giovedì, 8 dicembre 2016
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Opinioni e commenti
 

SFIDA BALLOTTAGGI
Pubblicato il 07-06-2016


Ballottaggio

È finito il conteggio dei voti del primo turno e, con poche eccezioni, si pensa già ai ballottaggi. Tutto è ancora possibile con il Pd che può recuperare nelle città ove si trova in svantaggio oppure, nel caso peggiore, perdere clamorosamente le sfide più importanti. Cinque sono le grandi città, Roma, Milano, Napoli, Torino e Bologna dove si voterà il 19 giugno. Tra queste a Napoli il candidato del Pd  è escluso dal secondo turno.

Nel caso più estremo, quello peggiore, con la sconfitta in tutti i ballottaggi, per Renzi si aprirebbe un problema. La campagna elettorale prosegue con qualche patema, soprattutto in città come Roma, Torino, ma anche Milano nonostante il vantaggio di Beppe Sala. Renzi non ha nascosto la sua insoddisfazione. Il riferimento con le amministrative di Roma del 2013 è preoccupante. E manca anche la scusa dell’affluenza.  Nel 2013 il Pd al primo turno, da solo, aveva preso 267,605 voti, ora ne prende 200.790, perdendone circa 67 mila. Ignazio Marino al primo turno aveva preso 512.720 e ora Giachetti ottiene 320.170 voti. Altro elemento è la differenza tra candidato sindaco e coalizione. Marino, come detto al primo turno aveva preso più do 500.000 voti e la coalizione 433.714. Giachetti ha preso 320.170 preferenze e la coalizione 296.679. Quindi il valore aggiunto dal candidato è stato meno forte  rispetto al passato. Altro punto. I voti della Raggi, (453.806) coincidono o quasi con quelli di lista (412.285) dando al M5S al secondo turno un vantaggio non da poco perché saranno voti che torneranno nell’urna e a cui possono aggiungersi quelli dei candidati delle altre liste che sono rimasti esclusi.

Nella Capitale Virginia Raggi ha un vantaggio consistente di circa 10 punti percentuali nei confronti di Roberto Giachetti; mentre a Torino Chiara Appendino deve sì recuperare l’11% su Piero Fassino ma può sfruttare l’effetto “traino” dei cinquestelle.
Il centrodestra, invece, punta su Stefano Parisi che a Milano è protagonista di un testa a testa con Peppe Sala; ma è ancora in corsa a Bologna e Napoli seppur con distacchi consistenti. Nel capoluogo partenopeo in pista, con tutti i favori del pronostico, c’è il sindaco uscente Luigi De Magistris. In linea generale, ai ballottaggi in vantaggio netto si trovano i candidati che hanno chiuso il primo turno avanti di qualche punto: M5S a Roma; Pd a Milano, Torino e Bologna; De Magistris a Napoli.

Torino merita una riflessione a parte. In fondo i risultati di Milano, Roma e Napoli rispettano più o meno le aspettative. Torino no. A Roma si votava dopo lo scandalo di Mafia Capitale e le vicende che hanno portato alle dimissioni del sindaco del Pd Ignazio Marino. Alcuni sondaggisti pensavano che Giachetti non sarebbe neanche arrivato al ballottaggio. Torino invece è una città governata bene, con un sindaco che gode di un buon livello di popolarità. E nonostante ciò Fassino rischia di non essere riconfermato. I flussi elettorali tra il primo turno del 2011 e quello di oggi indicano che nel 2011 Fassino ottenne 255.242 voti, il 56,7% e vinse subito. Adesso ne ha presi 160.023, il 41,8%. Mancano 90mila voti. Quali sono quelli che mancano? Una parte, il 14%, è andata verso l’astensione, ma il 32% è andato direttamente al candidato dei 5 Stelle, Appendino. Questo è il dato più clamoroso. Solo in parte compensato dal fatto che il 26% degli elettori del candidato del centrodestra nel 2011 hanno votato Fassino nel 2016. In sintesi Fassino ha “sfondato” al centro, ma ha perso di più verso il M5S. Un fenomeno che si è manifestato a livello nazionale, anche se con minore enfasi. Numeri che indicano che il Pd sta perdendo una fetta di elettorato, quello più di sinistra che evidentemente non si trova a proprio agio in questo Pd e che potrebbero indirizzarsi verso forze che i politoligi chiamano anti-sistema e che potrebbero essere determinanti nel voto del referendum di ottobre.

Ginevra Matiz

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