domenica, 11 dicembre 2016
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Opinioni e commenti
 

Scrive Celso Vassalini:
Mediazione o lanciafiamme?
Pubblicato il 21-06-2016


Egregio Direttore,
bene, a scrutini avvenuti faccio i miei migliori auguri a tutti i candidati eletti. I cittadini hanno deciso e per me che sono un convinto democratico, hanno sempre ragione. Sono molto contento che Milano e Bologna abbiano vinto i candidati del mio partito, aspettiamo alla prova le elette a Roma e a Torino. Roberto Giachetti e Piero Fassino c’è l’hanno messa tutta e non è andata. Ma meritano un grazie perché anche hanno fatto del loro meglio e sono persone oneste, capaci, su cui nessuno può spendere una parola di malignità. Da domani rifletteremo, parleremo, ragioneremo, ma oggi è un giorno in cui si festeggia un Paese libero che sceglie gli amministratori delle proprie città, è un bene prezioso, non dimentichiamocene mai.

Vedrete che non tutto vien per nuocere, adesso il M5S deve fare, deve passare “dal dire al fare” e qui la vedo molto dura, non ci resta che aspettare…Innanzi tutto non è corretto collegare l’esito del voto amministrativo con il referendum costituzionale di ottobre. Perché domenica si è votato per i sindaci in alcune realtà locali, non per il referendum costituzionale, non per il Governo, non per le politiche. Al referendum ci sarà un’altra questione, molto precisa: bisognerà scegliere se cambiare o non cambiare il nostro sistema costituzionale. La sfida del Sì al referendum non è la sfida del Partito Democratico. E’ la sfida di cittadini, semplici e umili, che sono stufi di avere 945 parlamentari strapagati, che sono stufi di avere due camere che fanno la stessa identica cosa, che sono stufi di avere un consiglio da 64 consiglieri strapagati per dare pareri, che sono stufi di avere le Province, che sono stufi di avere Consiglieri Regionali che prendono più di Obama.

La nostra non è mai stata e non è una posizione partitica, è una posizione civica. Per questo ci saranno tantissimi elettori del Movimento 5 Stelle, di Forza Italia, della Lega Nord che voteranno Sì al referendum costituzionale, perché sono stufi di un sistema istituzionale vecchio, costoso e inefficiente e soprattutto la lupa capitolina non ha più latte! Adesso andiamo avanti, con ancora più determinazione e passione, nel raccontare i contenuti della riforma che vuole davvero rendere l’Italia più semplice, più giusta, più moderna. A ottobre si voterà su altro, il referendum è altro. Chi addirittura collega l’esito del PD a queste amministrative con il referendum, non ha capito proprio nulla.

Ieri hanno votato alcuni cittadini italiani, non tutti, per i loro sindaci e al voto, comunque, non si può dare un analisi netta e totalizzante. A Roma e a Torino assistiamo al miracolo democratico dell’antipolitica che si fa politica, trasformando in personale politico i propri esponenti e sostituendoli a chi ha governato fin qui. Che questo accada, certo, brucia a chi in queste due città ha perso la sfida, dunque al mio partito PD. Ma almeno per un aspetto è bene che accada: perché solo in questo modo l’antipolitica è costretta a fare direttamente i conti con la grande complessità del governo di un Paese evoluto, con la vischiosità degli apparati burocratici, con le resistenze durissime dei titolari di rendite, con la necessità di sostituire alle invettive le soluzioni efficaci, con la difficoltà di mantenere le mille promesse facili della campagna elettorale. Se il M5S saprà passare dai “vaffa e offenderié – bugiarderie varie” del suo leader alla buona politica, tanto di cappello; e la politica italiana si sarà arricchita di una forza giovane, capace di guardare ai problemi vecchi con occhi nuovi. Se invece il M5S non ne sarà capace, sarà bene assai che questa incapacità si manifesti sul piano dell’amministrazione comunale prima che su quello del governo nazionale.

Vedo solo due vie d’uscita: Renzi prende il lanciafiamme e prosegue nel rinnovamento della politica, oppure media fino allo sfinimento veltroniano, dalemiano,  la sua esperienza. Per mio conto non ho bisogno di ” Speranza “, ma di aria nuova, di giovani che prendano in mano il loro e il nostro destino. Vorrei morire in battaglia e non prigioniero della vecchia politica.

Celso Vassalini

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