonioSara Di Pietrantonio, uccisa dal suo ex fidanzato – il reo confesso Vincenzo Paduano – sarebbe stata maltrattata da quest’ultimo una settimana prima del delitto. Il ragazzo avrebbe visto la giovane baciare il suo nuovo fidanzato così, dopo averla presa per un braccio e fatta entrare nella propria automobile, le avrebbe detto: «Te la farò pagare». Sara, che non è stata libera di decidere della propria vita, aveva giustificato l’ex sostenendo: «Vincenzo è una brava persona, sta soffrendo».

Vincenzo Paduano, guardia giurata, ha raccontato che la sera dell’omicidio aveva intenzione di incendiare l’automobile del nuovo fidanzato della ragazza, aggiungendo: «Volevo spaventarla. Non ho colpito Sara. Ho acceso la sigaretta. Eravamo vicini, stavamo continuando a discutere, c’è stata una fiammata. Me ne sono andato. Mi vergognavo». La presenza di liquido infiammabile, però, per gli inquirenti lascia pensare alla premeditazione e saranno inoltre da valutare i risultati degli accertamenti tecnici in corso.

Riguardo «la crudeltà con la quale Sara è stata uccisa», Pia Locatelli, capogruppo del PSI e presidente del Comitato Diritti Umani alla Camera, ha dichiarato, durante un’intervista al giornale “Il Mattino”, che «deve spingere tutti a riflettere: dal gennaio dell’anno scorso ad oggi si contano 155 femminicidi. Nel nostro Paese vive ancora una cultura maschilista che concede attenuanti agli uomini violenti: è bene che tutti, magistrati compresi, siano formati alla luce di una cultura paritaria che spezzi l’onda lunga del pregiudizio in un Paese in cui il delitto d’onore è rimasto in vigore fino al 1981».

A confermare la tendenza maschilista e “di controllo” nei confronti della vittima vi è il fatto che Vincenzo Paduano avrebbe utilizzato un’applicazione di geolocalizzazione per spiare Sara. A tal proposito, dai media sono stati sollevati dubbi morali sull’utilizzo di questo tipo di applicazioni per smartphone, che potrebbero violare la privacy e, come in questo caso, facilitare il carnefice nel seguire la propria vittima. La natura di questi sistemi dovrebbe essere utilizzata in modo differente, ovvero tra membri della famiglia per poter seguire bambini minorenni, o persone che potrebbero avere la necessità di essere rintracciate (ad esempio persone con problemi di memoria). Ciò nonostante, anche nell’ambito familiare, quando si giunge ad una separazione tra coniugi, è opportuno prendere precauzioni affinchè le applicazioni utilizzate in precedenza cessino di funzionare, impedendo alle “App” di consentire la geolocalizzazione dalle impostazioni del telefonino e cambiando le password condivise.

Alessia Malachiti

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