domenica, 4 dicembre 2016
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Opinioni e commenti
 

Scrive Mario Michele Pascale:
La fine di un mondo
Pubblicato il 24-06-2016


Siamo alla fine di un mondo. La notizia per cui la Gran Bretagna non fa più parte dell’Unione Europea è l’ultimo atto di una morte annunciata, le cui avvisaglie si vedevano già da tempo. Populismi, di destra e di sinistra, sempre più forti. Le grandi lobby sempre più presenti. Xenofobia galoppante. Con questo un fronte a sinistra che, sbagliando, ha fatto perno su una politica dei due forni: da un lato insistendo sui diritti slegandoli dalla giustizia sociale, il più delle volte frutto del vile calcolo elettorale. Dall’altro un cordone ombelicale sempre più corto e stretto che lo legava agli apparati bancari e finanziari.
Sono rimasti fuori, dalla sinistra, i lavoratori, il ceto medio, le persone in difficoltà. Categorie sempre presenti nell’analisi, ma mai al centro di una concreta azione politica che non avesse il carattere di sporadicità ad uso propagandistico.
Paghiamo, inoltre, un esasperato giovanilismo. In Italia come in Europa, le persone nella fascia di età tra i diciotto ed i trentacinque anni, votano per i qualunquisti e per le destre. Nel bel paese i giovani amano Grillo. Siamo stati traditi da quella stessa “generazione Erasmus” che noi abbiamo allevato, coccolato e facilitato in ogni modo. Abbiamo srotolato i tappeti rossi per farla formare e loro, “i nostri ragazzi” sono stati sempre al centro dei nostri pensieri. Eppure i giovani di Roma e di Torino, votano Grillo, che nulla gli ha dato e che per loro non ha mai fatto nulla di concreto.
Ingratitudine? Semplice scarsa conoscenza dei fatti? Non lo so. Quello che so è che intorno a noi sono sempre di più le persone di quaranta, cinquant’anni che perdono d’improvviso il lavoro e non sanno cosa fare. Sono disperati perché hanno un mutuo sulle spalle, bollette da pagare, figli da mantenere e non riescono a trovare un nuovo lavoro. A loro, che sono la vera emergenza sociale dei nostri tempi, non riusciamo a dare risposte.
Su questo silenzio la sinistra muore. E muore mentre le nostre classi dirigenti disquisiscono se i termini “sindaco” e “deputato” vadano declinati al femminile.
Poi vedi, all’interno dei partiti e delle organizzazioni, i giovani. Giovani che sembrano i nipoti di Andreotti. Arroganti fuori e vecchi dentro. Ne riconosci i cognomi, che in una maniera o nell’altra, sono familiari. Li vedi dare orizzonti e disquisire, col piglio del condottiero, anche lì favoriti in ogni modo. Li vedi che lavorano con ottimi stipendi. E ne vedi la solitudine politica, perché i loro coetanei ed i loro stessi amici, magari, votano per Grillo. Ed anche lì chi ha quaranta o cinquant’anni, ha maturato una visione del mondo, ha famiglia, figli e vive in prima persona i problemi del quotidiano, viene messo in un angolo, stretto tra i vecchi ed eterni matusalemme padroni delle tessere ed i giovani figli e nipoti di.
Siamo, indiscutibilmente, alla fine di un mondo. Possiamo essere stupidi e dire che andremo avanti senza farci turbare. Oppure possiamo adoperare l’intelligenza e renderci conto che abbiamo colpevolmente trascurato proprio quell’emergenza sociale rappresentata dai quarantenni.
Che abbiamo rincorso elettoralmente, con spasmodica attenzione, minoranze che ci hanno poi abbandonato. Che abbiamo sbagliato, abbagliati dal giovanilismo e dal leaderismo, nel rinnovamento delle nostre classi dirigenti, scegliendo il peggio e non il meglio. Che abbiamo sbagliato a favorire banche e finanza, salvandole in nome dei “poveri correntisti” che avevano già perso gran parte dei loro risparmi. Vedere, di tanto in tanto, un banchiere colpevole in galera non sarebbe una cattiva idea.
Mario Michele Pascale
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