martedì, 6 dicembre 2016
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Opinioni e commenti
 

Scrive Luigi Mainolfi:
In Irpinia non ci si annoia…
Pubblicato il 23-06-2016


L’unica certezza che ha un irpino, che segue gli avvenimenti politico-sindacali, è l’impossibilità di annoiarsi. Vediamo perché. Oltre ai frequenti fatti di  sangue di origine terroristico–religioso-camorristico,  alle discussioni sull’E.U , alle elezioni amministrative in centri importanti della Nazione, ci sono  avvenimenti regionali, provinciali e locali. Elenchiamoli: le chiacchiere, senza fine, sui destini degli ospedali; il problema dei forestali, affrontato in modo stupido-sindacalese; il destino di Irpinambiente, carrozzone sindacal-affaristico-clientelare; la vergogna delle Case popolari; il probabile fallimento dell’Alto Calore;  le baruffe chiazzotte comunali; le sciocche rivendicazioni, da cafoni borbonici piagnoni e lo scandalo della Società Servizi del Comune di Avellino. Per i deboli, è arrivato in modo provvidenziale il Campionato Europeo, che ha dato loro argomenti per  farli credere  di essere esperti in qualche materia. Io mi riferisco a quelli che non pensano solo a palle e a palloni.  C’è  una differenza tra chi vuole appartenere alla classe dirigente e chi, per diverse ragioni, delega ad altri l’interessamento per il bene comune, rifugiandosi  nelle preoccupazioni familiari e negli argomenti da bar. Facciamo una fotografia della classe dirigente irpina. La prima cosa che notiamo  è che i cento uomini di acciaio, invocati da Dorso, non sono ancora arrivati, mentre si intravedono solo migliaia uomini di paglia. Nella seconda metà del 900, si ebbe l’impressione che stessero in arrivo, anche grazie all’autostrada, ma non fu così.

L’atteso parto si trasformò in  un aborto. La seconda  Repubblica iniziò con le “COSE” dell’ex PCI e sta procedendo con la fabbrica del nulla e con il gioco delle tre carte. I rappresentanti di alcune categorie sono passati da garanti della democrazia a lecchini del regime.  Io non  mi annoio anche per altri motivi, il più importante dei quali è il cercare di capire le dinamiche economiche e cosa andrebbe fatto per il futuro delle nuove generazioni. Gli indicatori, oltre a quelli che leggo sui giornali, che passo in rassegna ogni giorno, perché mi aggrediscono durante le mie terapeutiche passeggiate, sono: le targhe degli studi legali, di quelli commerciali, i cartelli con la scritta “Vendesi”  o “Affittasi”,  i locali una volta con vetrine, adesso, con le saracinesche abbassate. Mi impegna anche il vedere i migranti mendicanti davanti agli esercizi commerciali.  Mi tiene impegnato anche l’aspetto demografico della Nazione, della Campania, dell’Irpinia e dei singoli comuni.  Constatata la tendenza negativa, cerco di capire se i vari convegni sui piani strategici, sulle Aree Vaste, sui PRS e sugli altri strumenti europei e regionali, hanno partorito qualche idee.

Zero assoluto.  Ho toccato con mano che il migliore requisito che viene chiesto è quello di avere canali privilegiati per aggredire  le Casse Europee. Alla fine, le somme avute non creeranno occupazione.  Sarà cresciuto  solo il conto in banca di alcuni professionisti, del copia e incolla, e di qualche “predicatore”. Intanto, i giovani irpini continueranno ad emigrare e l’Irpinia diventerà più vecchia e più povera. Cosa che farà la gioia delle Onlus e di utilizza i poveri come clienti , da assistere, a pagamento.

Luigi Mainolfi
Avellino

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