mercoledì, 7 dicembre 2016
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Opinioni e commenti
 

Scrive Antonio Ciuna:
Referendum, con il NO conseguenze politiche gravissime
Pubblicato il 23-06-2016


Gentile Direttore,
seguendo attraverso la stampa le notizie in merito alle politiche nazionali, europee ed internazionali che si stanno verificando nel nostro pianeta, si ha la sensazione che stiamo attraversando un periodo quanto mai difficile, incerto e imprevedibile. Certamente fra qualche tempo, non molto lontano, assisteremo a delle trasformazioni in ogni settore della vita sociale, nazionale ed internazionale. La crisi economica che attanaglia tutte le nazioni del mondo e ancora non si intravede con certezza la fine, complica maledettamente ogni possibile soluzione immediata o in tempi prossimi dei gravi problemi che si devono risolvere in ordine alla attuazione in campo nazionale delle riforme ed in campo internazionale alla gestione della migrazione biblica dei popoli dei continenti dell’Africa e dell’Asia verso i Paesi occidentali e delle Americhe del Sud verso gli Stati Uniti ed il Canada, e ad una più equa distribuzione fra le nazioni della ricchezza mondiale. E’ fonte di grave instabilità sociale il fatto che il 90% della ricchezza del mondo è in possesso del meno del 10 % della popolazione mondiale. E’ un fatto storico che alcune nazioni, tra il 1700 ed 2000 si sono arricchite con il colonialismo, con lo schiavismo e lo sfruttamento dei popoli più arretrati dei continenti sopra citati ed è quindi dovere delle Nazioni più ricche realizzare in detti Paesi, ricchi di materie prime, quelle strutture indispensabili per sviluppare le industrie, l’agricoltura e i commerci.

La nuova ricchezza renderà più accettabili le condizioni di vita delle popolazioni perché avrà una migliore nutrizione e più lavoro. Tale realizzazione attenuerà il fenomeno della migrazione di massa e renderà quindi più gestibile nei Paesi occidentali la questione degli migranti.
Per quanto riguarda la Politica interna suscita molta perplessità il comportamento di alcuni uomini politici di alto livello appartenenti allo stesso partito che governa il Paese. Quali membri del Parlamento hanno votato per ben due volte le modifiche alla Costituzione. Le votazioni che hanno approvato le modifiche costituzionali non hanno raggiunto la percentuale richiesta dalla legge, quindi le stesse modifiche devono essere approvate o meno anche dal popolo tramite il Referendum. La concomitanza delle recenti consultazioni elettorali per la nomina dei Sindaci di alcune importati città del nostro Paese con la votazione del Referendum che si terrà nel mese di ottobre c.a., a seguito il risultato negativo per il Partito di governo delle prime votazioni, ha generato tra i membri dello stesso partito un contrasto quanto mai dannoso per tutta la nazione.

Non essendo un esperto conoscitore della nostra Costituzione, ritengo che se da anni tutti i Partiti hanno sempre sostenuto che per rendere più governabile il Paese era necessario apportare delle modifiche alla Costituzione e queste sono state approvate in sede parlamentare, ripeto trovo strano la presa di posizione di detti esponenti del partito di governo che si dichiarano di non approvare più le dette modifiche. Qualora dovessero prevalere i NO nel Referendum, le conseguenze politiche saranno gravissime e irreparabili. In atto non c’è una coalizione valida che possa governare il Paese. Le riforme già approvate non verranno realizzate. La Comunità Europea non avrà più fiducia nell’Italia nel raddrizzare in tempi ragionevoli il proprio bilancio con un alto debito pubblico,non si realizzeranno più quelle grandi infrastrutture,quale il Ponte sullo Stretto. Ritengo che il referendum deve essere approvato per il bene della Nazione.

