mercoledì, 7 dicembre 2016
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Opinioni e commenti
 

Stupro di Salerno, i genitori accusano la vittima
Pubblicato il 30-06-2016


stuproAncora uno stupro di gruppo: questa volta è avvenuto in provincia di Salerno, ai danni di una sedicenne. Secondo quanto riportato dalle agenzie di stampa, a compiere la violenza sarebbero stati cinque minori, tra i quindici ed i diciassette anni. Questi ultimi si sarebbero avvicinati alla ragazzina mentre camminava per le vie del centro di San Valentino Torio.

Dopo i fatti di Rio de Janeiro, ci si trova nuovamente di fronte ad una violenza condivisa, davanti a delle azioni compiute da giovani che, probabilmente, si sono sostenuti tra di loro nel compiere l’aggressione. Questo caso è l’ennesima conferma che il senso di aggregazione gioca un ruolo importante, viene infatti da chiedersi: lo stupro sarebbe avvenuto ugualmente se anche solo uno di loro si fosse tirato indietro?

Un’altra domanda a cui bisognerebbe trovare una risposta è: questi ragazzini sono stati adeguatamente educati a rispettare le donne? Andrea Malavilla (27 Giugno 2016) ha scritto che i genitori dei giovani accusati di stupro avrebbero difeso i propri figli, sostenendo che si sarebbe trattato di «una ragazzata». Gli adulti avrebbero anche sottolineato che la sedicenne avrebbe provocato i ragazzini poiché «vestita in modo provocante». Qualora venissero confermate, queste affermazioni peserebbero come un macigno sul senso di collettivo civiltà.

Quando avvengono dei crimini, di qualunque tipo, le persone vicine a chi li commette dovrebbero cercare di aiutare loro a capire la gravità delle azioni compiute. Solamente in questo modo si può innescare quel sistema secondo cui la vicinanza dei familiari può aiutare a ridurre la possibilità che il soggetto commetta altri crimini. La letteratura criminologica presenta infatti numerose teorie per le quali i criminali potrebbero desiderare di voler cambiare vita per non deludere la propria famiglia. Ovviamente sussistono anche degli altri fattori che influiscono sul rating del “re-offending”, ma, soprattutto per quanto concerne i giovanissimi, i genitori restano delle figure di riferimento fondamentali.

È per questa ragione che le famiglie di questi minorenni dovrebbero cercare di capire fino in fondo che cosa è accaduto e, qualora venisse emessa una sentenza definitiva sul caso, dovrebbero evitare di giustificare i propri figli facendo ricadere le colpe sulla vittima. Sarebbe fondamentale stare loro vicini, ma consentendo alla giustizia far comprendere loro le conseguenze delle azioni compiute.

Alessia Malachiti

 

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