domenica, 4 dicembre 2016
Facebook Spazio Twitter Spazio RSS Spazio
Opinioni e commenti
 

Scrive Paolo Bolognesi:
Aiutare chi ha bisogno e lo merita
Pubblicato il 13-06-2016


I ricordi di quando, in età ancor giovane, mi sono avvicinato alla politica, stanno giocoforza sbiadendo, visto il tempo trascorso, ma vi sono sensazioni che mi sono rimaste ben nitide ed impresse nella mente nonostante il passare degli anni, e immancabilmente rispuntano ogniqualvolta mi viene da confrontare l’oggi con quei giorni ormai lontani.

All’epoca erano in buon numero, tra i dirigenti dei partiti, coloro che avevano partecipato agli eventi bellici del secondo conflitto mondiale, o ne erano stati comunque coinvolti, e già quel “vissuto” mi ispirava un sentimento di rispetto, se non di vera deferenza, nei loro confronti, che me li faceva sempre ascoltare con molto interesse ed attenzione.

Del resto la mia generazione è cresciuta negli anni dell’immediato dopoguerra – con l’eco del Ventennio, e della Guerra Civile appena lasciata alle spalle – respirando quell’aria fatta di aneddoti e racconti, e anche di intuizioni, e comunque densa di contrasti, contrapposizioni, rancori non sopiti, e nella quale un ragazzo che fosse desideroso di capire cercava di orientarsi tra le tante versioni degli eventi, spesso diverse tra loro o comunque non coincidenti

Tornando alla mia vita di partito, c’era, tra quegli adulti che ne formavano la dirigenza, chi mi affascinava per le doti oratorie, mentre di altri ammiravo la capacità d’andare fin da subito al cuore dei problemi, e di altri ancora apprezzavo l’impegno come pubblici amministratori, e quell’insieme di uomini mi dava in ogni caso l’idea di una squadra perseverante e risoluta, in grado di affrontare le situazioni più varie, il che infondeva comprensibilmente fiducia e sicurezza.

Non nascondo di aver idealizzato quella stagione politica, ma pur spogliata da ogni enfasi a me sembra ancora che i suoi protagonisti, ancorché non esenti da errori e difetti, abbiano saputo “governare” le questioni che via via si ponevano, trovando i giusti equilibri tra opposte esigenze ed aspettative, senza peraltro togliere spazio alle altre forme organizzate di cui si compone una comunità, vedi i cosiddetti corpi sociali intermedi.

Con senno di poi, certe scelte, come ad esempio quelle sul modello di sviluppo, potevano avere altra impostazione, ma allora occorreva decidere e quella classe politica lo ha innegabilmente fatto, assumendosene la responsabilità, anche quando ciò poteva risultare impopolare, ed ha in tal modo esercitato la funzione che compete alla politica, proprio in virtù della investitura ricevuta (così almeno io la ricordo).

La maturità anagrafica ci rende più consapevoli e disincantati, e ridimensiona quanto avevamo semmai enfatizzato, ma ho nondimeno conservato la memoria di come allora nobilitavo il ruolo della politica, e oggi, pur rendendomi conto che sono cambiati gli uomini e che è profondamento mutato anche il contesto, continuo ad illudermi, forte di quel ricordo, che una politica autorevole ed affidabile possa guidarci verso un futuro che giovi innanzitutto al nostro Belpaese e permetta nel contempo di dare una mano a chi, fuori dai confini nazionali, ha bisogno, e merita, di essere aiutato.

Paolo Bolognesi

bce Berlusconi bersani camera CGIL crisi elezioni Enrico Buemi europa Forza Italia Francia Germania governo Grecia Grillo Inps ISIS ISTAT italia italicum lavoro Lega M5S Marco Di Lello Matteo Renzi Nencini Onu Oreste Pastorelli pd pensioni Pia Locatelli pil psi Renzi Riccardo Nencini roma Russia Sel senato socialisti Spagna UE UIL Unione europea USA



Lascia un commento