sabato, 3 dicembre 2016
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Opinioni e commenti
 

Scrive Antonio Ciuna:
Continua la precarietà
dei trasporti sullo Stretto
Pubblicato il 13-06-2016


Gentile Direttore,
Con le mie ultime  lettere pubblicate grazie al suo giornale, ritenevo che non ci sarebbero state più le opportunità di commentare, da comune lettore, altri importanti argomenti  di rilevanza politica popolare.

Purtroppo e con amarezza ho appreso dalla stampa locale che, i già precari trasporti sullo Stretto di Messina subiranno in avvenire ulteriori limitazioni a seguito l’ ennesimo rinvio dei lavori strutturali del porto di Tremestieri e, come se non bastasse, dal prossimo 1 luglio cesserà il servizio di traghettamento con gli aliscafi della R.F.I sulla rotta tra Messina e Villa S:G: se non arriveranno da parte dello Stato i necessari finanziamenti.
La perenne precarietà dei trasporti sullo Stretto, oltre a impoverire sempre di più le economie delle due città metropolitane di Messina e Reggio C. ha fatto deviare i traffici dei viaggiatori e delle merci sui mezzi navali ed aerei che, per le evidenti minore potenzialità di tali mezzi di trasporto rispetto  alle autostrade  e alle ferrovie, ha contribuito a strozzare qualsiasi sviluppo economico delle due regioni della Sicilia e della Calabria.
I detrattori del Ponte sullo Stretto hanno sempre sostenuto e sostengono  che il traffico sullo stretto può essere migliorato e reso più efficiente aumentando e il numero delle navi traghetto e le corse marittime.Dette persone non si rendono conto però degli elevati costi d’esercizio che si devono affrontare per armare le navi, dotarli di equipaggio e eseguire le manutenzioni e delle strutture e dei macchinari. Un tempo.detti costi dei mezzi di trasporto pubblico  gravavano sul bilancio dello Stato. Oggi non è più così.
E’  importante rilevare inoltre, la grande differenza dei costi d’esercizio che esiste tra un armatore privato e un armatore pubblico. Per molti motivi,anche di natura sindacale facilmente intuibili, l’armatore pubblico è tenuto ad osservare con maggiore attenzione le norme che regolano il rapporto di lavorio tra l’Azienda e i propri dipendenti,da ciò si deduce che l’Azienda pubblica stessa è costretta a sostenere costi di esercizio più elevati rispetto all’armatore privato e,in conseguenza, non essendo più competitiva sul mercato dei trasporti e in mancanza di finanziamenti pubblici è costretta a interrompere il servizio. Sembrerà irreale ma in effetti ci troviamo nella situazione un po’ demenziale come quel cane che si rincorre più volte per mordersi la coda.
Pur non essendo un tecnico ma avendo seguito nel tempo le cronache sulle serie problematiche operative e funzionali del porto di Tremestieri, i lavori per il suo potenziamento (in atto sospesi) saranno sempre limitativi e non garantiranno mai né la regolarità del traffico né la quantità dei veicoli  che un tempo di trasportavano sullo Stretto. Il litorale ionico, avendo per la sua morfologia una pendenza eccessiva a partire dalla battigia,per potere realizzare o potenziare il porto con nuove invasature per accogliere più navi, dovranno realizzarsi  dighe foranee in cemento armato alte oltre 30 -40 mt a partire dal fondo del mare per una lunghezza di parecchie centinaia di mt. Tali strutture continueranno a creare seri problemi di insabbiamento delle  invasature al verificarsi delle risacche causate dalle violente mareggiate di origine sciroccali e dalle forti correnti marine che raggiungono a volte la velocità di otto nodi l’ora (15 km-h). La realizzazione di tali opere comporterà maggiore cementificazioni del mare con la conseguenza  inevitabile di provocare gravi danni alla fauna e alla flora marina. Quindi c’è da aspettarsi anche questa volta una violenta protesta da parte degli ambientalisti, dei verdi, del WWF e altre organizzazioni del genere.
Analizzando per quanto possibile ,le relazioni tecniche e commerciali elaborate dai maggiori esperti del settore Ponti sospesi a lunga campata,si rileva anzitutto che dai calcoli fatti dagli ingegneri, che hanno valutato attentamente e la soggezione di zona sismica e l’azione dei forti venti ,la grande opera del Ponte sullo Stretto è fattibile, mentre dal lato economico si osserva un sostanziale equilibrio tra costi e benefici.
Sono del parere comunque che, valutata l’opportunità che la maggior parte dei costi per realizzare l’opera verrà sostenuta dal capitale privato,che ha sempre un fine speculativo,la Politica ha l’occasione non più ripetibile di decidere di realizzare l’opera. Il Governo quindi ha l’occasione per dare un sostanziale e potenziale contributo per aiutare il Meridione a sollevarsi da una lunga e continua grave crisi. L’apertura dei cantieri consentirebbe l’occupazione di oltre 40.000 operai nell’arco di tempo di costruzione del ponte e tenuto conto che si svilupperà l”indotto, le comunità territoriali della Sicilia e della Calabria riceveranno un  grande beneficio.
Antonio Ciuna
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