mercoledì, 7 dicembre 2016
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Opinioni e commenti
 

Scrive Alessandro Nardelli:
35 anni fa la tragedia di Vermicino
Pubblicato il 13-06-2016


Era il 10 Giugno 1981, esattamente trentacinque anni fa, quando il piccolo Alfredino Rampi, stava divertendosi, giocando vicino alla sua casa di campagna. Suo padre, che aveva acconsentito alla richiesta del figlio di poter rimanere ancora un po’ li, tanto poi sarebbe tornato da solo a casa, non sapeva invece che quella giornata sarebbe stata l’inizio di una straziante agonia per il suo bambino. Alfredino, infatti, andò a finire in un pozzo artesiano, non si sa se perché finitoci da solo, o, ipotesi sconvolgente ma ventilata, perché spinto dentro da qualcuno.

Il piccolo rimase incastrato fra le strette pareti di quel buco nel terreno, e a nulla valsero i tentativi di salvarlo, da parte di contorsionisti, o gente dal fisico minuto, come l’eroico 37 enne Angelo Licheri, un autista- facchino presso la tipografia romana “Quintini” di via di Donna Olimpia. Neanche quest’ultimo riuscì a salvare Alfredino, nel frattempo scivolato a 61 metri, per via delle vibrazioni delle trivelle, così lente che nulla hanno potuto fare. Licheri però ci andò molto vicino al bambino, gli parlò, gli pulì la bocca dal fango, cercò di portarlo via da quel terribile cunicolo di morte. Ma a un certo punto, dopo mezz’ora, quasi il doppio del tempo che un essere umano può rimanere in uno spazio così angusto, dovette arrendersi. Venne dichiarata la morte presunta di Alfredino, alle 7,20 di sabato 13 giugno.

Due figure su tutte spiccarono in quella campagna di Vermicino, che momento dopo momento si trasformò in un angosciante scenario di un film drammatico.

La prima è quella della televisione italiana, con la vicenda del bambino scivolato nel pozzo, entrata come un fulmine a ciel sereno nei salotti e nelle cucine degli italiani, in particolare, grazie alla diretta televisiva no-stop della RAI, (che per l’occasione aveva calato nel pozzo un microfono per amplificare le grida del bambino), durante le ultime cruciali 18 ore del triste evento.

La seconda è quella dell’allora Presidente della Repubblica, Sandro Pertini, che si comportò da uomo, ex partigiano, patriota e Istituzione, non esitando neanche un secondo a raggiungere di persona il luogo dell’accaduto. Una volta arrivato, egli, indossando le cuffie vicino al pozzo, cercò di parlare con Alfredino, il quale però oramai rispondeva solamente con flebili lamenti. La presenza di Pertini, era la dimostrazione, di come a lui, non interessasse stravolgere il rigido cerimoniale del Quirinale, che non prevedeva una presenza in prima linea del Presidente della Repubblica in queste situazioni. Lui però sapeva che doveva esserci, per stare vicino alla famiglia Rampi, per esortare i soccorritori a dare il massimo, ma soprattutto per dimostrare che l’Italia era presente nei momenti di giubilo, ma anche in quelli di angoscia, stretta ai propri figli.

Sandro Pertini amava dire che “i giovani e gli anziani devono camminare insieme, fianco a fianco, gli uni con l’entusiasmo e l’esuberanza che li caratterizza, gli altri con l’esperienza e la provata fatica delle conquiste che li ha irrobustiti”. Mi piace immaginare il “giovane” Presidente della Repubblica e il piccolo Alfredino, finalmente salvo, entrambi stretti un abbraccio liberatorio, per mettere fine a quel brutto incubo, ed iniziare un cammino di amicizia, che, immaginando la sensibilità di Pertini, sono certo, sarebbe stata fraterna. Resta invece il pianto a dirotto di Angelo Licheri, tirato fuori dal pozzo dopo aver sfiorato le mani del piccolo angelo di Vermicino, non riuscendo però a tirarlo su.

Alessandro Nardelli

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Commenti all'articolo
  1. Aggiungo che assai tristi e fuori luogo furono le critiche che alcuni, a posteriori, rivolsero a Pertini. Lo si accusò di mania di protagonismo, di avere utilizzato la tragedia per mettersi in mostra. Come se Pertini avesse bisogno di questo…
    Sandro Pertini, uomo vero, seppe essere il Presidente di tutti, il padre degli italiani in quanto popolo, e per questo volle essere lì, per essere il Presidente di Alfredino e dei suoi cari. Non tutti capirono il significato della sua presenza a Vermicino.
    Saluti, Mario.

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