martedì, 6 dicembre 2016
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Opinioni e commenti
 

Spagna, un ‘Fernandezgate’ a due giorni dalle elezioni
Pubblicato il 23-06-2016


In Spagna alla vigilia di una tornata elettorale che si preannuncia tanto complicata quanto forse inconcludente, gli elettori sono davanti a un nuovo scandalo che investe il Partido Popular, la principale formazione politica che esprime oggi il premier Mariano Rajoy, il ‘Fernándezgate’.

Tutti si chiedono quanto influiranno sul voto le intercettazioni del ministro degli interni Jorge Fernandez Diaz che in una conversazione del 2014 con il capo dell’antifrode della Catalogna, Daniel de Alfonso, in cui gli chiedeva notizie di possibili casi di corruzione che potevano coinvolgere leader catalani favorevoli alla secessione. Notizia vecchia perché riguarda la partita del ‘finto’ referendum catalano e del contrasto col Governo centrale, ma che potrebbe convincere qualche elettore sulla inaffidabilità dei vertici di un partito che resta, col 30%, il favorito nei sondaggi.

Ovviamente gli indipendentisti catalani hanno chiesto le dimissioni di Diaz che si difende attaccando Publico, il giornale di sinistra che ha pubblicato le intercettazioni raccolte all’interno dello stesso ministero: “Qui – dice – la vittima sono io e questa registrazione è stata tirata fuori a pochi giorni dalle elezioni, completamente fuori dal suo contesto. Questa è una cospirazione”.

Dall’opposizione, Partito socialista, Podemos e Ciudadanos, arrivano richieste di dimissioni a raffica: “È una cosa gravissima – dice il leader di Podemos, Pablo Iglesias – che il ministro abbia usato i suoi poteri legati a protezione e sicurezza per colpire oppositori politici. Dovrebbe presentare le dimissioni o il premier dovrebbe rimuoverlo dall’incarico”.

“Il ministro dell’interno – gli fa eco Pedro Sanchez, leader del Psoe – dovrebbe dimettersi oggi stesso oppure il premier Rajoy lo sollevi immediatamente dall’incarico”.

Dall’altra parte, la difesa del direttore dell’Ufficio Antifrode della Catalogna, Daniel de Alfonso, è velenosa: “Se è cospirazione, posso solo dire che scagli la prima pietra chi è senza peccato” e poi ha lanciato un avvertimento molto pesante ricordando a tutti i gruppi politici che ha fatto più di un centinaio di incontri con rappresentanti “di tutti i partiti” in cui ha parlato di “questioni delicate”.

Siamo insomma al ‘ce n’è per tutti’, al ricatto e, come avrebbe detto il socialista Rino Formica, de Alfonso minaccia di mettere la ‘merda nel ventilatore’. E tanto per dare un assaggio di quello che potrebbe fare, ha fatto un elenco di nomi, specificando che è parziale, che gli incontri con questi esponenti politici sono avvenuti alla luce del sole e che lui sarebbe tentato di dire anche di cosa si è parlato, ma non lo farà perché incorrerebbe in un reato.

Tra i bersagli anche il leader di Ciudadanos, Albert Rivera. Il partito in una nota ha ammesso che efftivamente c’è stata “una riunione ordinaria nel 2013” con De Alfonso, in cui il presidente del partito arancione lo ha sollecitato ad “agire in modo indipendente contro la corruzione e la frode in Catalogna”.
C’è insomma un’aria pesante di ricatti mentre il ministero degli interni ha avviato un’inchiesta per determinare chi abbia registrato quella conversazione che potrebbe costare cara al Partito popolare e non solo.

Daniel De Alfonso e Fernández Díaz

Daniel De Alfonso e Fernández Díaz

In una situazione fluida come quella che registrano i sondaggi che vedono i quattro partiti maggiori raccogliere consensi in una forbice compresa tra il 30% e il 10% dei voti, lo scandalo potrebbe rendere ancora più difficile una maggioranza di Governo e modificare sensibilmente i risultati assegnando non più al Pp il primo posto, bensì a Unidos Podemos, oggi valutato al 25% dei consensi.

Se i sondaggi dicessero la verità, lunedì 27 si avrebbe il bis di sei mesi fa, con una situazione bloccata è l’impossibilità di dare vita al nuovo Governo perché servirebbe una alleanza, ma il Psoe di Sanchez ha già fatto sapere che non ha nessuna intenzione di dare vita a una Grande Coalizione col Pp. I voti dei Ciudadanos non basterebbero e neppure è ipotizzabile un accordo tra Popolari e la sinistra radicale di Unidos. Si affaccia lo spettro dell’ingovernabilità e il rischio di dover andare di nuovo alle urne.

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