Antonio Ciuna

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Commenti all'articolo
  1. Come ANPI, ARCI, decine di associazioni culturali, Fiom, radicali ecc noi riformisti di sinistra voteremo NO (e non temiamo le inventate conseguenze perché –morto un papa se ne fa un altro).
    La nuova Costituzione targata Renzi cambierebbe per oltre il 40% il testo del 1947 ed è stata ottenuta con un Parlamento debole (eticamente illegittimo) condizionato da forzature e canguri… Intanto non è vero che non si fosse fatto nulla sinora: egli ultimi 15 anni ci sono state 13 modifiche. Essa necessitava perciò di un normale lavoro di ‘manutenzione’ e di ‘riequilibrio’ ma non di un ribaltone (tra l’altro linguisticamente farraginoso). Come sostengono i 56 costituzionalisti per il NO (www.iovotono.it) se confermata dal referendum la nuova Costituzione nascerebbe purtroppo su presupposti sbagliati, figli di una concezione semipresidenziale ‘occulta’ e pasticciata. E viene presentata dal governo con molte ambiguità, tentando addirittura di farne una specie di ’ordalia’ sul governo. A noi interessa la democrazia, non Renzi.
    a) Bicameralismo e velocità legislativa. Anche ammettendo fosse necessario superare il ‘bicameralismo paritario’, intanto il Senato non scompare, anche se depotenziato. Inoltre per la reclamata velocità decisionale il governo ha già i decreti legge (di cui si fa abuso da molti anni) –ricordando peraltro che la velocità non sempre è buona consigliera (quante leggi corrette ex post..). Per la cronaca la media dei tempi di approvazione con le due camere ‘paritarie’ era nell’ultima legislatura di 110 gg. complessivi. Un tempo del tutto normale in Europa. E quando il vituperato Parlamento bicamerale aveva voluto, si sono fatte leggi anche in 10 gg. Servono meno leggi nuove ma ben fatte.
    b) I costi della politica. Balla colossale. A parte il rischio biecamente populistico della materia, ma il Senato elettivo costava circa 500 milioni/anno di cui solo 60 riguardavano le indennità dei senatori. E poi i nuovi 100 senatori ‘regionali’ anche se privi di stipendio avranno comunque dei costi…(e –a parte la questione incerta delle tutele- manca ancora la legge che ne disciplini l’ambigua elezione diretta/indiretta).
    c) Governo e Parlamento. Con il testo Boschi-Renzi il governo avrebbe un crescente controllo sul Parlamento monocamerale. Se si accetta questo, allora occorrono correttivi e certo non va bene Italicum. Ricordiamo peraltro che questa della eccessiva prevalenza del governo fu proprio la principale critica che il centro-sinistra di Prodi mosse al progetto Berlusconi-Calderoli e che poi bocciammo al referendum nel 2006 (61% di NO).
    d) Senato regionale e rapporti Stato /Regioni. Dopo l’errore del CSX sul Titolo V nel 2001 (devoluzione acritica di funzioni e approvata con tre soli voti di maggioranza..) e dopo le varie difformità emerse tra regioni migliori e peggiori, era opportuno riequilibrare il sistema. Ma non a discapito del decentramento ‘intelligente’. Purtroppo nel nuovo ‘Senato delle autonomie’ restano molte ombre sugli effettivi compiti dello Stato rispetto alle regioni, peraltro sicuramente depotenziate e perciò con contrasti potenziali. Ad es. chi fa cosa nel governo dei territori? Chi fa cosa per sostenere il made in Italy? ecc. Ulivo 2006 e Bersani 2013 parlavano di Senato su base regionale ma non ne specificavano il sistema elettorale. Esempi europei? Il senato renziano dei 95 + 5 non ha nulla anche vedere ad es. col Bundesrat tedesco (sostanzialmente un’assemblea periodica dei ministri dei laender coadiuvati da esperti) e pare un ibrido rispetto ad altri paesi.
    e) Una così profonda revisione costituzionale dovrebbe essere approvata da un Parlamento eletto su base proporzionale, come in tutta Europa è avvenuto. Se poi aggiungiamo la bruttura dell’Italicum (assai peggio della legge truffa 1953) diremo perciò un grande NO complessivo, per difendere lo spirito costituzionale nato con la Resistenza. Per la cronaca la ‘legge truffa’ 1953 concedeva il 65% dei seggi alla coalizione o al partito che avesse ottenuto il 50% +1 dei voti. I ‘forchettoni’ di Renzi & Alfano sono molto più voraci di quelli degasperiani..
    f) C’erano alternative? Sì, ad es. la bozza di V.Chiti (PD) che dimezzava i 1000 parlamentari mantenendo elettivi i senatori su base regionale ma senza voto di fiducia né sul bilancio. O addirittura c’era chi proponeva l’eliminazione sic et simpliciter del Senato (ma allora per la Camera serviva un’altra legge elettorale, auspicabilmente il doppio turno alla francese che il PD prerenziano proponeva nel 2013).
    P.S. sarebbe stato bene ‘spacchettare’ i quesiti. Ma intanto continuiamo a lavorare alla raccolta di firme contro le de-forme costituzionali e contro Italicum. http://www.iovotono.it

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