sabato, 3 dicembre 2016
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Opinioni e commenti
 

Spagna. Primo il Pp, ma il Governo resta un rebus
Pubblicato il 27-06-2016


Rajoy con la moglie esulta per il votoIl Pp resta il primo partito, guadagnando anche qualche seggio in più, il Psoe resta al secondo posto e non viene scalzato dalla novità di ‘Unidos Podemos’. Il ritorno alle urne in sei mesi appena non è servito a sciogliere il nodo e la Spagna resta senza una maggioranza chiara.

I Popolari guidati dal premier uscente Mariano Rajoy sui 350 seggi delle Cortes, col 33% delle prefrenze, ne hanno conquistati 137, 14 in più rispetto alle elezioni del dicembre scorso, ma evidentemente non abbastanza per formare un governo da soli.

Il Psoe col 22,7%, ha ottenuto 85 seggi, 5 meno della volta precedente.
Unidos Podemos si è piazzato a un’incollatura dietro, col 21,1% e 71 seggi, 2 in più.
Ciudadanos, 13%, ottiene 32 seggi, ne aveva 40.
il bilancio dei affidato ai soli numeri è dunque abbastanza chiaro. Mariano Rajoy è il vincitore aritmetico, ma anche la sinistra radicale di Pablo Iglesias può dire di aver otrtenuto un buon risultato perché comunque si afferma come una forza stabile e in crescita.

Perde voti e seggi, ma poco, il Psoe di Pedro Sanchez e perde molto di più il partito concorrente del Pp, Ciudadanos guidata da Albert Rivera.

politiche Spagna giugno 2016Il bilancio politico è invece diverso. La lettura dei risultati dice che il Pp si conferma come prima forza, ma nella bufera economica e politica del Paese e dell’Europa, non riesce più a rassicurare la maggioranza degli spagnoli mentre il Psoe, che temeva un’emorragia a sinistra, regge bene l’assalto. Si lecca invece le ferite la formazione di Rivera che, anche sull’onda dell’ultimo, ed ennesimo scandalo che ha investito il Partido popular – l’affaire Fernandez – pensava di guadagnare voti e seggi, all’insegna di un iberico movimento delle ‘mani pulite’, è invece è costretto a retrocedere. E parecchio assai.

In casa Podemos, il leader Pablo Iglesias ha ammesso subito che il risultato del suo partito “non è stato soddisfacente” e si è detto anche preoccupato dalla “perdita di consensi per il blocco progressista”.
In casa Psoe si cerca di analizzare con freddezza il risultato. Il segretario ha dichiarato di “non essere soddisfatto del risultato del suo partito”, ma ha anche sottolineato che il Psoe rimane “il primo partito della sinistra spagnola”. Indubbiamente il partito socialista ha ottenuto il suo peggiore risultato storico in seggi e rispetto alle politiche di dicembre, che già avevano fatto toccare il livello più basso dalla fine della dittatura franchista perché ha perso altri 5 deputati e mezzo milione di elettori. Comunque i socialisti tirano un sospiro di sollievo perché temevano davvero il sorpasso – vedi sondaggi pre voto – , ma già da domani devono affrontare una partita molto complessa. Sanchez e Rajoy
Sì perché gran parte dell’establishment spagnolo ed europeo, preme per un governo di unità nazionale. Non ci sono difatti molte altre possibilità per arrivare a una maggioranza parlamentare. Rajoy ha già annunciato la sua intenzione di incontrare Sanchez, ma Pp e Psoe sono lontani su un’infinità di questioni e la lezione che viene dagli altri Paesi, soprattutto dalla Germania, indica che per i socialisti partecipare a un governo come soci di minoranza, si traduce in una perdita di consensi. Il Psoe si troverebbe difatti a fare il portatore di acqua al governo a guida Rajoy, attaccato da sinistra dalla formazione di Pablo Iglesias e Alberto Garzón, Unidos Podemos, mentre il Pp potrebbe giovarsi anche della sponda del doppio ‘forno’, l’indebolito Ciudadanos.
E la seconda alternativa oltre il Governo di unità nazionale, sarebbe quello di una Governo di minoranza con Ciudadanos, che dovrebbe contrattare di volta in volta l’agenda dellì’esecutivo con le sinistre del Psoe e di Unidos Podemos.

Quanto ai sondaggi hanno sbagliato quando davano al secondo posto, sopra il Psoe, Unidos Podemos. Durante la campagna elettorale, tutti i sondaggi accreditavano infatti lo ‘storico’ sorpasso sui socialisti. Ancora un exit-poll diffuso alle 20 di domenica sera, a urne appena chiuse, dava al partito di Pablo Iglesias il 25,6% dei voti e fra 91 e 95 deputati contro un Psoe al 22% con 81-85 seggi. Ma due ore dopo, dallo spoglio delle schede vere, arrivava la secca smentita dei dati reali.
A cosa è dovuto quest’ennesimo errore? Forse anche dalla difficoltà di valutare l’inaspettato terremoto del referendum britannico sulla Brexit. Secondo alcune interpretazioni difatti, con la sua carica destabilizzante, potrebbe aver convinto parte dell’elettorato a non rischiare un salto nel buio votando la sinistra radicale o la destra di Ciudadanos. Insomma una sorta di effetto paura contro gli ‘opposti estremismi’ che ha pagato riportando un po’ di elettori in fuga nel porto sicuro dei due vecchi partiti dell’ormai tramontato bipolarismo spagnolo.

Gli stessi sondaggi su un punto hanno però visto giusto: anche questo nuovo voto anticipato non ha sciolto il nodo della maggioranza di Governo. Sul piano pratico non è cambiato praticamente nulla rispetto a sei mesi fa.
Ora non resta che attendere la consegna dell’incarico da parte del Re a Rajoy e l’avvio delle consultazioni, ma c’è già chi non esclude un terzo ritorno alle urne, soluzione estrema che ha una fortissima controindicazione: potrebbe essere inutile come lo sono stati gli ultimi due.

Armando Marchio

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