sabato, 3 dicembre 2016
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Opinioni e commenti
 

Stefania Sandrelli,
contributo a modernizzare il nostro Paese
Pubblicato il 06-06-2016


stefania sandrelli

Stefania Sandrelli ha compiuto il 5 giugno 70 anni. Recitando in “Divorzio all’italiana” e in “Sedotta e abbandonata”, Stefania Sandrelli diventerà oggetto di desiderio degli adulti. Saprà però scuotersi di dosso l’immagine della teenager e nei film “La bella di Lodi” e “Io la conoscevo” bene contribuirà a incrinare l’immagine tradizionale e convenzionale della donna e a modernizzare il nostro Paese

Per Daniela Rocca, ex miss Catania e magistrale interprete di Rosalia, la moglie non più amata, noiosa e perciò vittima designata del barone Ferdinando Cefalù, detto Fefè, il film Divorzio all’italiana segnò l’apice e poi il lento declino della carriera dell’attrice, presto dimenticata per l’aggravarsi della malattia mentale che l’avrebbe portata alla morte in una casa di riposo alle falde dell’Etna. Da quel film emerse invece prepotentemente Stefania Sandrelli, che quest’anno, il 5 giugno, festeggia cinquantacinque anni di carriera e settanta primavere. Quindicenne toscana di Viareggio e miss Cinema 1960 a cui piace molto passeggiare, guardare e soprattutto farsi guardare e recitare, un giorno la Sandrelli, seduta per terra e senza scarpe, finisce sulla copertina del settimanale “Le Ore”. Quando quella foto capita tra le mani di Pietro Germi, il regista capisce subito di avere trovato il personaggio di Angela, la (finta) ingenua cugina del barone Fefè  che in Divorzio all’italiana  lo farà innamorare pazzamente, per poi tradirlo con il marinaio che guida lo yacht su cui i neo sposi trascorrono le vacanze.

Convocata da Germi a Roma per un provino, la giovane lo affronta con “leggerezza”: “C’erano tante ragazzine fuori dagli studi  De Paolis; Germi stava dietro la macchina da presa, la Mitchell. Mi mise un paio di guantini bianchi per farmi sentire più piccola e mi chiese di tenere dei libri. Mi faceva voltare e mi chiamava, a volte con il mio nome. Feci una cosa all’impronta, come sono io, istintiva. Andò bene”. Poi però le riprese del film in cantiere ritardano perché l’assistente alla regia Alfredo Giannetti convince Germi ed Ennio De Concini a ritoccare l’originaria sceneggiatura drammatica di Divorzio, facendola virare verso il grottesco. La giovane smania, ma l’agente della futura attrice non si perde d’animo e riesce a farla lavorare in due film: Gioventù di notte di Mario Sequi e Il federale di Luciano Salce, con attore protagonista Ugo Tognazzi. Germi non gradisce ma non per questo molla la sua “creatura”, che sarà presente in altri film del regista genovese ( “l’attrice di Germi” chiamerà Bernardo Bertolucci la Sandrelli). Per la giovane di Viareggio dal carattere esuberante e dalla sensualità immediata, determinata a mettersi in luce, l’estate del 1961 segna una svolta  importante nella sua esistenza. “L’estate? Per me coincide quasi con la vita. Forse perché sono nata e cresciuta a Viareggio e adoro il mare, perché amo il caldo e odio il freddo[…] a pensarci mi pare che tutte le cose importanti, l’infanzia, l’amore, l’esordio, i film decisivi, persino i figli mi siano capitati d’estate”.

In Divorzio all’italiana la Sandrelli recita solo una piccola parte, ma gli attori e le attrici della troupe che la coccolano e la trattano con simpatia mista a stima e l’estate siciliana afosa e avvolgente, addolcita da gelati e cassate squisite, gustati la sera nella cornice del lungomare di Catania, la fanno stare bene. Le procurano sensazioni particolari che si mescolano e si confondono  con i ricordi di lei ragazza a Viareggio. Incantato dalla natura istintiva e dalla vitalità che la sua giovane “creatura” aveva mostrato recitando nel ruolo di Angela, Germi affiderà alla Sandrelli una parte più impegnativa nel film Sedotta e abbandonata, dove la promettente attrice recita la parte di Agnese, la figlia di don Vincenzo Ascalone sedotta da Peppino Califano, fidanzato della sorella Matilde. Ruolo più consistente e impegnativo, ma non per questo faticoso, ad eccezione della scena della “corrida”, quando tutti inseguono Agnese  lungo la piazza San Michele di Sciacca. Guidata dal regista che la lascia libera di usare l’istinto e la forza dello sguardo, la Sandrelli impara il mestiere d’attrice, intuisce che quello è il suo lavoro. Grazie a Germi e complici i colori, gli odori e i suoni delle location siciliane (Ispica, Sciacca, Favara, Siculiana, Santa Margherita del Belice) e poi l’affetto, la coralità e il caldo che circolano durante le riprese, la Sandrelli riesce a dare alla sua figura indolente e seduttrice di provinciale del profondo Sud un fascino erotico naturale. Comincia ad amare il cinema che le cambierà in meglio la vita: “Sul set ero poco più di una bambina, ma ero pronta; pronta a lasciare la scuola, anche con dolore, perché il cinema mi dava un’energia inaspettata, una gioia. Prima da spettatrice poi da attrice mi ha dato la felicità”.  Recitando in Divorzio all’italiana e poi in Sedotta e abbandonata la Sandrelli conquisterà la celebrità e diventerà oggetto di desiderio degli adulti. Ma saprà anche scuotersi di dosso l’immagine della teenager per affrontare ruoli più complessi come la dinamica donna di affari di La bella di Lodi, unico film del regista teatrale Mario Missiroli, tratto dall’omonimo romanzo di Alberto Arbasino. Oppure la protagonista del film di Antonio Pietrangeli Io la conoscevo bene, storia della caduta di una giovane che, frustrata nel suo desiderio di entrare nel mondo dello spettacolo, conduce un’esistenza piena di compromessi e fallimentare che trova uno sbocco drammatico nel suicidio. Ruoli che hanno contribuito a incrinare l’immagine tradizionale e convenzionale della donna e a modernizzare la storia del nostro Paese.

Lorenzo Catania

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